Comitati civici, sindacati e amministratori locali al fianco delle partorienti: “Servono risposte urgenti”
Prosegue senza sosta la mobilitazione delle future mamme del Golfo di Policastro contro la chiusura del Punto Nascite dell’ospedale “Immacolata” di Sapri, sospeso ufficialmente lo scorso 1° settembre. Questa mattina, davanti al presidio ospedaliero, si è svolto un nuovo sit-in pacifico che ha visto la partecipazione di donne in stato avanzato di gravidanza – alcune giunte alla 41esima settimana – insieme a cittadini, comitati civici, rappresentanze sindacali e amministratori locali.
La decisione di dismettere il servizio ha sollevato forti preoccupazioni tra le famiglie del territorio, costrette ora a rivolgersi all’ospedale di Vallo della Lucania, a oltre 70 chilometri di distanza. “Abbiamo seguito tutta la gravidanza a Sapri. Non accettiamo di dover partorire lontano da casa”, affermano con fermezza le manifestanti. Preoccupazioni condivise anche dall’assessore alle Politiche sociali di Sapri, Gerardina Madonna, e dal consigliere provinciale Pasquale Sorrentino, presenti al fianco delle donne in protesta.
Tra i punti critici sollevati figura l’assenza di garanzie sui servizi di emergenza-urgenza per le partorienti, nonostante le rassicurazioni giunte a livello regionale. “Questa è una zona periferica, dove ogni chilometro in più può fare la differenza tra la vita e la morte. Non ci sono alternative immediate e sicure”, ha dichiarato una portavoce del comitato locale.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Fp CGIL di Salerno, che ha espresso solidarietà alle famiglie del Golfo definendo la chiusura del Punto Nascite “una scelta inaccettabile”. In un comunicato, il sindacato denuncia il rischio concreto per le donne costrette a spostarsi in condizioni di emergenza: “Il parto non è programmabile. Obbligare le gestanti a percorrere decine di chilometri è un atto irresponsabile che le espone a pericoli reali. Si sta negando un diritto fondamentale: quello alla salute”.
La Fp CGIL chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto tra istituzioni, sanità e territori per individuare soluzioni concrete che consentano di riattivare il servizio nel più breve tempo possibile.
Nel frattempo, la protesta continua. Le donne non intendono fare passi indietro. “Non ci sposteremo. Questa è casa nostra, qui vogliamo partorire. E continueremo a lottare perché il diritto alla maternità sicura venga rispettato anche a Sapri”.
Ciro Crescentini
