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Samuele Ciambriello: “Dietro ogni detenuto c’è una persona, non solo una pena”

Redazione by Redazione
27 Giugno 2025
in Campania, Notizie correlate
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Il Garante dei detenuti intervistato dallo scrittore e giornalista napoletano Raffaele Carotenuto per Il Desk, quotidiano indipendente

Prof. Ciambriello, può spiegarci perché in Italia si parla di sovraffollamento carcerario?

In Italia, il numero dei detenuti in carcere continua a crescere: nel 2023 erano 60.166, a dicembre 2024 erano divenuti 61.861, e a marzo 2025 sono 62.137; i posti, però, realmente disponibili continuano ad essere 46.839.

Come si presenta la situazione in Campania?

A dicembre 2024, sui 15 istituti penitenziari della Campania si contavano 7.509 detenuti, di cui 892 stranieri e 349 donne, a fronte di 5.584 posti regolarmente disponibili.
A guidare la triste classifica del sovraffollamento è Poggioreale con un indice pari a 155,45%, seguono Benevento con 154,55%, Salerno con 154,18%; Sant’Angelo dei Lombardi con 146,15%; Ariano Irpino con 131,6% e Bellizzi Irpino con 116,38%.

Carceri e minori. Il Rapporto Antigone ci spiega che i giovani reclusi, tranne un lieve calo al tempo del Covid-19, sono in costante aumento. In Campania come siamo messi?

Sempre di più, quella dei minori, appare essere un’emergenza; sia in Italia che nella nostra regione.
Nonostante il cosiddetto “Decreto Caivano” (13 novembre 2023), con l’incremento del ricorso alla custodia cautelare e all’inasprimento delle pene attraverso una normativa tesa a privilegiare la logica della punizione, i minori in carcere sono in aumento. Anzi, in ambito nazionale, se osserviamo il dato storico 2020-2024, alla data del 31 marzo 2025 registriamo un incremento dei giovani detenuti rinchiusi nell’IPM di quasi il doppio.
In Campania, rispetto ai reati commessi dai minori e dai giovani adulti presi in carico nel 2024 dai servizi minorili, si registra un preoccupante aumento dei delitti contro la persona (tentati omicidi e omicidi consumati). Aumentano anche i delitti di lesioni personali. Di questi, la maggioranza riguarda la fascia d’età tra i 14 e i 17 anni.

L’esecuzione penale esterna al carcere è un elemento di civiltà che misura il grado di inclusione sociale delle persone che impattano con il penale. Come funziona?

In Campania, dai dati in nostro possesso, nel corso del 2024, sono state prese in carico 28.003 persone, che rappresentano quasi il 30% del dato nazionale. Soggetti destinati a misure alternative alla detenzione, in messa alla prova e condannate a pene sostitutive. L’organico degli uffici regionali, al 31 dicembre 2024, è abbastanza deficitario, nonostante un aumento del personale, grazie all’inserimento di funzionari di servizio sociale e giuridico-pedagogici. Con questi incrementi e considerando il numero di casi presi in carico nel 2024, si stima un rapporto di 1 operatore ogni 231 casi da seguire durante l’anno. Tuttavia, è fondamentale notare che questo rapporto rimane insufficiente, soprattutto alla luce dell’incremento del numero di prese in carico che aumenta anno per anno. Sul punto, è doveroso segnalare la totale assenza di mediatori linguistico-culturali, figure cruciali che potrebbero avere un impatto positivo, soprattutto in relazione al crescente numero di utenti di origini straniere.

La sanità penitenziaria è un miraggio?

Quella della salute in carcere può definirsi una vera e propria emergenza. Sono in aumento i casi di tubercolosi, di epatite e di tumori e si amplia, in maniera esponenziale, il disagio psichico. Continuiamo ad assistere ad una crescita di patologie psichiche e metaboliche; inoltre, si confermano anche una notevole diffusione delle patologie infettive, così come i casi di tossicodipendenza che possiamo stimare oltre il 30%. Allo stato, inoltre, non esiste nemmeno un registro che certifichi in maniera precisa il numero dei malati e la frequenza delle diverse patologie. Va rilevato che nei diversi questionari da noi ricevuti, viene spesso richiesta la presenza di medici specialisti come cardiologi, psichiatri, dentisti, internisti etc. È inutile sottolineare che la mancanza di accesso a tempestive cure mediche specialistiche può aggravare condizioni di salute preesistenti. Se a ciò si aggiunge la scarsa qualità del cibo, il sovraffollamento e la mancanza di attività fisica, contribuiscono a problemi di salute come obesità, malattie cardiache e problemi muscoloscheletrici.

Per chi vuole “riaversi alla società”, il carcere in che maniera forma una nuova coscienza al recluso?

Sotto l’aspetto culturale, o comunque di recupero scolastico, la situazione è molto deficitaria, anche se non passiva. Sugli oltre 7.500 detenuti, appena 111 sono diplomati e rappresentano l’1,48% del totale dei detenuti campani. I detenuti iscritti a corsi di laurea nell’A.A. 2023-24 (iscritti all’Università Federico II, alla Vanvitelli e Università telematiche) sono 94 e rappresentano l’1,25%. All’interno degli istituti della Campania, in totale, sono stati attivati 42 corsi di formazione a cui partecipano 480 detenuti (laboratori culturali e lavoro in carcere).

Come giudica la sua personale esperienza?

Mi ritengo quindi soddisfatto. Nel corso della mia, ormai quarantennale esperienza nell’ambito delle questioni legate alla detenzione e/o al disagio sociale, ho compreso una cosa, e cioè: la complessità dei problemi che sono alla base dell’emarginazione e del disagio sociale impongono una forte collaborazione tra tutti coloro che, a vario titolo, vi sono impegnati: istituzioni, in primo luogo il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) e tutte le istituzioni che si occupano del carcere, professionisti, mondo del volontariato e dell’associazionismo sociale. Ci sono dei punti critici da eliminare. Per esempio, in qualità di Portavoce dei Garanti, stiamo agendo in assenza di un capo del DAP da lunghi mesi, così come bisogna fare dei passi in avanti in materia di affettività in carcere, di sicurezza, di rapporto con i Comuni. Così come per gli aspetti riguardanti l’aggiornamento in campo alimentare e le autorizzazioni per la composizione dei pacchi che i ristretti ricevono dai loro familiari. Tutto ciò, per dire che è difficile parlare di un “carcere nella costituzione”, perché semplicemente non esiste nella realtà; non esiste, oggi, un carcere che incarni i principi costituzionali.
Tuttavia, continuerò a dare il mio contributo (gratuito) non solo per l’analisi del settore ma anche per intraprendere iniziative concrete e fattive nei luoghi di riferimento del mio mandato, perché, come diceva Calamandrei: “Bisogna aver visto”, e i garanti aprono luoghi chiusi, li rendono visibili.

Raffaele Carotenuto

Tags: CampaniacarcerenapoliRaffaele CarotenutoSamuele Ciambriello
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