Oltre 1.300 identificati e 71 denunciati: anziché tagliare il caro-gasolio, Palazzo Chigi sguinzaglia i decreti Sicurezza contro gli autotrasportatori
La risposta del governo Meloni alla disperazione di chi muove l’economia del Paese in una sola parola: repressione. Di fronte a un settore in ginocchio per i costi insostenibili del carburante, l’esecutivo non convoca i colossi petroliferi, non taglia i prezzi per decreto e non offre soluzioni: schiera la forza pubblica, identifica in massa e minaccia il carcere. I numeri esibiti dal Ministero dell’Interno nelle ultime ore sembrano un bollettino di caccia all’uomo: 1.339 autotrasportatori identificati, 71 denunciati e 242 sanzionati. La linea è chiara: trasformare i lavoratori in criminali da ammanettare.
Il solito copione della propaganda: se protesti sei un camorrista o un agente di Putin
Per giustificare le manette, la macchina della propaganda si è subito messa in moto rispolverando un copione trito e ritrito: Se a Milano i giovani scendono in piazza, vengono etichettati come agenti di Putin. Se al Sud gli autotrasportatori e gli agricoltori bloccano i camion perché non riescono più a pagare il gasolio, la diagnosi immediata è “infiltrazione camorristica”.
Un alibi spudorato e preconfezionato per evitare l’unica azione politica d’impatto: precettare e imporre un tetto ai prezzi dei carburanti per decreto, a partire da aziende come ENI che sono controllate dallo Stato.
La clava dei decreti Sicurezza e il fango sui lavoratori
Invece di calmierare le pompe di benzina, dal governo arrivano solo avvertimenti sinistri. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso oggi si è presentato alla Camera a ricordare con spavalderia che il blocco stradale ora “configura conseguenze penali anche detentive”, sventolando le norme liberticide varate dall’esecutivo. Gli fa eco il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che arriva a chiedere di “verificare i precedenti penali” di chi protesta. Come se la rabbia per il caro-vita fosse un problema di ordine pubblico e non una questione di sopravvivenza economica.
L’assurdo di questa gestione è palese: anziché scortare i lavoratori e le famiglie fuori dalla morsa dell’inflazione, lo Stato invia la polizia per scortare i TIR e spezzare i presìdi con la forza.
La farsa dei contributi e la resa della politica
Nel teatrino dei palazzi si parla di crediti d’imposta al 20% e si “ringrazia” l’ENI per aver graziosamente concesso uno sconto sul gasolio agricolo, trattando come una carità privata quello che dovrebbe essere un dovere politico di un colosso partecipato pubblico.
Sul campo, tra piazzali bloccati, ruote bucate e tensioni alle stelle, la realtà è ben diversa. Quando uno Stato risponde alla disperazione dei suoi autotrasportatori mandando la Polizia a schedarli e minacciando la prigione, non sta governando: sta dichiarando guerra a chi lavora. Pessimo, vergognoso il comportamento dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, le associazioni industriali e degli agricoltori che hanno sostanzialmente avallato la decisione di trasformare la vertenza in problemi di ordine pubblico chiedendo insieme a Confindustria l’intervento delle Prefetture. Comportamento da caste. Caste subalterne alle scelte del governo. Caste che sono state scavalcate dai lavoratori, caste autoreferenziali non più rappresentative.
Ciro Crescentini

