Dall’impennata delle bollette alla spesa bellica: i Comitati di Base chiamano a incrociare le braccia per difendere stipendi, sanità e scuola pubblica
In un clima sociale segnato dall’aumento dei prezzi e dal peggioramento delle condizioni di vita, la Confederazione dei Comitati di Base (COBAS) e la sigla Pubblico Impiego COBAS hanno deciso di aderire allo sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base per venerdì 30 ottobre che coinvolgerà tutte le categorie pubbliche e private.
La protesta nasce dall’analisi di un contesto in cui lavoratori e famiglie faticano ad arrivare a fine mese a causa del carovita insostenibile, alimentato da rincari su bollette, affitti, benzina e beni alimentari di prima necessità. Secondo i promotori dello sciopero, non si tratta di una semplice crisi congiunturale, bensì di una scelta politica precisa: quella di impoverire chi produce la ricchezza sociale per avvantaggiare banche, grandi imprese, settore privato e industrie belliche.
Le principali rivendicazioni della mobilitazione
Per la giornata del 30 ottobre, le rivendicazioni dei Cobas si articola su alcuni punti chiave. Viene richiesto l’adeguamento immediato degli stipendi e delle pensioni al costo reale della vita, l’introduzione del salario minimo, il ripristino o l’estensione del reddito di cittadinanza e la cancellazione del precariato strutturale. Si chiede il blocco immediato delle tariffe su affitti, carburanti e bollette di luce e gas, affiancato dall’azzeramento dell’IVA sui beni di prima necessità. La piattaforma sindacale dice un fermo no alle spese militari e al riarmo, chiedendo che i miliardi di euro pubblici vengano destinati a servizi essenziali come scuola, sanità pubblica e trasporti anziché all’industria delle armi. Viene espressa piena solidarietà ai lavoratori portuali e della logistica che si oppongono attivamente al transito di armi e alla militarizzazione dei porti. Si contesta la privatizzazione selvaggia della sanità pubblica e lo smantellamento della scuola pubblica, chiedendo lo stop ai finanziamenti alla sanità e scuola privata, per garantire invece assunzioni stabili e welfare pubblico. Si sollecita un contrasto reale al lavoro nero, unitamente al potenziamento degli ispettori del lavoro e a sanzioni più severe per gli imprenditori che violano le norme sulla sicurezza.
Solidarietà alle lotte e blocco delle attività
L’appello del 30 ottobre estende il proprio pieno sostegno alle mobilitazioni di agricoltori e autotrasportatori, unendo idealmente chi produce, chi trasporta e chi consuma contro le speculazioni e le norme considerate repressive del dissenso. L’invito finale rivolto a tutte le lavoratrici e ai lavoratori è quello di incrociare le braccia nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole e negli ospedali, ribadendo con forza il principio secondo cui la ricchezza sociale appartiene a chi la produce.

