Il CAU ed Ecologia Politica Napoli occupano la sede di Porta di Massa in vista dello sciopero generale del 30 ottobre. Nel mirino il carovita, il definanziamento dell’università pubblica e le politiche del governo.
La sede di Porta di Massa dell’Università Federico II di Napoli è stata occupata oggi, mercoledì 21 ottobre, dal Collettivo Autorganizzato Universitario Napoli (CAU) e da Ecologia Politica Napoli (Ecopol). L’iniziativa si inserisce nel percorso di mobilitazione che porterà allo sciopero generale del prossimo 30 ottobre, proclamato dagli studenti come un momento di protesta contro il carovita, il definanziamento dell’università pubblica, le politiche del governo e la crisi climatica.
Le attività nella sede universitaria sono state interrotte e all’ingresso è stato affisso uno striscione con la scritta: «Per una vita degna, per una vita bella: Federico II occupata verso lo sciopero generale del 30 ottobre». Domani, giovedì 22 ottobre, alle ore 11.30, gli studenti terranno una conferenza stampa proprio nella sede di Porta di Massa, in via Porta di Massa 1.
Al centro della protesta c’è la situazione economica e sociale del Paese, segnata, secondo gli studenti, dall’aumento dei prezzi, dalla difficoltà di sostenere le spese quotidiane e dal peggioramento delle condizioni di vita di lavoratori, precari, giovani e studenti. «Scaffali vuoti nei supermercati, benzina diventata un bene di lusso, affitti triplicati, pomodori a 10 euro al chilo, trasporti pubblici fermi», denunciano i promotori dell’occupazione, facendo riferimento anche alla comunicazione inviata dall’Ateneo, con la quale è stata annunciata l’interruzione della didattica in presenza e il passaggio alle lezioni a distanza a partire da domani.
Una decisione che, secondo CAU ed Ecopol, non affronta le cause profonde del disagio. «In un Paese al collasso, l’ultima risposta di questo governo è un decreto sicurezza, l’ennesimo. Di fronte al disagio di lavoratori, precari, giovani e studenti, l’unica risposta è una cieca repressione», affermano gli studenti, che contestano l’idea di ricorrere a misure emergenziali senza intervenire sulle condizioni strutturali che alimentano la crisi.
La protesta chiama in causa anche il futuro dell’università pubblica e il diritto allo studio. Nella comunicazione del rettore Mazzucchi, riferiscono gli studenti, la didattica a distanza viene presentata come uno strumento per «mitigare i disagi per la comunità universitaria». Una soluzione che, tuttavia, non convince gli occupanti, secondo i quali le difficoltà della comunità studentesca non possono essere ricondotte a una situazione straordinaria o contingente. «Sono il prodotto di precise scelte politiche: il definanziamento dell’università pubblica a favore della guerra, con almeno 4 miliardi di euro alle armi nella prossima Finanziaria; il diritto allo studio che diventa un privilegio in città mangiate dalla speculazione dei grandi privati; un Paese dove i salari sono fermi da trent’anni e dove tutto costa sempre di più, persino il pane», sostengono CAU ed Ecopol, indicando nel costo della vita, nella precarietà e nella difficoltà di accedere a un percorso universitario le principali questioni al centro della mobilitazione.
Accanto alle rivendicazioni economiche e sociali, l’occupazione mette al centro anche la crisi climatica e la necessità di una transizione ecologica che non scarichi i costi sui settori più fragili della popolazione. «Veniamo dall’estate più calda di sempre e ogni volta che piove le nostre città si allagano: gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti e non siamo preparati. Serve una transizione ecologica socialmente giusta, che non pesi sulle spalle dei più poveri. La lotta per arrivare alla fine del mese e quella contro la fine del mondo sono la stessa lotta», dichiarano gli studenti, legando la questione ambientale alle disuguaglianze economiche e sociali.
Nel comunicato, i promotori dell’iniziativa richiamano inoltre le mobilitazioni degli ultimi mesi, dalle proteste contro il genocidio in Palestina a quelle contro la guerra, passando per la crisi climatica e il carovita. Un insieme di questioni che, secondo gli occupanti, evidenzia l’incapacità delle istituzioni di offrire risposte adeguate alle esigenze delle nuove generazioni. «Siamo una generazione che cresce nella mobilitazione ed è sempre più consapevole della propria forza. Dal genocidio in Palestina alla guerra, dalla crisi climatica al carovita, abbiamo visto le cause di questa crisi, a cui nessuno, con il governo Meloni in prima fila, vuole dare risposta», affermano CAU ed Ecopol, rivendicando il ruolo degli studenti nella costruzione di un movimento capace di unire le diverse vertenze sociali.
L’obiettivo dichiarato è trasformare l’occupazione in una tappa di un percorso più ampio, che dalle università arrivi alle piazze e coinvolga lavoratori, precari e altri settori della società. «Contro una classe politica inadeguata e un’università chiusa in se stessa, le aule le riempiremo noi. Dalle università alle piazze: lo abbiamo fatto l’anno scorso, lo rifaremo quest’anno. Il 30 ottobre è sciopero generale: blocchiamo il Paese», annunciano gli studenti.
La mobilitazione si chiude con un appello politico esplicito contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e con la richiesta di un cambiamento delle politiche economiche e sociali. «Mandiamo a casa il governo Meloni. Contro il carovita, per una vita degna, per una vita bella, per tutti», è la conclusione del comunicato.
Intanto, l’attenzione è rivolta alla conferenza stampa di domani, giovedì 22 ottobre, alle ore 11.30, nella sede di Porta di Massa della Federico II, dove gli studenti illustreranno le ragioni dell’occupazione e le prossime iniziative in vista dello sciopero generale del 30 ottobre.
Ciro Crescentini
