Gennaro Fittipaldi avrebbe fatto parte del gruppo, legato al clan Martinelli-Porcino, che secondo le indagini imponeva il pizzo ai commercianti di zona

NAPOLI – Estorsione e spari a scopo intimidatorio nella zona universitaria in centro a Napoli: con quest’accusa quattro persone sono state fermate dai carabinieri. I destinatari delle misure cautelari – che in più occasioni hanno messo a repentaglio l’incolumità dei residenti e degli studenti – sono anche accusati di porto e detenzione abusivi di armi comuni e da guerra, aggravati dalla finalità mafiosa.  Indagato nella stessa inchiesta e destinatario del fermo era anche Gennaro Fittipaldi, il 24enne pregiudicato ucciso lunedì mattina a Calata Porta di Massa a pochi passi dalle facoltà di Lettere e Giurisprudenza dell’università Federico II. Secondo le indagini coordinate dalla Dda, il gruppo criminale aveva imposto il pizzo ai commercianti della zona ed è stato autore di episodi di intimidazione con spari in strada. Fittipaldi è stato assassinato con un colpo di pistola alla nuca nell’androne del palazzo dove abitava. Dopo l’omicidio di Fittipaldi le indagini hanno subito una accelerazione che oggi ha portato al decreto di fermo nel quale compare anche il nome del 24enne.

Nel mirino della camorra erano finiti anche i proprietari di case in affitto del centro storico di Napoli dai quali il gruppo camorristico emergente dei Martinelli-Porcino pretendeva un «pizzo» variabile a seconda del numero di abitazioni di proprietà locate. Le richieste di estorsione si aggiravano intorno ai mille euro al mese, per negozianti e ambulanti, fino ad arrivare a diverse migliaia di euro per i proprietari di più appartamenti locati. Le vittime, stando alle indagini, venivano minacciate e terrorizzate con frasi del tipo «da adesso qui comando io», «noi siamo il sistema», «portami i soldi o ammazzo te e tuo figlio». Parole urlate durante i raid a colpi di pistola in pieno giorno, tra passanti e studenti terrorizzati

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