Primo Maggio, Roberto Braibanti: “La tutela dell’ambiente produce lavoro e sviluppo”

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una nota di Roberto Braibanti del dipartimento ambiente nazionale e regionale Sinistra Italiana

E così festeggiamo il primo maggio ,la festa del lavoratori . Quasi un ossimoro. In un paese dove il lavoro non c’è più. O perlomeno c’è’ un lavoro in gran parte precario, mal pagato,non sicuro. Dove il diritto del lavoro e’ ogni giorno messo in discussione da leggi che trasformano il lavoratore in prodotto. E il lavoro in un mercato ,spesso al ribasso. C’è una ricerca nel Regno di  Unito di Centre for Cities, (ripresa tra gli altri dal Guardian), che ci dice che i robot potrebbero rimpiazzare 3,6 milioni di impieghi, praticamente 1 su 5, da qui al 2030. Tra i settori più a rischio: vendita al dettaglio, assistenza alla clientela e gestione dei magazzini. C’è forse poco da festeggiare . O forse no, perché in effetti come in ogni crisi ci sono sempre le opportunità . E spesso sono enormi ma a volte sembra ci sia un sortilegio che non permette alla società di vederle. Come se fossero invisibili. La più grande si chiama Ambiente .Quelli bravi la chiamano Green Economy,ma di fatto è tutto quello che gravita intorno al nostro mondo e sopratutto a tutto quello che si deve migliorare, correggere, ripensare rispetto all’impostazione industriale  novecentesca. Di fatto la Green  economy  è  un modo per rilanciare modelli economici finalmente sostenibili, in contrasto con diffuse politiche ambientali scellerate.

La politica italiana ,soprattutto quella di sinistra, e’ stata in parte succube di un modo di vedere lo sviluppo e la politica conseguente,figlia dell’equivoco che ha attanagliato la Sinistra fino dagli anni 70: E cioè che spesso la bassa tutela dell’ambiente nella lotta meritevole per sconfiggere la povertà e per quindi poter aumentare i diritti delle persone, fosse il prezzo da pagare per raggiungere lo scopo.

Anzi spesso la tutela ambientale veniva percepita anche da Sinistra come un fattore frenante dello ” sviluppo” diventando quindi un problema che non era risolvibile se non con compromesso fra 2 opzioni negative,entrambe disastrose: e cioè tra il sottosviluppo che favorisce la povertà ,l’ingiustizia e uno sviluppo che si traduceva in aggressività verso l’ambiente.

Da qui un ambiguità nelle scelte politiche che ci ha perseguitato fino all’oggi, procurandoci spesso imbarazzi complessi da ” digerire” per il nostro elettorato. Citare l’ILVA di Taranto o Porto Marghera o Bagnoli credo sia troppo facile ma necessario per provare quanto è avvenuto. Eppure già Indira Ghandi,alla conferenza di Stoccolma affermò : “Il peggior inquinamento e’ la povertà”, mettendo in luce già allora le ramificate implicazioni tra equa distribuzione del reddito e squilibrio ambientale .

Per esempio i diversi studi sul costo economico dei cambiamenti climatici divergono su alcune proiezioni finali o in altri aspetti significativi ,ma tutti convergono nel mettere a nudo delle dinamiche pericolose.

Studi neanche troppo recenti e basati sullo scenario di un graduale incremento fino a 2/3 gradi centigradi della temperatura terrestre ( come da recenti accordi al summit di Parigi) stimavano tale costo come una perdita del prodotto interno lordo mondiale prossima al 3%.

A tutto questo quindi esiste una risposta che deve essere radicalmente opposta a questo modo di pensare l’ambiente e il lavoro come qualcosa di conflittuale. Perché Green economy significa opportunità di lavoro.

Ora ricordare  com’è possibile volano di crescita economica settori come le energie rinnovabili, il dissesto idrogeologico che coinvolge l’81,9% dei comuni italiani, la bonifica dei siti inquinati ( acqua,terra), la riqualificazione energetica e ecosostenibile del patrimonio abitativo italiano ,credo sia cosa scontata .

Ma c’è già di più. Secondo il rapporto GreenItaly 2016, redatto da Unioncamere e Fondazione Symbola, in Italia ci sarebbero già tre milioni di persone occupate nel settore, con un trend crescente.

Non solo: l’attenzione che le aziende ­ ma anche l’opinione pubblica ­riservano alla sostenibilità ha fatto emergere diverse figure specializzate molto richieste sul mercato. Qualche esempio? Prima di tutto, gli ingegneri.

C’è necessita di elettrodomestici sempre più green, ma anche di interi impianti di riscaldamento o di ventilazione che siano in grado di ridurre l’impatto energetico. Unioncamere ha rilevato come il 10% delle domande di brevetto italiane registrate in Europa nel 2015 riguardasse innovazioni per la green economy. Un vero e proprio boom, a cui si aggiunge la crescente richiesta di “meccatronici”, ovvero quelle figure in grado di unire competenze informatiche, meccaniche e elettroniche.

In particolare, la meccatronica è fondamentale nella realizzare di motori e impianti sempre più sostenibili. Il 10% delle domande di brevetto italiane registrate in Europa nel 2015 riguarda innovazioni per la green economy: un vero e proprio boom. Oltre a chi studia e progetta, la green economy ha anche grande bisogno di personale esperto che pianifichi la strategia aziendale in tema di impatto ambientale. Si tratta di risk manager, dirigenti specializzati nel valutare i potenziali rischi sulla sicurezza del territorio derivanti dall’operato dell’azienda. Questo tipo di occupazione è tra le più richieste, anche perché un eventuale danno ambientale, oltre a poter essere devastante per il territorio, potrebbe compromettere anche in maniera definitiva l’immagine dell’azienda che lo ha causato, per questo il risk manager detiene un ruolo molto delicato.

Molte delle persone che lavorano nel settore della green economy sono poi coinvolte nell’installazione di materiali eco-sostenibili: si tratta di impianti fotovoltaici, sistemi di riscaldamento e molte altri strumenti a servizio di case e uffici.

C’è poi un’ultima categoria di “lavoratori della green economy”. Non si può parlare propriamente di nuove figure professionali, ma quel che è certo è che la green economy ha trasformato alcuni mestieri in chiave sostenibile, anche grazie a una crescente sensibilità dei cittadini su certi temi. Pensiamo al boom delle cucine e dei supermercati a chilometro zero, con conseguenti chef, agricoltori e distributori specializzati. Ma pensiamo anche alla grande richiesta nell’ambito del turismo ecologico: sempre più persone scelgono alberghi e itinerari in base a criteri ambientali, e sono nati portali e agenzie ­ tra cui ecobnb.com­  hanno classificato i viaggi proprio in base a queste caratteristiche. Insomma l’augurio che faccio a questo paese nel giorno del primo maggio è di abbattere quel sortilegio che rende l’ambiente invisibile alla politica italiana.

Perché non ce lo possiamo permettere.

Roberto Braibanti

dipartimento ambiente nazionale e regionale Sinistra Italiana

(foto di Ciro Crescentini)

 

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