Pomigliano, ballottaggio al veleno. Città spaccata in due, ma Di Maio non ammette debacle

Il problema non è più vincere le elezioni, ma essere in grado di governare una città lacerata politicamente

Barbie e Paperino. Non è una puntata di Babychannel, ma è la campagna elettorale a Pomigliano d’Arco. C’è la vignetta del caricaturista tutta rosa raffigurante la bambola inscatolata della Mattel con le sembianze di Elvira Romano, candidata del centrodestra, sotto la scritta “Non al Comune… purtatavell’ a casa!”, portatevela a casa, che ha fatto gridare allo spot sessista. Rosa come il colore dei manifesti con cui la vicesindaco uscente ha  tappezzato la città del napoletano di circa 40mila abitanti alle pendici del Vesuvio. E c’è la copertina di “Papirino”, dalla collana Le più belle storie Disney, con la testa di Gianluca Del Mastro, nome scelto dal laboratorio Pd-M5S e docente universitario di Papirologia antica, al posto di quella di Paperino Tutankamon. Le condivisioni sui social impazzano: chi denuncia la sleale delegittimazione dell’avversario, chi difende il diritto alla satira.

Il problema, ormai, non è più vincere le elezioni, ma sopravvivere alla campagna elettorale. A Pomigliano d’Arco la scelta del nuovo inquilino del palazzo comunale è incentrata sul dileggio. Si è arrivati al ballottaggio tra i due contendenti il 4 e 5 ottobre. A dividerli 526 voti in più per Del Mastro al primo turno e una battaglia senza esclusione di colpi che ha trasformato gli elettori in tifoserie ultrà. E se negli stadi si srotolano striscioni, a Pomigliano si attaccano manifesti. Quello di “Del Mastro insulta il Parco Partenope: siete inferiori” ha provocato l’ira del professore che ha risposto piccato: «La vicesindaco uscente mi ha messo in bocca parole mai dette, gettando fango su una persona perbene. Io non ho mai detto a nessuno “Siete inferiori”. Io in quel quartiere ci sono cresciuto. Chiedo a tutti i cittadini e ai candidati delle liste che mi sostengono di non rispondere agli attacchi contro la mia persona».

Il 25 settembre, in una sola giornata, il singolar tenzone a sciabolate di post istupidisce la platea social. Lei sferra: “Il mio competitor scappa, io invece sono pronta al confronto, in qualsiasi momento, su qualsiasi argomento”. Lui para: “Da chi e perché dovrei scappare non è chiaro a nessuno. Preferirei ascoltare e dialogare con i miei concittadini e trovo inutile muovere critiche agli amministratori del passato, ma se il vicesindaco pensa che io abbia paura di dire queste verità in un confronto diretto sono pronto anche domani mattina. Piazza Primavera? Ore 12.00? Domani sera o quando?”. Lei rimanda al mittente: “Il mio competitor al ballottaggio mi mette nella spiacevole condizione di dovergli dare del bugiardo, poiché nega di aver rifiutato un confronto con me. E invece è scappato davvero, come possono provare gli organizzatori del faccia a faccia al quale si è negato. Dopodiché il competitor mi dà appuntamento come se fossimo nel Far West”.

Il confine tra critica e insulto si perde nel battibecco. I supporters delle due squadre affollano lo spazio virtuale con commenti al vetriolo, mentre nelle piazze e nei bar reali il minestrone dell’inciucio cuoce lento. L’ignoranza ci mette il suo, confondendo il locale con il nazionale: “Se sale la Romano, vi toglieranno il reddito di cittadinanza”. Promesse, tradimenti, tour porta a porta con telecamera al seguito, denunce di programmi scopiazzati, chiarimenti “per amore della verità”, alleanze di ferro, patti di cartone, sostegni al ballottaggio dell’ultima ora che sparigliano vecchi apparentamenti, ripicche e sfottò. Il gruppo “Fai votare Del Mastro bussando ai citofoni”, l’hashtag voltiamo pagina, il cartellone “Speriamo che sia femmina”. Romano replica a quelli che l’accusano di aver improntato la campagna elettorale sul voto di genere come marcia in più: «Potrei presentare Barbapapà, padre e marito, forte e protettivo, di colore. Ma non voglio assolutamente giustificarmi per aver scelto un determinato colore per tingere la mia campagna elettorale. Merito rispetto come qualunque altra donna. Come una donna che non si è mai sognata di chiedere il voto solo perché donna». Anzi, Romano fa di più, denuncia gli attacchi di body shaming e la mancata solidarietà del suo avversario. Ma Del Mastro è impegnato a rispondere a chi lo schernisce perché anni fa faceva il comico come Grillo, in tv e a teatro: «I detrattori dicono che ho fatto il comico. Sì, l’attore del teatro popolare napoletano, della nostra grande tradizione partenopea. Ne vado fiero».

Nel marasma comunicativo la sana competizione va a farsi benedire. In mezzo resta Pomigliano, città del polo industriale e patria dell’attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio e della consigliera regionale e capogruppo pentastellato Valeria Ciarambino, dove il M5S non può permettersi una debacle. All’esperimento di coalizione pomiglianese benedetta dal Rousseau dei tempi moderni guarda tutta Italia. Di Maio è ritornato in città tre volte in un mese, tra fine agosto e settembre. “Non è una passerella, ma è la volontà reale di collegare questa città con le istituzioni regionali, nazionali ed europee” ci ha tenuto a specificare Del Mastro, “Pomigliano non si fa comandare da Roma” la sferzata dell’opposizione. Alla fine il filo del discorso da comizio elettorale è sempre il pluricitato “senso di responsabilità”. Ma la responsabilità è figlia dei doveri, eppure spesso si parla solo di diritti.

Il problema, ormai, non è più vincere le elezioni, ma essere in grado poi di governare una città così lacerata politicamente. La coalizione da laboratorio reggerà? Si chiede il politico. Se al momento del ballottaggio cambiano le alleanze, a che è servito andare a votare? Si chiede l’elettore. La politica, si sa, non si fa il giorno del voto.

Claudia Procentese

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