Pd, Renzi e  Confindustria  per il ritorno dei contratti a termine senza limiti. Silenzio dei sindacati

Una delle misure simbolo per i 5 stelle della stagione di governo con la Lega, voluta personalmente da Luigi Di Maio quando ricopriva il ruolo di ministro del Lavoro.

Confindustria sostenuta da Partito Democratico, Italia Viva e Fratelli d’Italia  intende smantellare la legge Dignità che stabilisce limitazioni ai contratti a tempo determinato. Tacciono gli esponenti della cosiddetta sinistra radicale presente nel governo e in Parlamento (Articolo 1 e Liberi Uguali).  Una delle misure simbolo per i 5 stelle della stagione di governo con la Lega, voluta personalmente da Luigi Di Maio quando ricopriva il ruolo di ministro del Lavoro. L’attuale legge è intervenuta sulla disciplina dei contratti di lavoro a termine, fino allora consentiti con una certa generosità. Per il Jobs Act quei contratti potevano avere una durata sino a tre anni, mentre la legge dignità stabilisce un anno, ed eventualmente due in presenza di specifiche causali (esigenze temporanee e oggettive), senza le quali il contratto diventa a tempo indeterminato. L’emergenza sanitaria è diventata  il pretesto  per attaccare la legge Dignità, le regole sul lavoro. Il Decreto rilancio ha previsto una prima deroga, consentendo di rinnovare i contratti a termine sino a fine agosto anche in assenza di causali. Ora il Ministro dell’economia Roberto Gualtieri annuncia un’altra proroga, sino a fine dicembre, mentre altri esponenti del Pd pensano di arrivare a fine 2021. La deroga già c’è, risponde a muso duro il Movimento 5 stelle, l’abbiamo inserita nel decreto Rilancio e ha come termine massimo il 30 agosto: oltre non si può andare.  Per i pentastellati, la proroga è un cavallo di Troia per smantellare l’intera legge. Confindustria, Pd, Italia Viva e destre  stanno usando questa cosa per archiviare uno dei risultati che hanno raggiunto negli anni di governo. Abbattere i vincoli sulle causali e sulla durata dei rinnovi dei rapporti di lavoro determinati significa puntare al cuore della Legge Dignità. I limiti, peraltro non particolarmente stringenti, che la legge ha posto al lavoro precario, non sono mai stati digeriti da Confindustria e dalle forze politiche che hanno partorito il Jobs Act, in primis il Partito Democratico e Italia Viva. Ecco allora che suoi esponenti negano la realtà dei dati, ovvero che dall’entrata in vigore del Decreto non è calata l’occupazione, bensì i contratti a termine, mentre sono cresciuti quelli a tempo indeterminato. Eccoli agitare la crisi economica come situazione eccezionale bisognosa di misure eccezionali per difendere l’occupazione: la precarizzazione del lavoro. E sulla vicenda da rilevare il silenzio delle organizzazioni sindacali. Un silenzio alquanto singolare. Tra l’altro, la flessibilità dei contratti di lavoro indebolisce i sindacati, riduce il potere contrattuale dei lavoratori e quindi comprime i salari e sposta la distribuzione del reddito verso i profitti e le rendite. È chiaro allora che possono sussistere forti interessi in difesa della flessibilità, anche se questa non contribuisce in alcun modo a creare occupazione

Ciro Crescentini

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