Parlò di “mani sulla città” per l’intercettazione di Auricchio, archiviata querela contro cronista

Il capo di gabinetto del sindaco di Napoli querelò Vincenzo Iurillo, cronista del Fatto Quotidiano, per un articolo sull’inchiesta relativa agli appalti della America’s Cup. Secondo il pm e il gip non ci fu diffamazione

Un articolo sgradito, che parlava di “Mani sulla città” riguardo una conversazione intercettata nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti dell’America’s Cup a Napoli. E una querela sporta dal potente capo di gabinetto del sindaco di Napoli, Attilio Auricchio, che si riteneva diffamato da quanto pubblicato nell’ottobre di tre anni fa sul Fatto Quotidiano, a firma del giornalista Vincenzo Iurillo. Il procedimento però è stato archiviato lo scorso 21 febbraio da Alfonso Sabella, gip del tribunale di Napoli, che ha accolto la richiesta del pm Stefania Buda. La vicenda era stata originata dall’articolo in cui si riportava un colloquio tra Auricchio e Paolo Graziano, ex presidente degli industriali napoletani (le posizioni di entrambi sono state archiviate nell’ambito dei filoni d’indagine). Auricchio, ufficiale dei carabinieri che investigò sullo scandalo Calciopoli, non aveva digerito un passaggio nel quale il giornalista scriveva: “Al cellulare di Graziano si ascoltano conversazioni che prospettano scenari da Mani sulla città, 56 anni dopo il capolavoro di Francesco Rosi”. Parole che a sua detta, riepiloga il pubblico ministero nella richiesta di archiviazione, lo avrebbero descritto “come un soggetto dedito alla corruzione ed a favorire speculatori edili”. Nel dialogo pubblicato, risalente al 2012, Graziano diceva al capo di gabinetto del sindaco: “So che ti stai vedendo con Pollio (ex ad di Gesac, società di gestione dello scalo di Capodichino, non indagato ndr) lui ti dirà ma perché quello che abbiamo fatto con la Coppa America non lo possiamo fare anche per lo sviluppo dell’aeroporto… ecc… tu digli assolutamente sì…(…)”. E Auricchio: “Non ti preoccupare”. Graziano spiegava: “Ci diamo una mano ecc… hai capito?”. Auricchio replicava: “Non ti preoccupare messaggio ricevuto”. Ma per il giudice l’articolo non costituisce una diffamazione.  Il pm motiva la richiesta di archiviazione con “l’obiettiva rilevanza sociale degli argomenti trattati nelle conversazioni telefoniche”, il cui contenuto “non è stato smentito dallo stesso querelante”; inoltre la frase sul paragone con il celebre film di Rosi sarebbe “diversa da quella riportata in querela, in quanto nell’articolo non ci sono attacchi ed aggressioni personali dirette a colpire la sfera privata dell’individuo”. A chiudere il cerchio, il magistrato sottolinea che, in ogni caso, lo scritto non configura un reato perché “esercizio del diritto di critica”.

girobe

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