Omicidio Amendola, 3 arresti: torna in cella il figlio del boss Formicola

L’assassinio del 18enne a San Giovanni a Teduccio: gli indagati sono accusati di omicidio premeditato, aggravato dall’utilizzo del metodo mafioso

Per gli inquirenti, il ragazzo fu ucciso per tutelare l’onore del clan Formicola, dopo che si era sparsa la voce di una sua presunta relazione con la moglie del boss della cosca. Nel febbraio del 2016, Vincenzo Amendola, 18enne di Napoli, venne fatto inginocchiare e poi giustiziato con due colpi d’arma da fuoco al volto. Il suo corpo fu ritrovato due settimane dopo la scomparsa, interrato a un metro e mezzo di profondità in un terreno a San Giovanni a Teduccio. Oggi gli uomini della Squadra mobile di Napoli hanno arrestato 3 persone, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Sono accusati di omicidio premeditato, aggravato dall’utilizzo del metodo mafioso. Ad uccidere Amendola, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il 21enne Gaetano Formicola, figlio del boss del clan omonimo. Agli arresti un altro 21enne, Giovanni Tabasco, e Raffale Morra, proprietario del fondo in cui è stato seppellito il cadavere di Vincenzo Amendola. Per gli inquirenti, Morra sarebbe coinvolto nell’omicidio per aver aiutato i due 21enni a nascondere il corpo del ragazzo. La ricostruzione dei fatti è stata possibile grazie all’attività di intercettazione e alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che aveva partecipato all’omicidio e che ha consentito non solo di ritrovare il cadavere ma anche di recuperare, grazie all’attività di sommozzatori, l’arma utilizzata per l’omicidio, gettata in mare da una scogliera. Le indagini svolte nell’immediatezza del fatto avevano condotto ad una prima ordinanza cautelare, emessa dal Gip già nel marzo scorso che era stata successivamente annullata dal Tribunale del Riesame di Napoli.

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