Presentato tra le proteste il Coordinamento locale di Noi con Salvini. Il coordinatore Cantalamessa: “Non siamo di destra”. Ma con loro tanti ex Msi

NAPOLI – Non hanno ancora un candidato sindaco per le elezioni che si terranno la prossima primavera, sono la costola partenopea di Salvini ma ci tengono a sottolineare che “non siamo la Lega”, dicono di non essere di destra ma chi si oppone li chiama fascisti, il loro leader nazionale  in realtà non ha mai annunciato che sarebbe venuto a Napoli (è successo una volta lo scorso anno a piazza Carlo III ma è dovuto scappare via) ma la sua presenza viene sbandierata così da attirare l’attenzione dei mass media così come quella dei manifestanti che anche questa mattina, in concomitanza con la conferenza stampa di presentazione all’hotel Mediterraneo, sfidando il caldo afoso hanno espresso a suon di slogan il loro dissenso.

Considerato che Salvini non c’era, e manco il suo vice Raffaele Volpi come successo a gennaio, lo spiegamento di polizia e carabinieri  in assetto antisommossa – che di fatto hanno accerchiato l’hotel del Ponte di Tappia – in effetti è parso anche un po’ eccessivo per fronteggiare il fronte di una protesta portata avanti da una cinquantina di persone.

Ma torniamo al Movimento Noi con Salvini. A coordinare la squadra, a livello provinciale ci sta Gianluca Cantalamessa. Nel suo palmares politico, perché di professione fa l’assicuratore, ci sta una antica militanza in Alleanza nazionale (suo padre, d’altro canto è l’ex missino eurodeputato Tonino) e poi una candidatura con il PdL alle scorse comunali dove è risultato secondo dei non eletti con un bagaglio di voti non indifferente per essere un debuttante, ma che non sono bastati per andarsi a sedere nell’aula di via Verdi.

Avviatosi lungo la strada dell’associazionismo civico, Cantalamessa poco più di un anno fa, per mettere le distanze con quella che è considerata la ‘vecchia’ politica, ha deciso di lanciare un ponte verso il Nord prendendo contatti con Matteo Salvini e provando a capire, sondando bene il terreno, a partire dai suoi fedelissimi, quale presa avrebbe potuto avere la proposta di portare la Lega in città.

A distanza di mesi, il risultato è questo: “Siamo pronti a dialogare con chiunque sposi il nostro programma, che ha tra i punti strade sicure, pulite, senza buche”. Ben poco rispetto alle idee sulla ruspa di Salvini e sulle altre ipotesi rivoluzionarie. Ma loro, come già detto, si configurano come un altro partito rispetto alla Lega Nord e di preciso come ha spiegato Cantalamessa “Un movimento composto da persone orgogliosamente meridionaliste, non è la Lega Nord”. Quindi, esistono come ha precisato “due partiti: la Lega Nord e Noi con Salvini”. Il primo “radicato al Nord da tempo”, il secondo “vogliamo radicarlo al Sud”. Il modello, ovviamente, è quello che ha conquistato larghi consensi nel Settentrione e che il neo coordinatore provinciale sa bene non potrebbe mai essere proposto da queste parti. Quindi, “un partito aperto a chiunque voglia reagire, ma non di destra”. Bene. E allora che ci facevano stamattina in sala tanti transfughi di quella parte politica, compreso il consigliere comunale Marco Nonno, che la destra non l’ha mai rinnegata, passato “per fare un saluto”?

Il Movimento, che stamattina ha presentato la sua organizzazione interna, mira soprattutto a fare della difesa del territorio la sua ragion d’essere – come ha ribadito Cantalamessa – Il partito dei mille campanili e mille dialetti credo sia soluzione alla quale dobbiamo pensare seriamente”. La verità forse, e lo si evince anche dando un’occhiatina ai post su Facebook dello stesso promotore come di quello del Movimento, è che si tenta una operazione sul modello grillino, che pone la sua leva sugli scontenti,  che punge nell’orgoglio quelli che si lamentano senza far nulla per cambiare le cose, che in generale vuole cavalcare l’onda del voto di protesta, proprio come accade per il M5S. Con la differenza che qui, nonostante le dichiarazioni contrarie, si intravede quel concetto di “celodurismo” tanto caro ai leghisti della prim’ora.

Barbara Tafuri

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