Polemiche sulle dichiarazioni del ministro Musumeci. I comitati occupano la città: “Ritardi ingiustificati sui fondi, priorità all’emergenza e non alle campagne elettorali”.
Non si ferma la tensione nei Campi Flegrei. Dopo la violentissima scossa di terremoto di magnitudo 4.7 dello scorso 31 luglio, Pozzuoli vive ore drammatiche tra verifiche di agibilità, tendopoli e una rabbia popolare che continua a crescere, esplodendo in cortei, blocchi al porto e presidi permanenti.
Il bilancio degli sfollati e la corsa contro il tempo
Il quadro dell’emergenza si fa di ora in ora più grave: sono già oltre 1.700 le persone evacuate (circa 600 nuclei familiari), un numero destinato ad aumentare. Al momento, 80 persone si trovano negli hotel e 70 al Palatrincone, il palazzetto dello sport adibito ad hub d’emergenza. I Vigili del Fuoco lavorano senza sosta con 37 squadre — 30 giunte da altre regioni — per completare le quasi 1.300 verifiche richieste, concentrate soprattutto nella parte alta e nella zona del porto.
Speculazioni sugli affitti e scontro politico
Tantissime famiglie si ritrovano sfollate per la seconda o terza volta e denunciano una vera e propria speculazione immobiliare: i prezzi degli affitti nelle aree limitrofe sono schizzati alle stelle. Sulla vicenda è intervenuto il sindaco Gigi Manzoni, che ha chiesto al Prefetto l’intervento della Guardia di Finanza per sanzionare chi approfitta della disperazione.
Nel frattempo divampa la bufera politica sulle parole del ministro Nello Musumeci riguardo allo stato di emergenza, con le opposizioni e il territorio che chiedono a gran voce una legge speciale, modifiche al Decreto Campi Flegrei e risposte sul Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS), del tutto inadeguato a far fronte al caro-affitti per una platea stimata di 4-5 mila persone.
La protesta di piazza e l’ipotesi requisizioni
Da Piazza della Repubblica fino a via Artiaco e Largo Palazzine, la popolazione e i comitati civici hanno dichiarato la mobilitazione permanente. Tra le rivendicazioni principali figurano aiuti al tessuto economico, interventi sui servizi essenziali come la rete idrica e l’apertura immediata dell’hub di accoglienza cittadino, un’opera ferma da oltre due anni.
Per risolvere immediatamente il dramma di chi non ha più un tetto, i comitati chiedono con forza che le istituzioni ricorrano allo strumento straordinario della requisizione degli alloggi sfitti e delle strutture alberghiere: una misura d’emergenza nei poteri operativi del Prefetto e del Sindaco, indispensabile per sottrarre gli sfollati alle logiche della speculazione immobiliare e garantire soluzioni abitative immediate.
Le proposte dei comitati e il volantino della lotta
A dare voce a questa vertenza è la piattaforma lanciata dai comitati, dalle associazioni territoriali e dal Centro Sociale Culturale Monterusciello. Attraverso la locandina diffusa durante i presidi e intitolata “EMERGENZA BRADISISMO: SERVONO FATTI, NON PAROLE!”, la rete dei cittadini mette a nudo la contraddizione tra l’emergenza in corso e le risorse inutilizzate sul territorio.
Nel documento, la dura realtà — fatta di “moduli abitativi liberi ma non utilizzati”, “famiglie costrette a lasciare le proprie case” e “incertezza per i residenti storici” — viene contrapposta a soluzioni immediate: “utilizzare subito i moduli emergenziali liberi di Monterusciello per dare una sistemazione temporanea agli sfollati del bradisismo” e attuare “politiche abitative vere per tutelare le famiglie”.
Il testo sottoscritto dai comitati ricorda che “Monterusciello è nata per l’emergenza: torniamo alla sua funzione originale”, evidenziando come “il bollettino di zona rossa sia in totale contrasto con gli atti dell’Ufficio Politiche Abitative”. Il messaggio si chiude con un appello perentorio inviato a tutte le istituzioni: “Si utilizzino i moduli per gli sfollati. Priorità alle famiglie, non alle graduatorie. Priorità all’emergenza, non alla campagna elettorale”.
I cittadini di Pozzuoli promettono che non abbasseranno la guardia: il presidio a Largo Palazzine e le manifestazioni proseguiranno finché non arriveranno garanzie e atti concreti.
Ciro Crescentini
