Nuovo blocco dei camion e accuse sulla gestione dei sedimenti. Nel mirino anche polveri e trasporto su gomma
Sono ripresi questa mattina a Bagnoli i blocchi dei camion diretti verso i cantieri dell’area interessata dagli interventi di riqualificazione. Il presidio di lotta, organizzato dalla Rete No America’s Cup e da altri comitati del territorio, ha provocato il rallentamento e il blocco del traffico dei mezzi pesanti. A spiegare le ragioni della protesta è Lamberto Lamberti, geologo e attivista della Rete No America’s Cup. «Abbiamo deciso di tornare a bloccare i camion dopo aver osservato quello che sta accadendo nell’area dei cantieri, in particolare per quanto riguarda la gestione dei sedimenti dragati. Avevamo denunciato il rischio di un disastro ambientale e, a nostro avviso, quello che sta avvenendo conferma le nostre preoccupazioni».

Secondo Lamberti, uno degli elementi più preoccupanti sarebbe rappresentato dall’accumulo dei sedimenti nelle vasche realizzate per il dewatering, cioè per la disidratazione del materiale dragato. «Le otto vasche realizzate per il dewatering sono ormai sovraccariche. I cumuli di sedimenti sono aumentati in maniera evidente. Il progetto prevedeva il trasferimento via mare di una quantità molto consistente di materiale, circa 240mila tonnellate. Invece, per quanto abbiamo potuto verificare, via mare ne sarebbero state trasferite soltanto 7mila».
Il riferimento è al trasporto effettuato con un pontone diretto a Gand, in Belgio. «Quel viaggio è stato annunciato in pompa magna come l’inizio del trasferimento via mare dei sedimenti. Ma è stato trasferito soltanto un carico di circa 7mila tonnellate. Il viaggio è durato circa un mese e, una volta arrivato a Gand, il pontone non è più tornato indietro per effettuare altri trasporti. Se si osservano le fotografie che abbiamo pubblicato, soprattutto quelle della Rete No Box, si può vedere come i cumuli all’interno delle baie siano aumentati considerevolmente».

Da qui, secondo l’attivista, la convinzione che una parte consistente del materiale venga oggi movimentata via terra. «I trasporti via terra sono regolati da norme precise e il materiale viene indirizzato verso discariche individuate nei documenti ufficiali. Sono state individuate diverse destinazioni, tra cui impianti a Pomezia, in Campania e in Puglia. Noi abbiamo notato concretamente l’aumento del traffico dei camion nel quartiere. Vanno e vengono continuamente per trasportare questi materiali».

È proprio l’aumento del traffico dei mezzi pesanti, spiega Lamberti, ad aver determinato la scelta di organizzare nuovamente il blocco. «Questa mattina il blocco ha risposto esattamente a questa situazione. Si sono create file enormi di camion. È la dimostrazione, secondo noi, di quanto sia aumentato il trasporto su gomma nell’area di Bagnoli, Fuorigrotta e nelle zone circostanti».
Lamberti torna poi sulle condizioni dei cumuli di sedimenti e sulla necessità, a suo giudizio, di una loro adeguata copertura. «Quando qualche mese fa sono andato a parlare con i vertici dell’Arpac, ci è stato assicurato che i volumi di sedimenti dragati avrebbero dovuto essere coperti. E invece, a nostro avviso, questo non è avvenuto in maniera adeguata. Io stesso ho realizzato dei filmati nei quali si vedono i cumuli e le polveri disperse dal vento».

Nel suo intervento Lamberti collega inoltre la questione dei sedimenti alla qualità dell’aria e agli episodi di superamento dei limiti delle polveri sottili registrati nell’area. «Abbiamo denunciato anche i numerosi giorni di superamento dei limiti delle PM10. Di fronte a questa situazione ci chiediamo perché non si intervenga con maggiore decisione. A noi è stato risposto anche facendo riferimento alla presenza di polveri provenienti dal deserto, ma riteniamo che questo non possa diventare un alibi per non affrontare ciò che accade nei cantieri».
Lamberti solleva inoltre dubbi sulle conseguenze ambientali delle operazioni di dragaggio. «Il problema non riguarda soltanto il trasporto. Noi riteniamo che le operazioni di dragaggio abbiano prodotto una situazione di forte criticità ambientale, anche per la possibile mobilitazione di idrocarburi e di altre sostanze presenti nei sedimenti. Abbiamo espresso preoccupazioni anche rispetto alla possibile formazione o mobilitazione di sostanze pericolose. Sono questioni che, a nostro avviso, devono essere verificate dagli organismi competenti attraverso controlli puntuali».
Dalla questione ambientale Lamberti passa quindi alla protesta e al rapporto con le istituzioni. «Il blocco di oggi è soltanto una delle iniziative che abbiamo deciso di mettere in campo. Se pensavano di zittirci semplicemente non parlando più di noi, non pubblicando i nostri comunicati e facendo finta che non esistessimo, hanno fatto male i conti. L’esasperazione alla quale stanno arrivando gli abitanti di Bagnoli e di Pozzuoli è ormai al limite».

E, secondo Lamberti, la protesta non riguarda più soltanto la Rete No America’s Cup. «Non c’è soltanto il comitato. Ci sono altri comitati come Rete Sociale Nobox – Diritto alla Città che hanno partecipato al blocco, ma ci sono anche gli abitanti di Bagnoli e altre associazioni del centro storico di Napoli. La protesta sta diventando sempre più ampia. Credo che questo possa creare qualche problema a chi sta gestendo questa situazione».
Nel mirino dell’attivista c’è soprattutto l’operato del commissariato straordinaria e dell’amministrazione comunale, ai quali contesta una gestione che definisce «padronale» dei beni pubblici della città. «Quello che contestiamo è l’atteggiamento del commissariamento e del sindaco Gaetano Manfredi, che a nostro avviso non ha svolto fino in fondo il ruolo che avrebbe dovuto avere. Noi vediamo una gestione del potere finalizzata anche alla costruzione di rapporti con i cosiddetti poteri forti, in vista delle prossime scadenze politiche e amministrative».
Lamberti cita, a questo proposito, i rapporti con il mondo universitario e con quello industriale napoletano. «Pensiamo alle vicende che riguardano l’università, all’elezione del rettore, ai rapporti con il mondo industriale della città. A nostro avviso, di fronte alla gestione degli interessi e degli affari, poco importa se una persona appartenga o meno a un determinato entourage: gli accordi si trovano comunque».

Il ragionamento dell’attivista si allarga quindi alla trasformazione complessiva del territorio. «È questo che contestiamo: la gestione del territorio di Bagnoli, la gestione dei beni pubblici, le scelte legate alla Coppa America e, più in generale, il modo in cui si sta decidendo il futuro di Bagnoli e di Pozzuoli. Se questa è la direzione che hanno scelto, allora sappiano che troveranno una mobilitazione sempre più forte».
La protesta di oggi, dunque, per Lamberti non rappresenta un episodio isolato. «Quello che è accaduto questa mattina dimostra che il problema esiste e che la mobilitazione può incidere concretamente sulla gestione dei cantieri. Noi continueremo a denunciare quello che vediamo e a chiedere trasparenza sui materiali movimentati, sulle modalità di trasporto, sulle destinazioni finali e sulle condizioni ambientali dell’area».
E sul trasporto dei sedimenti la posizione dell’attivista resta netta: «Se erano previste 240mila tonnellate da trasferire via mare e, secondo le informazioni e le verifiche che abbiamo fatto, ne sono state portate via soltanto 7mila, bisogna spiegare dove sta andando tutto il resto del materiale. Noi vediamo i camion aumentare, vediamo il traffico crescere e vediamo i cumuli aumentare nelle vasche. Per questo chiediamo risposte precise e documentate. Non basta annunciare il trasporto via mare: bisogna dimostrare che sia realmente avvenuto».
La conclusione è un messaggio rivolto direttamente alle istituzioni: «Noi non abbiamo intenzione di stare zitti. Continueremo a contestare quello che riteniamo sbagliato e a chiedere che il territorio venga tutelato. Bagnoli e Pozzuoli non possono essere trattate come territori nei quali tutto è possibile senza che gli abitanti abbiano voce in capitolo».
Ciro Crescentini
