Conferenza-show della TDA mentre l’azienda partecipata è in liquidazione. Muscarà attacca: “Qualcuno deve rispondere. Dove sono Manfredi e la Regione?”
Mentre le Terme di Agnano S.p.A. in liquidazione, società interamente partecipata dal Comune di Napoli ha ottenuto l’omologa del concordato preventivo con un passivo di 25 milioni di euro, oggi a Napoli è andata in scena una conferenza stampa dai toni trionfalistici per presentare la nuova area benessere privata delle Stufe di San Germano. Un’operazione che suona come uno spot promozionale, ma che – a guardarla bene – si inserisce in un contesto ben più delicato e controverso.


Con l’uscita di scena dei lavoratori della partecipata pubblica e a poche ore da un provvedimento del Tribunale fallimentare che rischiava di affondare definitivamente la Spa con l’inevitabile bancarotta fraudolenta, ecco spuntare un nuovo soggetto privato – la TDA – che si presenta come gestore della rinascita. Ma TDA non è forse l’acronimo di Terme di Agnano, la cordata di imprenditori che doveva gestire il parco termale e attualmente presente tra i creditori che rivendicano milioni di euro? E se sì, quale legittimità e continuità giuridica rivendica rispetto alla società in liquidazione? Chi c’è dietro?
L’evento odierno ha visto la partecipazione di esponenti del settore benessere, medici, imprenditori e operatori turistici, tutti concordi nel celebrare la riapertura delle celebri Stufe di San Germano – un unicum mondiale, con le loro saune naturali scavate nel tufo e alimentate da soffioni vulcanici. Ma dietro la vetrina del benessere si nasconde una realtà che solleva interrogativi gravi: come si spiega questa “rinascita” a gestione privata, proprio nel momento in cui il pubblico si ritira, schiacciato dai debiti e dal silenzio delle istituzioni?

L’interrogazione della Muscarà: “Siamo davanti a una privatizzazione strisciante?”
A sollevare il caso in sede istituzionale è la consigliera regionale indipendente Marì Muscarà, che ha depositato una nuova interrogazione a risposta scritta indirizzata al presidente della Giunta regionale della Campania. L’atto, che fa seguito a una precedente interrogazione rimasta senza risposta (R.G. n. 925 del 30/09/2024), sarà discusso ufficialmente durante il Question Time dell’8 ottobre.

«La Regione – chiede Muscarà – intende recuperare le funzioni pubbliche del complesso termale di Agnano? O assisteremo in silenzio alla sua svendita, pezzo dopo pezzo, a soggetti privati che oggi si allargano in spazi un tempo pubblici, ora apparentemente “abbandonati”?»
La consigliera denuncia il rischio che un bene collettivo – che custodisce 72 sorgenti naturali, 6 piscine termali, 2 parchi archeologici e 46 ettari di verde – venga sottratto progressivamente alla cittadinanza, attraverso operazioni poco trasparenti e affidamenti che sollevano più dubbi che certezze.
Chi risponde a questi interrogativi? E dov’è il Comune di Napoli?
Il punto dolente è che nessuno, ad oggi, ha fatto chiarezza su:
- Chi abbia autorizzato l’attuale gestione privata delle Stufe di San Germano, mentre la società pubblica versa in stato di liquidazione;
- Quali siano i rapporti tra la TDA e la Terme di Agnano S.p.A.: continuità? Subentro? Affitto d’azienda? Nuova società?
- Come sia possibile che un bene naturale di proprietà regionale diventi accessibile solo a pagamento, e in gestione esclusiva di privati, dopo la dismissione di fatto del presidio pubblico?
Il silenzio più rumoroso, in questa vicenda, è però quello del Comune di Napoli. Nessuna parola, nessuna presa di posizione da parte del sindaco Gaetano Manfredi, mentre un pezzo storico e naturale della città sembra scivolare lontano dalla sfera pubblica, nel disinteresse generale.
«È vergognoso – incalza Muscarà – che il primo cittadino della Capitale del Mediterraneo non senta il dovere di intervenire su una questione che riguarda il futuro di un patrimonio collettivo, la storia termale della città e la salute dei suoi cittadini».
Procura, Regione, Comune: serve chiarezza, non comunicati
In questo scenario – tra vecchie e nuove figure che si intrecciano, società che cambiano pelle e nomi che tornano sotto nuove sigle – qualcuno invoca anche un intervento della Procura della Repubblica, affinché si verifichino eventuali responsabilità, omissioni o irregolarità amministrative nella gestione e nella trasformazione del bene.
Siamo davanti a una matrioska societaria? A un gioco delle tre carte tra pubblico e privato? O a un’operazione che ha bisogno di trasparenza immediata?
Ciro Crescentini

