Napoli,  staffista licenziata: l’assessore Clemente diffida, il Desk non si farà condizionare

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota dell’Avvocato Roberta Rispoli, avvocato dell’assessore Alessandra Clemente. Un atto dovuto. Sommessamente, però, ci corre l’obbligo precisare, sottolineare e ribadire che continueremo a seguire la vicenda con impegno e determinazione. I diritti individuali e collettivi dei lavoratori e delle lavoratrici non sono accessori. Le diffide o le “querele temerarie” non condizioneranno il Desk.it quotidiano indipendente nella ricerca della verità.

Si formula la presente in nome e per conto dell’Assessore Alessandra Clemente, al fine di rappresentarVi quanto segue.

In data 02/01/2020, sulle pagine del quotidiano online “il Desk”, è stato pubblicato l’articolo a firma del dott. Ciro Crescentini recante il titolo “Napoli, il marito della staffista licenziata: “a Palazzo San Giacomo non rispettano i diritti delle donne”, seguito da una fotografia in grandi dimensioni dell’Assessore Clemente e poi dal “sommario“ che immediatamente svela un intento diffamatorio: “La lavoratrice rimossa dall’incarico al rientro dalla maternità dall’assessora Alessandra Clemente”. Si legge poi testualmente nell’articolo: “ll licenziamento di Simona Ascione, la lavoratrice-staffista che collaborava con l’assessora Alessandra Clemente, assessora al patrimonio e “all’immagine” della giunta di Luigi de Magistris, potrebbe determinare nei prossimi giorni, effetti devastanti sul piano politico. La vicenda(riportata da Stylo 24 lo scorso 30 dicembre) starebbe creando molto imbarazzo nell’ambiente politico arancione. Emergono altri fatti. Simona avrebbe subito gravissime vessazioni prima di essere licenziata. Licenziata al rientro dalla maternità. Addirittura, la staffista ha ricevuto la comunicazione riguardante la rimozione dell’incarico, mentre era in ospedale per curarsi da un’infezione. Una imbarazzante storia di violazioni dei diritti di una lavoratrice impegnata in una struttura pubblica e istituzionale. Violazioni delle normative contenute nel contratto collettivo nazionale di lavoro del settore degli enti locali che regolano le attività dei lavoratori staffisti. Violazioni attuate da una esponente di un governo cittadino guidato da un sindaco che si erge a “paladino dei diritti” (…). L’assessora fino ad oggi non ha assunto una posizione ufficiale in merito al licenziamento di Simona. Comportamento alquanto omertoso sul piano politico (…)”.  Invero, nella vicenda in questione la maternità non c’entra nulla, ma viene palesemente strumentalizzata dall’articolo fondato su assunti non veri e mere illazioni prive di qualsivoglia fondamento. Non vi è stato alcun licenziamento al rientro dalla maternità, alcuna violazione dei diritti dei lavoratori, men che mai di una lavoratrice madre. La “staffista” di cui si parla aveva cessato il periodo di maternità nel Novembre 2018 ed era rientrata in servizio nel mese successivo, ovvero un anno fa, dopo un periodo di ferie ed a seguire di congedo per malattia bambino. Il rapporto è cessato nel Dicembre 2019 nell’ambito di una riorganizzazione che ha coinvolto diversi assessorati a partire dal mese di Ottobre scorso; contestualmente sono state valorizzate altre professionalità e, proprio nello staff dell’Assessore Clemente, ciò ha riguardato due neomamme le cui posizioni sono state rimodulate in melius, rispettivamente, alla vigilia ed al rientro del periodo di maternità. La maternità non ha mai costituito un freno a proficui rapporti di collaborazione nell’assessorato di Alessandra Clemente, profondamente estranea a qualunque forma di discriminazione di genere, bensì -rappresenta la mia assistita- un motivo di profonda gioia che ha coinvolto e continua a coinvolgere i componenti del suo staff. Pertanto, il legittimo esercizio del diritto di cronaca e critica giornalistica esercitato da il Desk manca di tutti i suoi presupposti fondamentali: manca, innanzitutto, dei fondamentali parametri di verità e continenza della notizia. Il diritto di cronaca o di critica, difatti, non può esonerare il giornalista dall’esercizio di un vaglio critico sulla veridicità dei fatti o quantomeno dall’istituire un minimo di contraddittorio e garantismo giornalistico: tali attività non sono state poste né dall’articolista né da alcun altro organo della testata giornalistica che ha introdotto, presentato e proposto alla pubblica opinione un brano sui cui caratteri diffamatori e allusivi non si può dubitare, con conseguente lesione dell’onore e della reputazione della mia assistita. In considerazione di quanto sopra esposto, Vi invito e diffido a provvedere ad una immediata rettifica dei fatti e con risalto analogo a quello riservato all’articolo giornalistico a cui la stessa si riferisce; Vi diffido altresì dal compiere ulteriori atti diffamatori nei confronti dell’Assessore Alessandra Clemente con espresso avvertimento che, in difetto, sarò costretta a tutelare i diritti e gli interessi della mia assistita dinanzi all’Autorità Giudiziaria Competente in sede civile. Distinti saluti.

Avv. Roberta Rispoli

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