Napoli Sotterranea, rinnovo concessione: de Magistris nella bufera

Scade il contratto con l’associazione di Vincenzo Albertini. Il Desk.it pubblica una nota e un video del collettivo ex Opg

Bufera sull’amministrazione comunale di Napoli per Napoli Sotterranea. Tra qualche settimana scadrà il contratto di concessione demaniale stipulato tra Palazzo San Giacomo e l’associazione onlus di cui è titolare Enzo Albertini. Una concessione trasformatasi in un impero economico grazie ai sostanziosi profitti accumulati mentre un gruppo di lavoratori, utilizzati come volontari o tirocinanti ma dipendenti a tutti gli effetti hanno presentato ricorso alla magistratura del lavoro per il riconoscimento dei loro diritti. Stando ad alcune indiscrezioni, il governo cittadino guidato dal sindaco Luigi de Magistris sarebbe orientato a rinnovare il contratto di concessione ad Albertini o a stipulare il contratto con un’altra associazione(sembra vicina al mondo delle cooperazione di sinistra). Una scelta scellerata, contestata dai collettivi dei precari. Napoli Sotterranea è un bene che andrebbe messo a reddito, la gestione internalizzata, stabilendo un sistema di regole per il rispetto della dignità e i diritti dei lavoratori. Sulla vicenda il Desk.it pubblica integralmente una nota del collettivo Ex Opg che ha garantito assistenza legale e militante ai lavoratori e alle lavoratrici di Napoli Sotterranea e un video sulla vicenda

Assessore Alessandra Clemente, ti ricordi di noi? Sindaco Luigi de Magistris, ti ricordi di Napoli Sotterranea?

Ormai più di due anni fa conoscemmo le ragazze e i ragazzi che avevano lavorato nel sito più visitato di Napoli, al centro storico, e ci avevano raccontato le loro storie, fatte di lavoro nero, turni massacranti, zero sicurezza, trattamenti umilianti e peggio ancora.

Li abbiamo aiutati nella lotta, nelle denunce all’ispettorato, nelle vertenze, nell’intervento affinché il Comune, proprietario del bene, si esponesse, come accadde: ricordiamo il commento di Panini giustamente scandalizzato dalla notizia di una tale quantità di abusi, nonché il percorso fatto insieme all’assessore Buonanno che ci ha portato ad avere la prima delibera comunale in Italia contro il lavoro nero.

Intanto i processi partivano e alcuni sono già giunti a sentenze di primo grado che riconoscono la verità di quanto abbiamo sempre detto; altre sentenze stanno per arrivare e non abbiamo dubbi che ci daranno ancora una volta ragione: la fortuna di Napoli Sotterranea è stata costruita sulle spalle di chi ci ha lavorato e ci lavora!

Ma non c’è solo Napoli Sotterranea con Vincenzo Albertini, purtroppo: la nostra attività quotidiana di sportello legale ci restituisce decine e decine di casi di sfruttamento del lavoro nero, spesso proprio in quel centro storico che, con l’aumento esponenziale dei turisti, ha visto moltiplicarsi anche la ricchezza circolante, che però finisce sempre nelle stesse mani, non quelle di chi lavora.

Rassicurati dalle interlocuzioni già avute, tra l’estate e settembre dell’anno scorso abbiamo iniziato a sollecitare il Comune di Napoli affinché riflettesse non solo sull’inopportunità di rinnovare la concessione del bene ad un soggetto come Albertini, ma anche sull’occasione di trasformare quel posto in un simbolo di giustizia e riscatto sociale, assumendone la gestione diretta e trasformandolo così in un esempio virtuoso di bene gestito dal pubblico, in una fonte di guadagno per le disastrate casse comunali e in una bandiera contro lo sfruttamento. Ci siamo visti, poi abbiamo scritto mail all’Assessore, l’ultima proprio poco tempo fa, senza avere alcuna risposta.

Che succede? C’è forse qualcuno che spera che col passare del tempo il rinnovo della concessione all’attuale gestore diventi inevitabile? Qualcuno nel Comune vuole davvero ridare fiducia ad Albertini?

Soprattutto, in un’Amministrazione che per bocca dei suoi più coerenti rappresentanti ha fino a pochi giorni fa difeso la propria azione politica a difesa dei beni comuni (pensiamo all’intervista fatta a Carmine Piscopo qualche giorno fa, in risposta ad alcune critiche), davvero non si ha il coraggio di sedersi ad un tavolo, sfidando l’ideologia dominante, il dogma del pareggio di bilancio, il mantra del “privato è bello”, e immaginare soluzioni innovative che possano trasformare Napoli Sotterranea – in un’epoca di privatizzazione galoppante dei beni culturali di questo paese – nel primo sito culturale che da privato ritorna pubblico ed efficiente, che passa da una gestione opaca e misera ad una gestione virtuosa, occasione di lavoro dignitoso e di ricchezza per tutta la città?

Noi non vogliamo ancora crederci, per questo ci affidiamo ai mezzi che abbiamo per invitare pubblicamente il Sindaco De Magistris e l’Assessore Clemente a risponderci, a dire ai cittadini di Napoli se pensano, come noi, che come collettività siamo in grado di fare questa piccola rivoluzione, oppure se si sono fatti vincere del tutto, e quindi verranno a dirci che non è possibile.

Per quanto ci riguarda, noi non ci arrenderemo: Napoli Sotterranea, bene sottratto alla città, che tante ricchezze ha dato a un signore sulle spalle di decine e decine di ragazze e ragazzi sfruttati, deve essere restituito alla collettività. Chi è d’accordo con noi?

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