Molte iniziative per la festa dei lavoratori. Partecipata assemblea a Porta Capuana organizzata dall’Unione Sindacale di Base, Rete dei Comunisti e Potere al Popolo. Corteo a Barra promosso dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso
Se il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, oggi a Napoli è stato soprattutto il giorno di chi il lavoro lo ha perso. Non un posto. Non un contratto. Ma la vita. E il volto simbolo di questa giornata è stato quello di Simona Esposito, madre di Patrizio Spasiano, 19 anni, morto lo scorso gennaio in una fabbrica del Casertano.
È lei che, dal palco della manifestazione di Cgil, Cisl e Uil in piazza Municipio, ha fermato la città col suo dolore. Ecco le sue parole, che nessuno dovrebbe mai dimenticare:
“Noi veniamo da Secondigliano, un quartiere difficile. E abbiamo cresciuto i nostri figli con il senso del lavoro. E mio figlio così ha fatto. È andato a cercare lavoro. Voleva imparare un mestiere onestamente“. “Chiedo giustizia per mio figlio, perché mio figlio è stato ucciso. Non ha avuto un incidente di lavoro. Mio figlio è stato mandato senza competenze. Aveva 19 anni. Lavorava da due mesi in una fabbrica per imparare un mestiere, quello del saldatore“. “Eravamo convinti che mio figlio dovesse stare in una fabbrichetta ad imparare. Così ci avevano promesso. E invece, con un subappalto, è andato in un’altra fabbrica. Hanno avuto il coraggio di mandare lì mio figlio. Senza competenze, senza un corso di sicurezza” “Mio figlio è entrato in un capannone con tubi di ammoniaca. Sono sicura che mio figlio non sapesse nemmeno cosa ci fosse. Lo hanno mandato su un trabattello, da solo. Quando è scoppiato il tubo di ammoniaca, gli altri sono scappati via. Lui è rimasto su questo trabattello per cinque ore con l’ammoniaca sul viso, protetto solo dalle sue mani“.
Il suo intervento ha cambiato il tono della manifestazione. Non più celebrazione. Ma denuncia collettiva.

I numeri, le responsabilità
Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, durante la cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro a Pietrarsa, ha parlato chiaro: “Nel 2024 in Campania ci sono stati 15.108 infortuni, 81 mortali. Nei primi due mesi del 2025, già 2.046 incidenti, 6 morti”.
E ha aggiunto: “È il momento di interrogarci tutti. Nessuno può voltarsi dall’altra parte. Il pensiero va anche alla tragedia della funivia del Faito, dove ha perso la vita anche Carmine Parlato, operatore Eav”.

A Castellammare di Stabia, il dolore è ancora vivo. Davanti alla stazione della funivia, una corona di fiori, un casco, lo sguardo fisso dei colleghi. “A Carmine dedichiamo questo Primo Maggio”, ha detto Elisa Laudiero della Cgil. E la città ha risposto, in silenzio.

Il grido dei sindacati: “Basta morti, servono ispettori”
Dal palco, il segretario generale della CGIL Campania, Nicola Ricci, ha chiesto interventi seri:
“Diciamo basta a questa strage. Migliaia di morti nel 2024, più di dieci già da inizio anno in Campania. Non solo nell’edilizia o in agricoltura, ma anche nella logistica, nei servizi. Non servono decreti vuoti, servono assunzioni negli ispettorati, più prevenzione, più tutele. Non meno.”
Ha ricordato anche Salvatore Renna, morto proprio lì, nel cantiere della metropolitana sotto piazza Municipio. Con il sindaco Manfredi e il prefetto, è stata deposta una corona di fiori in sua memoria.


Le altre piazze: Napoli non tace
Nel frattempo, a Porta Nolana, la USB è scesa in piazza San Francesco con una manifestazione dedicata al lavoro povero, ai salari da fame e alla proposta di introdurre il reato di omicidio sul lavoro. Al loro fianco, anche Potere al Popolo, la Rete dei Comunisti – Campania, i Lavoratori della Manutenzione Stradale, gli attivisti del Civico 7 Liberato, i giovani di Cambiare Rotta – organizzazione giovanile comunista, Medicina Democratica Napoli a
A Barra, il corteo del Primo Maggio ha riportato in strada la banda musicale dei giovani, le bandiere della pace, e soprattutto le associazioni che ogni giorno resistono al degrado: Barra Resiste, “Il Filo”, Società Operaia di Mutuo Soccorso, con il presidente Gennaro Cavallaro e il supporto del Presidente della VI Municipalità Sandro Fucito. Qui il Primo Maggio non è solo un ricordo: è un gesto di comunità. È dire che il quartiere non si arrende. Che cultura, mutualismo e solidarietà sono ancora strumenti di lotta.

Centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata nel quartiere popolare della Sanità dal movimento dei disoccupati 7 Novembre. Un corteo è partito dall’ospedale San Gennaro fino alla sede del Vico Arena. Messaggio chiaro e forte: “è necessario organizzarsi dal basso per opporsi alla guerra, al riarmo, alla barbari ed allo sfruttamento. Il 1° Maggio non è una festa, non c’è nulla da festeggiare con i venti di guerra. Contro le morti sul lavoro e la precarietà Vogliamo lavorare tutti e lavorare meno“

Un racconto che continua
E continua anche la campagna della TGR con ANMIL, che fino al 12 ottobre racconterà le storie di chi ha perso salute, arti, futuro, a causa del lavoro insicuro. Perché raccontare non è solo ricordare. È pretendere giustizia.
Napoli, oggi, ha ascoltato Simona. E l’ha ascoltata come si ascolta chi dice la verità.
“Mio figlio non è morto per una fatalità. Mio figlio è stato mandato a morire da un sistema che se ne frega dei giovani, della sicurezza, dei genitori. Io non mi fermo. Voglio giustizia”. E allora, non fermiamoci nemmeno noi.
Alma
