Forte partecipazione giovanile e presenza di collettivi e sindacati di base
Il Primo Maggio a Napoli ha mostrato due volti profondamente diversi della stessa giornata. Da una parte, nel centro cittadino, la celebrazione istituzionale promossa da Cgil, Cisl e Uil, percepita da molti come una ritualità ormai svuotata, tra interventi ufficiali e passerelle politiche. Dall’altra, a Bagnoli, una mobilitazione ampia e combattiva ha attraversato strade e cantieri, riportando al centro conflitto sociale e rivendicazioni concrete.
Oltre quattromila persone si sono ritrovate tra Fuorigrotta e Bagnoli, dando vita a un corteo partecipato e determinato. La manifestazione ha percorso anche l’area dell’ex Italsider, entrando simbolicamente e fisicamente in uno dei luoghi più rappresentativi delle contraddizioni del territorio.

La giornata ha assunto un carattere fortemente politico. Al centro della protesta: la contrarietà alla guerra e al riarmo, la denuncia dell’aumento del costo della vita, la richiesta di salari più alti e di maggiori tutele sul lavoro. Non sono mancati riferimenti critici alle politiche governative in materia di sicurezza e diritto di sciopero, così come alle grandi opere e ai grandi eventi, considerati da molti manifestanti strumenti che sottraggono risorse pubbliche senza produrre benefici diffusi.
Tra i temi più sentiti, anche il futuro di Bagnoli. I partecipanti hanno rivendicato una bonifica reale dell’area, la messa in sicurezza del territorio e la restituzione degli spazi alla collettività: mare accessibile, spiagge pubbliche, un parco urbano e lavoro stabile e utile socialmente. Forte l’opposizione a progetti legati alla nautica di lusso e alla realizzazione di infrastrutture destinate a grandi yacht.

La manifestazione ha inoltre lanciato un messaggio chiaro rispetto ai grandi eventi previsti in città, come l’America’s Cup, vista da molti come un’operazione che rischia di trasformare ulteriormente l’area in uno spazio militarizzato e sottratto all’uso pubblico.
Durante il corteo, una parte dei manifestanti è riuscita ad aggirare i dispositivi di sicurezza entrando nell’area del cantiere, gesto rivendicato come forma di “controllo popolare” sul territorio. Un segnale, secondo gli organizzatori, della volontà di non limitarsi più alle parole ma di passare a iniziative più incisive.

Ampia la partecipazione giovanile, insieme a collettivi studenteschi, associazioni, sindacati di base e realtà internazionali, tra cui gruppi solidali con la causa palestinese, presenza visibile anche attraverso numerose bandiere.
Sul piano delle rivendicazioni economiche, è emersa con forza la richiesta di un salario minimo legale di almeno 10 euro l’ora, legato all’inflazione, e il ritorno di meccanismi come la scala mobile, considerati strumenti fondamentali per difendere il potere d’acquisto.

La giornata si è conclusa con un rilancio della mobilitazione nelle prossime settimane.
Il messaggio che arriva da Bagnoli è quello di una protesta che non intende fermarsi, ma anzi consolidarsi e crescere, portando avanti una piattaforma che intreccia lavoro, diritti sociali, pace e giustizia territoriale.
Ciro Crescentini

