Da oltre un mese il presidio nel piazzale della struttura milanese. Al centro della protesta le carenze d’organico, i turni massacranti e l’uso delle cooperative
“Colpiscono me, per zittire tutti. Questo è un bavaglio alla libertà sindacale”. È con queste parole che Margherita Napoletano descrive la sua attuale condizione, trascorsa giorno e notte sulle panchine del piazzale dell’Ospedale San Raffaele di Milano dove vive in presidio da oltre un mese. Il licenziamento è arrivato il 24 luglio, ponendo fine a ventisette anni di servizio trascorsi inizialmente nel reparto di ingegneria clinica e, successivamente, nel ruolo di delegata Cub, organizzazione sindacale di base e coordinatrice delle rappresentanze sindacali unitarie a tutela di oltre 3500 lavoratori del comparto.
Spiegando i dettagli del provvedimento, la sindacalista denuncia la natura pretestuosa dell’atto subito: “Ho ricevuto la lettera di licenziamento dopo una contestazione disciplinare del tutto pretestuosa – spiega – il pretesto è quello che non avrei garantito la sicurezza di alcuni studenti che erano nel periodo di formazione scuola-lavoro mentre era stato regolarmente fatta la convenzione con la scuola e la valutazione dei rischi”. Secondo la rappresentante Rsu, il vero movente risiede altrove ed è legato alla volontà di reprimere chi denuncia pubblicamente le criticità della struttura.
La vera ragione: denunce scomode e carenze d’organico
L’impegno della sindacalista si è scontrato con le tensioni interne all’ospedale, configurandosi, a suo dire, come “un tentativo di intimidazione contro chi denuncia i problemi di malasanità e sicurezza che ci possono essere in ospedale”. Nel corso dell’ultimo anno, l’attenzione si è concentrata in particolare sulle dimissioni a catena del personale sanitario, un’emorragia spinta da condizioni lavorative ed economiche svantaggiose.
Analizzando le cause di questa fuga di massa, Napoletano sottolinea il divario salariale: “Alla base di tutte queste dimissioni che cosa c’è? – spiega Napoletano – i nostri stipendi sono inferiori del 30 per cento rispetto al pubblico perché qui al San Raffaele applicano il contratto nazionale della sanità privata Aiop che è indietro di tre rinnovi e questo vuol dire che gli infermieri anche con grande esperienza si stanno guardando intorno e provano i concorsi pubblici”.
Appalti, cooperative e il caos nel padiglione Iceberg
Il quadro critico è aggravato dalle scelte gestionali adottate per far fronte ai vuoti d’organico. La direzione ha infatti scelto di affidare interi reparti in appalto a cooperative esterne, una pratica che ha mostrato gravi criticità culminate a dicembre 2025, quando il padiglione Iceberg – comprendente la Medicina ad alta intensità, la Medicina di cure intensive e l’Admission room gestite da una cooperativa – è andato in tilt.
Una linea operativa che non accenna a fermarsi, come denuncia la stessa sindacalista: “Una pratica che continua ancora oggi – racconta Napoletano – proprio in questi giorni abbiamo saputo che anche il reparto di ginecologia sarà esternalizzato venendo gestito da una cooperativa o una società professionale”.
Il corteo del 19 settembre
Per contrastare i licenziamenti discriminatori e ritorsivi subiti dai delegati, la mobilitazione non si ferma. Il prossimo 19 settembre è previsto un corteo per le vie di Milano organizzato da Cub Sanità e Usi Sanità dell’Ospedale San Raffaele.
Una protesta che, come evidenziato dalla sindacalista, riveste una valenza universale: si tratta di una battaglia condotta non solo per il “bene dei lavoratori”, ma “soprattutto per il bene dei pazienti che in questo momento sono proprio la parte più fragile”.
Ciro Crescentini

