Ricavi a 19,5 miliardi (+11%) e Ebita a 1,75 miliardi (+18%). Cingolani annuncia dividendo in aumento del 20%
La guerra spinge i conti e il gruppo Leonardo accelera su ricavi, redditività e dividendi. I risultati preliminari del 2025 segnano un miglioramento su tutti gli indicatori, con numeri superiori alle attese e un portafoglio ordini gonfiato dalla nuova corsa globale al riarmo.
I ricavi consolidati salgono dell’11% a 19,5 miliardi di euro, mentre l’Ebita cresce del 18% a 1,75 miliardi. Gli ordini aumentano del 15% a 23,8 miliardi e il backlog raggiunge i 47 miliardi. Numeri che raccontano una fase di espansione trainata in larga parte dall’aumento della domanda militare legata ai conflitti in corso e al rafforzamento delle spese per la difesa in Europa e Medio Oriente.
L’amministratore delegato Roberto Cingolani rivendica il risultato come punto di arrivo del mandato triennale e annuncia una cedola più generosa.
«Quest’anno aumenteremo ulteriormente il dividendo. Stiamo facendo i calcoli, ma molto probabilmente miglioreremo del 20% circa, seguendo l’aumento previsto dell’utile netto», ha dichiarato in videoconferenza.
Dopo i 52 centesimi per azione distribuiti con il bilancio 2024 (in crescita rispetto ai 28 centesimi precedenti), l’assemblea potrebbe approvare un dividendo vicino ai 62 centesimi. La decisione finale spetterà al consiglio di amministrazione dell’11 marzo. Nel 2024 la società aveva distribuito circa 300 milioni; quest’anno la cifra potrebbe salire a 360 milioni, di cui circa 109 destinati al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Sul fronte finanziario, il gruppo evidenzia una generazione di cassa in miglioramento: il Free operating cash flow cresce del 21% a un miliardo, mentre l’indebitamento netto scende da 1,8 a un miliardo anche grazie alla cessione a Fincantieri delle attività subacquee (siluri e sonar) per 446 milioni.
Tra le operazioni strategiche spicca l’acquisizione della divisione difesa di Iveco da Exor, la holding guidata da John Elkann. L’operazione prevede un esborso di 1,7 miliardi.
«Confermo entro marzo il closing dell’acquisto di Iveco, siamo molto contenti», ha affermato Cingolani, mentre il direttore finanziario Giuseppe Aurilio ha precisato l’entità dell’impegno finanziario.
Una parte della produzione — quella dei camion — dovrebbe però essere ceduta.
«Abbiamo dato un’esclusiva di sei mesi a Rheinmetall, bisogna attendere il confronto con l’Antitrust. Ci sono anche altri gruppi interessati, ma abbiamo deciso di dare la precedenza a Rheinmetall», ha spiegato l’amministratore delegato, riferendosi al gruppo tedesco Rheinmetall.
Sul fronte industriale, procede anche la collaborazione con la turca Baykar nel settore dei droni.
«In aprile verrà lanciato da Ronchi dei Legionari il primo drone realizzato insieme agli amici turchi di Baykar, nei droni siamo in anticipo rispetto ai programmi», ha detto Cingolani.
Resta operativo anche il programma Gcap per il caccia di nuova generazione.
Gli ordini sono sostenuti da una maxi-commessa in Kuwait per la logistica dei 28 Eurofighter venduti nel 2016, durante la gestione di Mauro Moretti, operazione che aveva visto un ruolo centrale anche di Giuseppe Giordo.
Permangono invece criticità nel comparto aerostrutture, che chiude con un Ebita negativo di 134 milioni, seppur in miglioramento rispetto ai -168 dell’anno precedente. La società è in trattativa per una joint venture al 50% con un partner industriale e finanziario attivo nella difesa e nell’aviazione commerciale, indicato come il fondo sovrano saudita Public Investment Fund.
«Il nostro lavoro è terminato, il 95% è fatto, resta da vedere la decisione della politica», ha spiegato Cingolani, aggiungendo che il partner attende risposte sugli incentivi pubblici.
I sindacati guardano con cautela all’operazione. Simone Marinelli, coordinatore nazionale aerospazio della Fiom-Cgil, osserva: «C’è preoccupazione per il ridimensionamento di Leonardo nel settore civile e per l’ipotesi di scendere sotto il 50% nella futura joint venture delle aerostrutture, mentre da dieci anni lo Stato non investe nell’aeronautica civile».
Infine, il gruppo ha deciso di intitolare la sala del consiglio di amministrazione a Pier Francesco Guarguaglini, alla guida dell’azienda dal 2002 al 2011, scomparso il 5 gennaio. Un segnale simbolico mentre i conti beneficiano di una fase storica in cui l’industria della difesa torna al centro delle strategie industriali.
CiCre
