Le immagini di Tele A svelano vigilanza carente e sindacati fermi alle dichiarazioni
Lavorano sospesi nel vuoto, senza casco né imbracature, in equilibrio su assi di legno. Succede a Corso Arnaldo Lucci, nel cuore di Napoli, all’interno della rete della Circumvesuviana, dove un gruppo di operai è stato ripreso mentre eseguiva lavori di manutenzione su un muro a un’altezza considerevole.
Le immagini, diffuse dall’emittente Tele A, mostrano una scena che lascia poco spazio alle interpretazioni: nessun dispositivo di protezione individuale, nessun sistema anticaduta, solo una struttura precaria fatta di tubi innocenti e una rete verde che non garantisce alcuna sicurezza reale. Tra gli operai anche uomini non più giovanissimi, impegnati a muoversi su passerelle improvvisate.
Un episodio che riaccende i riflettori su una questione mai risolta: la sicurezza nei cantieri, anche – e soprattutto – quando si tratta di lavori pubblici. La linea è infatti di proprietà dell’Ente Autonomo Volturno, società partecipata della Regione Campania.
Un problema strutturale
Non si tratta di un caso isolato, ma dell’ennesima manifestazione di un sistema che continua a mostrare falle profonde. Mentre il numero di infortuni e morti sul lavoro resta elevato, i controlli appaiono spesso insufficienti, sporadici o inefficaci. A pesare sono anche la frammentazione delle responsabilità tra appalti e subappalti e una pressione costante su tempi e costi che finisce per comprimere gli standard di sicurezza.
In questo contesto, le violazioni rischiano di diventare prassi tollerata.
Sindacati tra retorica e assenza sul campo
Ma c’è un altro elemento che merita una critica netta. Di fronte a situazioni così evidenti, il ruolo degli esponenti delle organizzazioni sindacali – sia di categoria che confederali – appare troppo spesso limitato a dichiarazioni di circostanza, interviste e alla rituale promozione di protocolli d’intesa dal valore più mediatico che operativo.
Mentre gli operai lavorano senza protezioni a diversi metri d’altezza, la distanza tra la realtà dei cantieri e il linguaggio delle conferenze stampa diventa evidente. La sicurezza non si garantisce con comunicati o slogan, ma con presenza costante, segnalazioni formali agli organi di vigilanza e azioni concrete di pressione.
Senza questo passaggio, anche il ruolo di tutela rischia di svuotarsi, trasformandosi in un esercizio retorico che non incide sulle condizioni reali di lavoro.
Tra silenzi e mancate segnalazioni
Altro nodo cruciale è quello delle segnalazioni. Le denunce da parte dei lavoratori restano poche, spesso per timore di ritorsioni. E se anche il presidio sindacale non si traduce in iniziative incisive verso ispettorato del lavoro, Asl e Guardia di Finanza, il sistema di prevenzione finisce per incepparsi.
Il risultato è un cortocircuito: irregolarità visibili, ma raramente intercettate in tempo utile per evitare conseguenze più gravi.
Le misure possibili
Eppure le soluzioni non mancano. Tra le proposte più urgenti, controlli a sorpresa più frequenti nei cantieri pubblici e partecipati, con pubblicazione trasparente degli esiti. Fondamentale anche rafforzare la responsabilità diretta delle stazioni appaltanti, chiamandole a rispondere in solido delle violazioni, anche in presenza di subappalti.
Decisiva sarebbe poi l’introduzione di meccanismi automatici di sospensione dei lavori in caso di gravi carenze di sicurezza, accompagnati da sanzioni efficaci e dall’esclusione dalle gare pubbliche per le imprese recidive.
Accanto a questo, strumenti di segnalazione anonima realmente protetti potrebbero incentivare i lavoratori a denunciare situazioni di rischio senza paura di conseguenze.
Una questione di responsabilità
Le immagini di Napoli non raccontano solo un’irregolarità, ma un fallimento più ampio. Quando un operaio è costretto a lavorare senza protezioni a diversi metri da terra, non è una fatalità: è il risultato di una catena di responsabilità che non ha funzionato.
La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo accessorio né un dettaglio burocratico. È una condizione imprescindibile.
Continuare a ignorare episodi come questo significa accettare che possano ripetersi. E, prima o poi, trasformarsi nell’ennesima tragedia annunciata.
Ciro Crescentini

