Il prossimo 16 maggio un corteo attraverserà la città per chiedere interventi strutturali contro marginalità, disuguaglianze e povertà educativa
A Napoli, il 16 maggio, è in programma una mobilitazione ampia e diffusa che mette insieme mondi diversi ma convergenti: associazioni, movimenti sociali, realtà educative e la Chiesa locale, insieme a Libera contro le mafie. L’appuntamento è una marcia popolare che attraverserà la città da Piazza Garibaldi fino a Piazza del Plebiscito, con l’obiettivo di riportare al centro il tema dell’educazione come infrastruttura sociale fondamentale.
L’iniziativa nasce dentro una rete che lavora quotidianamente nei territori più fragili: scuole di quartiere, comunità educative, carceri, servizi per minori e spazi sociali. L’idea è dare visibilità a chi opera spesso in condizioni difficili, cercando di costruire relazioni, opportunità e percorsi di inclusione dove prevalgono marginalità e disuguaglianze.
Il cuore della mobilitazione è una richiesta politica e culturale precisa: superare interventi frammentati e logiche emergenziali per costruire politiche strutturali. Tra le proposte emergono un nuovo impianto normativo per l’“educazione di comunità”, la continuità dei progetti educativi nei territori, il riconoscimento del lavoro sociale attraverso condizioni contrattuali dignitose e un reddito stabile per gli operatori del settore.
Accanto a questo, si rilanciano misure di accessibilità alla cultura e allo sport, interventi mirati per l’infanzia e un piano di recupero degli spazi inutilizzati o abbandonati. Un ruolo centrale viene attribuito anche ai beni confiscati alla criminalità organizzata, pensati come risorse da restituire alla collettività per generare lavoro, mutualismo e sviluppo sociale.
La proposta include inoltre forme stabili di co-programmazione tra istituzioni e realtà del territorio, insieme a strumenti di trasparenza e prevenzione della corruzione negli ambiti dei servizi sociali. L’educazione viene interpretata come processo diffuso, che coinvolge scuola, quartiere e comunità in modo continuo, con un approccio basato su pratiche nonviolente e partecipative.
La marcia non avrà solo un carattere rivendicativo, ma anche espressivo e collettivo: lungo il percorso sono previsti momenti artistici, musica e performance di strada. L’intento è costruire un’immagine diversa della città, che si opponga alla cultura delle armi e alla violenza nelle sue molte forme — sociale, patriarcale, economica e criminale — e che scelga invece di valorizzare memoria, cura e responsabilità condivisa verso i più giovani e le vittime innocenti.
Ciro Crescentini

