Napoli, la lotta dei detenuti di Poggioreale. Prime richieste accolte

Servono misure alternative, ampliare contatti telefonici 

E’ durata quattro ore l’iniziativa di lotta dei detenuti del carcere di Poggioreale di Napoli. La protesta è scoppiata al termine dell’ora d’aria quando alcuni detenuti anziché rientrare nelle sezioni sono saliti sul tetto.In altri padiglioni i detenuti hanno iniziato a battere le stoviglie sulle grate urlando “rivolta” mentre alcuni detenuti hanno rovesciato a terra diversi oggetti. Un blocco stradale è stato organizzato dai parenti dei detenuti davanti davanti alla casa circondariale.  La rivolta è terminata grazie ad una difficile mediazione condotta dal garante regionale per i diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello, questore Alessandro Giuliano ed il comandante provinciale dei Carabinieri, generale Giuseppe Canio La Gala. “Sono stato tutto il pomeriggio nel carcere di Poggioreale dove c’è stata una rivolta violenta che ha coinvolto almeno quattro padiglioni, in uno, il Napoli, i ristretti sono saliti sul tetto dell’edificio– afferma Ciambriello – Il divieto di colloqui per la paura del Coronavirus, Il sovraffollamento, le celle e le condizioni verificate in tante mie visite in alcuni reparti dell’Istituto di Napoli-Poggioreale possono essere facilmente considerate in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la tutela delle libertà fondamentali e dei diritti umani che inderogabilmente vieta ‘trattamenti o pene inumane o degradanti’, sono argomenti da trattare, denunciare alla Politica e alle autorità competenti.Così come il temporeggiare del Governo, la poca informazione, le contraddizioni nei decreti – sottolinea Ciambriello – Tanti padiglioni di Poggioreale hanno inteso protestare pacificamente con la “battitura” di pentole. La protesta è arrivata in tante carceri italiane:Modena, e Frosinone, ma anche Vercelli, Alessandria, Foggia. Occorrono provvedimenti di sano realismo, di liberazione anticipata, arresti domiciliari, e di clemenza“. Il Garante regionale dei detenuti ha comunicato che, da una interlocuzione col Tribunale di sorveglianza, ai detenuti in semilibertà verranno concessi i domiciliari. Sulla vicenda sono intervenuti Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, Segretario, Tesoriera e Presidente di Radicali Italiani. “Se è difficile per chiunque vivere in questo periodo con i provvedimenti di contenimento del virus, lo è a maggior ragione per chi vede ristrette le sue libertà, chi è detenuto. Una situazione che è esplosiva, per sovraffollamento, strutture carenti e personale insufficienti, diviene oggi fuori controllo in molte realtà. Da una parte vi è il rischio di contagio all’interno, con una sanità impreparata a gestire la situazione qualora divenisse realtà. Dall’altra la possibilità di ulteriori rivolte è evidente ed è impensabile utilizzare la semplice repressione” – hanno dichiarato Iervolino, Giulia Crivellini e Boni – Le restrizioni messe in atto per i detenuti aggravano il loro isolamento e la disperazione. La decretazione d’urgenza, spesso utilizzata a sproposito, qui potrebbe consentire il temporaneo ampliamento delle misure alternative al carcere e, a livello delle singole strutture, si dovrebbero estendere di molto le possibilità di contatti telefonici con famigliari e amici che oggi non possono andare a trovare chi è in carcere – hanno concluso i due esponenti radicali – Non occuparsi del dossier carcere subito significa porre le premesse per alimentare una situazione che sta per fuggire di mano completamente

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