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Napoli, i disoccupati: “subito un piano straordinario per la formazione e il lavoro”

Redazione by Redazione
30 Dicembre 2020
in Campania, Notizie correlate
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Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Nessuna devastazione ambientale, il responsabile è il Capitale!Per una campagna di bonifica e messa in sicurezza della nostra Regione ed Area Metropolitana
Per un Piano straordinario per il lavoro

Ancora immagini disastrose, strade sprofondate, mari esondati, quartieri inondati, locali distrutti: il “maltempo” è frutto dei cambiamenti climatici figli di un sistema produttivo da cambiare.

Ma i governi rispondono alle leggi dell’economia capitalistica, solo al profitto, nemmeno un accenno alla necessità di un piano straordinario per il lavoro finalizzato alla messa in sicurezza dei territori.

E’ una delle questioni che denunciamo e poniamo al centro ogni volta che rivendichiamo un tavolo interistituzionale con Governo, Regione, Città Metropolitana e Comune.

Le questioni del dissesto idrogeologico, delle bonifiche, della messa in sicurezza del nostro territorio, locale e nazionale, vengono affrontati spesso con un approccio emergenziale, il più delle volte dettato da tragici eventi che scatenano il dibattito dell’opinione pubblica senza mai mettere al centro il problema e una sua reale risoluzione.

Facciamo un altro esempio come la questione dei roghi nelle aree boschive del territorio nazionale che ha tenuto banco nelle scorse estati, nelle televisioni e nei giornali nazionali per diverse settimane.

Vi ricordate le immagini del parco del Vesuvio mortificato da roghi, di carattere doloso?

Quegli eventi ne hanno modificato la biodiversità mettendo a repentaglio la sicurezza delle popolazioni che vivono a ridosso del parco, non solo per la situazione contingente di pericolo , dovuta ai fuochi che si sono succeduti per giorni senza piogge e alimentati dal forte calore estivo e dal vento, ma specialmente per le conseguenze che potrebbero esserci nell’area nei prossimi anni.

Smottamenti del terreno, inquinamento da polveri sottili, alluvioni e frane sono alcune delle conseguenze che questi territori potrebbero vivere nel futuro prossimo, se non si dovesse prevedere un intervento straordinario di prevenzione e manutenzione su quelle aree.

Il parco del Vesuvio è solo uno tra i tanti episodi che hanno caratterizzato la devastazione ambientale della Campania, ricordiamo la scellerata gestione del piano rifiuti e un criminale giro di affari sugli sversamenti illegali.

I danni sulla salute e sull’ecosistema sono incalcolabili, ancora oggi le popolazioni campane stanno pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane: oggi sicontinua a sversare illegalmente e si continuano ad appiccare roghi tossici che hanno effetti devastanti sulla salute dei cittadini e sull’agricoltura.

Il quadro nel resto del paese non è molto distante dallo scenario campano, intere aree boschive sono state invase dai roghi (Sardegna, Piemonte, Sicilia,Puglia, ecc. ecc.) cancellando in pochi giorni ettari di macchia mediterranea; intere aree ex industriali del nord del paese sarebbero da bonificare per i livelli di inquinamento altissimi e manca un piano di intervento e messa in sicurezza dei bacini idrogeologici che possa prevenire tragedie (da Livorno a Genova ricordate le varie alluvioni?)

C’è l’emergenza e l’esigenze di mettere in campo un azione di sistema che affronti la questione della messa in sicurezza dei territori nella sua complessità, servirebbe sicuramente una campagna nazionale in grado di affrontare la questione a 360°.

Prendiamo in analisi la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli, per provare di immaginare una prospettiva concreta di intervento.

Ogni estate si parla molto di roghi e di interventi emergenziali per spegnere gli incendi ma in realtà la questione fuoco è paradossalmente la parte minore del problema. Questo perché è solo la punta dell’iceberg.

Nella nostra area metropolitana la bonifica di suoli e siti inquinanti, anche derivanti da roghi di diversa natura, rappresenta attualmente una delle più rilevanti problematiche per gli interventi di recupero e di risanamento ambientale, in particolare come si diceva anche nella premessa, l’emergenza Terra dei Fuochi andrebbe affrontata con un piano straordinario di interventi per l’abbattimento del rischio nei comuni interessati.

Secondo il rapporto della Società Geografica Italiana nell’Italia meridionale sono 1667 i comuni rischio frana e alluvione, di essi 447 sono campani, in pratica l’39;86% dei comuni della regione Campania è a rischio.

Rispetto a questa emergenza ancora troppo poco è stato fatto, secondo Ispra/Regioni la percentuale di aree bonificate sul totale delle aree da bonificare è dello 0,8% (2013).

Di chi è la competenza sui fuochi, bonifiche e roghi?

La competenza in materia di bonifiche e incendi boschivi è regionale, mentre lo spegnimento è di competenza statale, in questo contesto però i sindaci possono giocare un importante ruolo, specialmente rispetto alla prevenzione e in materia di protezione civile.

L’art. 15 della legge 225/92, individua il Sindaco come autorità di protezione civile, che si vede così rafforzare le proprie competenze già conferitegli dall’art. 38 della legge 8 giugno 1990 n. 142, il sindaco della città metropolitana poi assume anche il compito di coordinatore dei sindaci dell’area di sua competenza.

I sindaci in questo caso svolgono un ruolo fondamentale, da un lato possono formare a livello il DOS (Direttore delle Operazioni di Spegnimento) selezionato tra le fila del corpo forestale, in più dato per assunta la conoscenza del territorio da parte dei primi cittadini possono svolgere un ruolo di primo piano rispetto al monitoraggio e alla prevenzione dei territori a loro sottoposti; i sindaci in ultima analisi possono , nel rapporto con la regione, chiedere risorse rispetto alla prevenzione e dettare la scala delle priorità sui territori anche rispetto a bonifiche e carenza di personale addetto alla prevenzione o alla messa in sicurezza del territorio.

In questa direzione andavano anche alcune linee di finanziamento, ad esempio il POC 2014-2020 ovviamente della regione Campania che prevedevano esplicitamente la realizzazione di interventi di messa in sicurezza del territorio e miglioramento del sistema di monitoraggio già finanziati dal POR FESR 2007-2013 e non realizzati ancora.

Tra gli esempi si cita in particolare il finanziamento dei piani comunali di protezione civile e potenziamento della sorveglianza e del monitoraggio delle aree vulcaniche molto estese nella nostra area metropolitana, che non riguarda solo il vesuviano ma anche la zona dei campi flegrei.

Il potenziamento dell’azione di bonifica di siti inquinati sul territorio regionale, con priorità alle aree sensibili e quelle a vocazione agricola, gli interventi di prevenzione e mitigazione dei rischi naturali e antropici e azioni di miglioramento dei sistemi di gestione del rischio, gli interventi nell’ambito della gestione integrata del ciclo dei rifiuti urbani e promozioni della gestione eco-compatibile dei rifiuti industriali.

Non mancano le risorse e gli assi per poter finanziare in sostanza una grande campagna di bonifica e messa in sicurezza della nostra regione e in particolare dell’area metropolitana dove vivono più della metà dei campani presenti sul territorio regionale.

CONTESTO SOCIALE

Proprio la nostra città e l’area metropolitana di Napoli stavano vivendo un momento di crescita – colpito enormemente dall’emergenza Covid-19, da parte dell’interesse culturale e turistico.

In questi anni sempre maggiore è stato l’interesse al nostro patrimonio storico culturale, paesaggistico ed enogastronomico.

Uno sviluppo bloccato in particolar modo da due fattori:

1) una mancata redistribuzione della ricchezza e un conseguente aumento della sofferenza delle fasce più deboli, dei proletari della nostra città

2) Un territorio martoriato dall’emergenza ambientale che non ne permette a pieno lo sviluppo, con gravi ricadute sulla salute dei cittadini.

Il secondo punto è stato illustrato nella parte precedente, però ci sembra opportuno sottolineare come un’intervento di messa in sicurezza dei territori, di bonifica e di prevenzione della area
metropolitana di Napoli, non solo è un vantaggio per le condizioni di sviluppo del polo turistico della salute, ma rappresenterebbe un opportunità lavorativa per centinaia di disoccupati e disoccupate di questi territori.

Dobbiamo citare i dati Svimez per fotografare il disastro occupazionale al Sud e nel Mezzogiorno?

Da questo punto di vista una campagna che si ponga l’obiettivo della messa in sicurezza dei territori può rispondere a diverse esigenze, da un lato prevenire eventi catastrofici e problemi sulla salute di migliaia di cittadini e cittadine che vivono nei 92 comuni della città metropolitana.

Dall’ altro può diventare un occasione per la creazione di nuovi posti di lavoro, che abbiano anche una funzione di tutela dell’ambiente delle comunità.

Se sono le comunità, con i propri disoccupati ad entrare in prima persona nel controllo dei territori, possono diventare un utile argine per le infiltrazioni criminali che invece nella nostra regione hanno sempre rappresentato un apripista per la devastazione e la speculazione.

Da questo punto di vista una campagna che si ponga l’obiettivo della messa in sicurezza dei
territori può rispondere a diverse esigenze, da un lato prevenire eventi catastrofici e problemi sulla salute di migliaia di cittadini e cittadine che vivono nei 92 comuni della città metropolitana.

Dall’altro può diventare un occasione per la creazione di nuovi posti di lavoro, che abbiano anche una funzione di tutela dell’ambiente delle comunità.

Se sono le comunità,con i propri disoccupati ad entrare in prima persona nel controllo dei territori, possono diventare un utile argine per le infiltrazioni criminali che invece nella nostra regione hanno sempre rappresentato un apripista per la devastazione e la speculazione.

Da questo punto di vista sarebbe fondamentale un rapporto stretto tra gli appalti che si concedono per la realizzazione di alcuni lavori e delle clausole sociali, non solo per sancire un risarcimento agli anni di devastazione sociale e ambientale che le nostre popolazioni hanno subito negli ultimi decenni , tra povertà, tumori ed emigrazione; ma soprattutto , grazie ad un nuovo utilizzo dei centri per l’impiego, un monitoraggio sull’ingresso e l’uscita dal mercato del lavoro, sottraendola in parte alle mafie e ai gruppi criminali.

Prevedere la formazione di centinaia di disoccupati, anche scarsamente qualifica, in mansioni di controllo, monitoraggio e cura del nostro territorio può essere un primo passo per immaginare la nascita di un ciclo virtuoso che non rincorre l’emergenza o le grandi opere, ma che al contrario mette al centro le comunità e da vita ad un ciclo di messa in sicurezza che può vedere anche l’utilizzo di mano d’opera altamente qualificata, in un secondo momento, o l’ingresso del mondo dell’accademia e della ricerca scientifica.

Cosa ci vuole per farlo? La nostra lotta, la nostra mobilitazione, la nostra convinzione e determinazione

Movimento disoccupati 7 Novembre

Tags: disoccupati 7 novembreformazionelavoro
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