Dopo il pestaggio mortale in piazza Sant’Anna, il fermo del responsabile e la convalida del Gip. Il movimento: «La sicurezza non è solo controllo».
La morte di Guido Roviello, 62 anni, ha scosso profondamente Caserta e riacceso il dibattito sul disagio sociale che da tempo interessano alcune zone della città. Roviello, senza fissa dimora, è morto in ospedale dopo essere stato aggredito e brutalmente picchiato in piazza Sant’Anna.
Per l’aggressione è stato fermato dai baschi verdi del nucleo di Caserta della Guardia di Finanza un uomo senza fissa dimora di nazionalità romena, inizialmente indicato come cittadino ucraino. Il fermo è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari. Il presunto responsabile è accusato di omicidio aggravato dai futili motivi.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, all’origine dell’aggressione ci sarebbe stato un debito di 50 euro non saldato. Una somma esigua che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata all’origine della violenza culminata nel pestaggio di Roviello e nella sua successiva morte.
A individuare e sottoporre a fermo il presunto autore dell’aggressione sono stati i baschi verdi del Gruppo di Caserta, coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

A rendere ancora più sconvolgente la vicenda è il video che ha immortalato il pestaggio. Le immagini mostrano una violenza consumata in un luogo pubblico e hanno suscitato indignazione anche per la presenza di persone che hanno assistito alla scena senza riuscire, o senza scegliere, di intervenire.
Ma la morte di Roviello non ha sollevato soltanto interrogativi di carattere giudiziario. Ha riportato al centro dell’attenzione anche la situazione di piazza Sant’Anna, area nella quale commercianti e residenti denunciano da tempo episodi di tensione, liti e situazioni di degrado.

Ed è proprio partendo da questo contesto che Potere al Popolo! – Caserta invita a non limitare la discussione alla sola questione dell’ordine pubblico. «Di fronte alla violenza che ha sconvolto la nostra città, la risposta non può essere ancora una volta più divise, più controlli, più militarizzazione», sostiene l’organizzazione, prendendo posizione contro una risposta basata esclusivamente sull’aumento della presenza repressiva sul territorio.
Per Potere al Popolo, infatti, l’episodio deve essere letto anche alla luce di una condizione sociale più ampia. «Caserta vive da anni una condizione di abbandono, responsabilità di amministrazioni di destra e centrosinistra e dei commissari che si sono susseguiti», afferma il movimento, individuando nelle politiche amministrative degli ultimi anni una delle ragioni della situazione di difficoltà vissuta in alcune aree della città.
Nel ragionamento dell’organizzazione, violenza e marginalità non possono essere considerate fenomeni separati. «La violenza cresce dentro precarietà, povertà, marginalità e assenza di prospettive», sottolinea Potere al Popolo, richiamando anche il particolare elemento emerso dalle prime ricostruzioni sull’aggressione: «L’assassinio di Guido, legato secondo le prime ricostruzioni a un debito di poche decine di euro, ci interroga profondamente».
Una riflessione che, nelle parole del movimento, non significa in alcun modo attenuare la gravità dell’omicidio o giustificare la violenza. La posizione viene infatti ribadita in modo netto: «Nulla giustifica un omicidio». Subito dopo, però, Potere al Popolo sposta l’attenzione sulle responsabilità collettive e sulle condizioni nelle quali maturano situazioni di estrema marginalità: «Ma una società che lascia le persone senza dignità, lavoro e futuro ha fallito».
Da qui la proposta politica alternativa alla semplice intensificazione dei controlli. «Noi diciamo l’opposto della militarizzazione: lavoro, casa, servizi pubblici, scuola, sanità, spazi sociali e diritti», afferma Potere al Popolo, indicando una serie di interventi che, secondo l’organizzazione, dovrebbero rappresentare il punto di partenza per affrontare alla radice anche il problema della sicurezza.
Il concetto viene sintetizzato in una frase che costituisce il cuore del comunicato: «La sicurezza non è solo controllo». Per Potere al Popolo, infatti, la sicurezza passa anche dalla possibilità per le persone di vivere in condizioni dignitose. «Sicurezza è poter vivere con dignità», sostiene il movimento.
Una posizione che porta alla conclusione del documento: «Solo la giustizia sociale può rendere davvero più sicura Caserta».
La vicenda di Guido Roviello apre dunque due piani di discussione destinati inevitabilmente a incrociarsi. Da un lato c’è l’esigenza immediata di garantire maggiore sicurezza a chi vive e lavora in piazza Sant’Anna e nelle zone considerate più problematiche. Dall’altro c’è il tema, più ampio, delle condizioni di povertà, marginalità e abbandono che caratterizzano una parte del territorio.
Saranno le indagini della magistratura a stabilire con precisione responsabilità e dinamica dell’aggressione. Ma la morte di Roviello ha già imposto alla città una domanda che va oltre il singolo episodio: come intervenire sulle situazioni di degrado e violenza senza dimenticare le persone che vivono ai margini della società?
È questo il confronto che ora si apre a Caserta, tra la richiesta di maggiore sicurezza proveniente dal territorio e l’appello, rilanciato da Potere al Popolo, a non separare la sicurezza dalla dignità, dai diritti e dalla giustizia sociale.
Ciro Crescentini

