Le strane dimissioni di un impiegato che svolgeva da tempo anche il ruolo di rappresentante sindacale
La Cassa Edile di Napoli torna al centro delle polemiche, questa volta per una vicenda che solleva interrogativi pesanti sulla gestione delle rateizzazioni contributive. Un caso emblematico è quello delle dimissioni improvvise di un impiegato, figura storica dell’ente e rappresentante sindacale di una delle tre organizzazioni sindacali che gestiscono l’ente, da anni responsabile delle pratiche di rateizzazione. La sua uscita di scena, avvenuta qualche anno fa in circostanze poco chiare, continua a far discutere.
Stando ad alcune indiscrezioni trapelate dagli uffici del Centro Direzionale, sarebbero stati concessi periodi di rateizzazione per il pagamento delle contribuzioni ben oltre i limiti previsti dalle regole ufficiali, a vantaggio di imprese specifiche. Una situazione che avrebbe alimentato forti dubbi su alcune pratiche e sul possibile uso discrezionale delle deroghe, riaccendendo il dibattito su un sistema che, nato per garantire equità, rischia invece di generare favoritismi e iniquità nell’accesso ai benefici come il Durc – documento indispensabile per lavorare con la pubblica amministrazione e altre committenze.
Fatti che avrebbero fortemente irritato il presidente della Cassa Edile, Rodolfo Girardi, un professionista onesto, dotato di grande tensione etica. Girardi avrebbe attivato immediatamente le procedure per un’inchiesta interna.
Rateizzazioni “ad personam”?
Le domande si moltiplicano: chi avrebbe beneficiato di queste condizioni favorevoli? Per quanto tempo? E soprattutto, chi sarebbe stato escluso o penalizzato da queste scelte? A chiedere chiarezza sarebbero molte piccole e medie imprese edili, che da sempre rispettano gli obblighi contributivi e ora chiedono parità di trattamento.
Il sospetto è che alcune aziende sarebbero state agevolate in maniera ingiustificata. Non è un caso che i riflettori si siano accesi su specifici territori: Afragola e Casoria. Sarebbero infatti numerose le imprese con sede in questi comuni ad aver ottenuto condizioni di rateizzazione particolarmente favorevoli, alimentando dubbi su possibili pressioni o connivenze locali.
Un sistema nato per garantire equità rischia di creare disuguaglianze
Nel settembre 2020, un accordo tra le parti sociali ha introdotto criteri chiari per le rateizzazioni delle Casse Edili. La durata della rateizzazione è oggi stabilita in base all’importo del debito, con soglie precise: fino a 5 mila euro per 6 mesi, fino a 15 mila euro per 12 mesi, e così via fino a un massimo di 24 mesi per debiti superiori a 30 mila euro. L’accordo ha previsto anche l’obbligo di garanzie fideiussorie e il pagamento prioritario delle prestazioni ai lavoratori.
Eppure, nonostante queste regole, continuano a emergere segnalazioni di disparità. Alcune aziende otterrebbero dilazioni molto più estese (e acquisire i Durc) grazie ad accordi sindacali aziendali che non sarebbero accessibili a tutti. Questo meccanismo, se confermato, rischia di diventare una scorciatoia per pochi privilegiati, minando la concorrenza leale e penalizzando chi agisce nel rispetto delle regole.
Un sistema sotto osservazione
La vicenda dell’impiegato dimissionario rappresenta solo la punta dell’iceberg. Le domande rimaste senza risposta gettano ombre su un sistema che dovrebbe garantire equità e trasparenza. I vertici locali e nazionali dell’Ance e delle organizzazioni sindacali Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil sono stati informati? E se sì, quali misure sono state adottate per garantire un controllo effettivo?
La posta in gioco è alta: la credibilità del sistema e la fiducia degli operatori del settore. È necessario fare luce su quanto accaduto e assicurare che tutte le imprese – grandi o piccole – abbiano le stesse possibilità di accesso ai benefici previsti, senza favoritismi o distorsioni. Solo così la Cassa Edile potrà riacquistare autorevolezza e restituire equilibrio a un mercato, quello dell’edilizia, già provato da anni di crisi economica e instabilità normativa.
La reazione “curiosa” di un sindacalista rampollo
A margine della vicenda, emerge un episodio altrettanto indicativo del clima che si respira all’interno dell’ente. Dopo la pubblicazione dell’articolo de Il Desk intitolato “Napoli, Cassa Edile: tensione e malessere tra gli impiegati”, un delegato sindacale aziendale della Cassa, figlio di un noto segretario generale della Filca Cisl ora in pensione, si sarebbe “immediatamente attivato” per raccogliere firme a sostegno di una sorta di “documento di presa di distanza” dai contenuti dell’articolo. Un’iniziativa singolare, un misero tentativo di dividere il personale tra “buoni” e “cattivi”, sulla base dell’adesione o meno alla sua linea. Un documento prontamente consegnato ai vertici aziendali.
Un gesto che, secondo quanto riferito da più fonti, non ha però ottenuto l’unanimità auspicata: sei dipendenti non hanno firmato, esprimendo dissenso rispetto a un’operazione interpretata da alcuni come una sorta di ennesimo atto di sindacalismo filo-aziendalista. Comportamento tipicamente fantozziano. Calza a pennello un proverbio parte integrante della cultura popolare e contadina: “la mela non cade mai lontano dall’albero“
Red

