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Mazzette per appalti dell’esercito a Napoli, arrestati 2 ufficiali ed imprenditore

Redazione by Redazione
28 Gennaio 2016
in Campania, In Primo Piano, Notizie correlate
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Gli indagati accusati di corruzione per 2 gare e l’accordo per ulteriori aggiudicazioni

NAPOLI – Dalle indagini, coordinate dalla procura ddi Santa Maria Capua Vetere, emerge un grave quadro indiziario a carico dell’imprenditore casertano Francesco Caprio, di Antonio Crisileo e Gaetano Mautone. ufficiali superiori dell’esercito italiano, rispettivamente, con mansioni di capo ufficio amministrazione, il primo, e, capo ufficio contratti, il secondo. E’ scattata all’alba l’operazione anticorruzione della polizia di Stato e della guardia di finanza di Caserta per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei tre indagati. L’imprenditore e i due tenenti colonnello dell’esercito sono accusati di corruzione nell’ambito di appalti per opere pubbliche. I due ufficiali arrestati sono in servizio presso il ministero della Difesa, X Reparto Infrastrutture di Napoli. Gli inquirenti contestano diversi episodi di corruzione intercorsi tra gli ufficiali e l’imprenditore casertano, destinatario di una serie di appalti banditi dal ministero della Difesa.  “In particolare – si legge nella nota della Procura – si è accertata l’elargizione dell’imprenditore di 44.000 euro a beneficio di Mautone, in relazione a due diverse gare di appalto aggiudicate in favore di imprese del suo gruppo, nonché la promessa da parte dell’imprenditore di versamento della ulteriore somma di euro 12.000 euro in favore di Mautone e del Crisileo per la assegnazione di ulteriori lavori. Gli inquirenti sospettano come questa circostanza, insieme con altri elementi già agli atti, lasci presumere l’esistenza di un vero e proprio sistema di illecita gestione degli appalti operante all’interno del X Reparto Infrastrutture dell’Esercito Italiano. In sede di esecuzione della misura degli arresti domiciliari, è stata data esecuzione anche al sequestro della somma di 49 mila curo nei confronti di Mautone pari all’importo del profitto della corruzione”. I due ufficiali sono stati sospesi dall’esercito

 

L’INDAGINE – Sono tre le società partecipanti alle gare nel mirino degli investigatori. Ma oltre a Coedi srl, Power Group e Casertana Costruzioni, sarebbero riconducibili alla famiglia Caprio altre quattro società: Gallo Costruzioni, Mediappalti, Golden Green e Impresa Costruzioni, alcune delle quali amministrate formalmente da prestanome. L’inchiesta è partita dalle segnalazioni di alcune presunte irregolarità nell’assegnazione alla Coedi srl da parte del Comune di Caserta dei lavori di ristrutturazione dell’ex caserma Sacchi, immobile che dal Demanio è stato assegnato al Comune che intendeva ristrutturarlo per adibirlo a sede di alcuni uffici pubblici. L’assegnazione fu annullata dal Tar di Napoli e indusse gli inquirenti ad approfondire i rapporti tra il Comune e i cugini Caprio, imprenditori dell’agro aversano trapiantati a Caserta, a cui sono riconducibili diverse società che risultavano avere vinto gare d’appalto bandite dall’amministrazione. Le intercettazioni hanno consentito di far emergere il rapporto anche tra Caprio e i due ufficiali. Tra i lavori al centro dell’inchiesta anche la ristrutturazione della Caserma Rispoli di Maddaloni aggiudicati nel 2013 dalla Casertana Costruzioni per un importo di 158 mila euro.

 

GLI UFFICIALI AL TELEFONO: “CI ARRESTANO” –  “Io e te stiamo nella situazione che arrestano me e te, è turbativa d’asta e corruzione. Io non ho visto ancora niente e non voglio fare più niente”. Così gli ufficiali arrestati parlavano al telefono in una delle tante conversazioni intercettate. Secondo gli inquirenti, sarebbero accertati tre episodi di corruzione, ma se ne sospettano una decina. Mautone e Crisileo avrebbero favorito l’imprenditore di Casal di Principe in una serie di appalti banditi dal ministero della Difesa in cambio di somme di denaro. In particolare, Mautone avrebbe avuto 44 mila euro in relazione a due diverse gare d’appalto aggiudicate da imprese del suo gruppo. “Se quello ci porta 40 mila euro, perché per stare sempre tranquilli devono mangiare tutti quanti…”, si dicono i due al telefono. In un’altra conversazione gli ufficiali parlano di soldi già ricevuti: “Doveva portare 35 mila euro per una gara e li ha portati. Mi diede 5 mila euro una volta che era l’acconto di un’altra gara”. Per gli investigatori, l’imprenditore avrebbe dovuto versare altri 12 mila euro per l’assegnazione di altri lavori. Dalle conversazioni emerge anche come Mautone più volte sollecitasse l’imprenditore a dare le somme pattuite nei tempi stabiliti citando anche ad altri componenti che facevano parte della commissione e, in più di una conversazione, cita un non identificato “comandante”. Il gip scrive “che le indagini sono ben lungi dall’essere completate e che anzi si impone l’esigenza di concretizzare approfondimenti per far emergere ulteriori responsabilità. Il sistema illecito di cui gli indagati facevano parte – continua il giudice – vedeva partecipi non solo Mautone e Crisileo, ma anche altri colleghi, alcuni dei quali gerarchicamente sovraordinati”. Per il gip, dunque, bisogna individuare l’eventuale coinvolgimento delle persone finite nelle intercettazioni e il non identificato “comandante” a cui i due indagati si riferiscono più volte.Tra le gare d’appalto aggiudicate da Caprio c’è anche quella relativa ai lavori svolti all’interno della Caserma “Salomone” di Capua. Altre riguardavano per la maggior parte il centro sud.

 

 

Tags: arresticorruzioneesercitoimprenditorenapoli
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