La sentenza arriva dopo il ricorso di 41 cittadini e 5 associazioni
La Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che l’Italia non ha protetto i cittadini della Terra dei Fuochi, degradata area a cavallo tra le province di Caserta e Napolil dove per decenni sono stati smaltiti illegalmente rifiuti tossici. La sentenza conferma che le autorità erano a conoscenza del rischio grave e reale per la salute pubblica, ma non hanno adottato misure efficaci per contrastarlo. Un atto d’accusa
Le principali accuse della CEDU: nessuna strategia sistematica per affrontare l’inquinamento. Processo di valutazione dell’emergenza ambientale troppo lento. Mancanza di azioni giudiziarie e penali adeguate contro lo smaltimento illecito dei rifiuti. Informazioni nascoste per anni sotto segreto di Stato.
La sentenza arriva dopo il ricorso di 41 cittadini e 5 associazioni e obbliga il governo italiano a intervenire senza ulteriori ritardi per contrastare il disastro ambientale e proteggere i residenti.
“È una sentenza di portata storica”, ha commentato l’avvocata Valentina Centonze, che assiste i ricorrenti. “Non solo perché accerta la violazione del diritto alla vita, e quindi che ci sono state delle attività omissive da parte dello Stato italiano che non ha saputo fornire adeguate tutele ai cittadini, ma anche perché sono state date delle prescrizioni allo Stato italiano”.
Laconico il commento di Alessandro Cannavacciuolo, 36 anni di Acerra (Napoli), tra i promotori del ricorso presentato nel 2013 “Dopo undici anni arriva finalmente una sentenza che attesta come lo Stato italiano non abbia tutelato la salute dei suoi cittadini. E ora basta annunci e proclami, bisogna intervenire con le bonifiche e un nuovo e concreto progetto di rilancio di questo territorio”.
Anche studi ufficiali, come quello presentato nel febbraio 2021 dalla Procura di Napoli Nord con l’Istituto Superiore di Sanità, hanno dimostrato la correlazione tra determinati tipi di cancro (seno e leucemie) e l’alto grado di inquinamento ambientale dovuto soprattutto all’interramento di rifiuti tossici e alla presenza di numerose discariche, legali e abusive.
Alessandro, anima del Comitato Terra dei Fuochi, ha pagato un alto prezzo familiare, con parenti ammalati, e ora si dice solo parzialmente soddisfatto, “perchè negli anni è aumentata la consapevolezza delle persone. Però è lo Stato che ora deve capire che è il tempo di agire”.
Anche Enzo Tosti, residente ad Orta di Atella (Caserta), del Comitato Terra dei Fuochi, fu tra i firmatari del ricorso alla Cedu e sta “pagando”, visto che gli è stato diagnosticato un linfoma e nel sangue è stata trovata una concentrazione preoccupante di sostanze cancerogene come l’esaclorobenzene. “E’ passato tanto tempo – dice – ma la sentenza è finalmente arrivata. Però la situazione non è cambiata, tra Caserta e Napoli si continua ad ammalarsi, a morire e a sversare rifiuti. Va avviata subito la bonifica dei siti inquinati”.
Duro il commento di Legambiente. “Una sentenza che richiama alla responsabilità un’intera classe politica bipartisan che per anni ha sottovalutato, nascosto quello che accadeva in quel territorio” – hanno scritto in una nota congiunta il presidente nazionale dell’associazione ambientalista Legambiente Stefano Ciafani e la presidente regionale Mariateresa Imparato. “La Terra dei fuochi è una terra ‘martoriata’ nella sua essenza più profonda e ignorata per decenni. Dal 2003 si sono succeduti 12 governi nazionali e 5 a livello regionale senza trovare un ‘vaccino’ efficace contro il virus ‘Terra dei Fuochi”. “Chiediamo che in quei territori venga da subito attuata la sentenza, che impone una strategia globale, l’istituzione di un monitoraggio indipendente e una piattaforma di informazione pubblica. Deve essere fatta davvero ecogiustizia, a partire da una accelerazione seria, efficiente ed efficace della bonifica e con la chiusura del ciclo dei rifiuti”.”Lo dobbiamo ai tanti onesti cittadini campani che vogliono riscattare il proprio territorio e affermare i principi di legalità e trasparenza. Per fermare il fuoco e i veleni dell’ecomafia è necessario dare risposte efficaci, troppo a lunghe rimandate, che richiedono uno sforzo congiunto di tutti”, si legge ancora nella nota.
Adesso l’attuale governo nazionale dovrà dimostrare con i fatti di voler risolvere il problema. La tutela della salute e dell’ambiente non può più aspettare.
Ciro Crescentini
