Inchiesta Ct di Salerno, i 7 arrestati: c’è Lieto, autore Rai ritenuto vicino a Lega

Le accuse di corruzione in atti giudiziari per le sentenze tributarie pilotate, 16 indagati: il professionista irpino ha lavorato a La Prova del Cuoco e Miss Italia, i rumors lo indicavano tra i papabili per la direzione di Raidue in quota Carroccio

Un altro ciclone sulla commissione tributaria di Salerno. Sono sette gli arrestati, sui sedici indagati nell’operazione Ground zero due, sul presunto giro di sentenze pilotate in cambio di soldi e favori. Per tutti l’accusa è di concorso in corruzione in atti giudiziari. Nell’ambito della inchiesta condotta dalla guardia di finanza di Salerno, e coordinata dall’aggiunto della procura salernitana Luigi Alberto Cannavale, è finito in carcere anche Casimiro Lieto, autore televisivo Rai. I rumors davano il professionista irpino tra i papabili per la direzione di Raiuno, l’anno scorso, in quota Lega. Tra le sue trasmissioni La Prova del Cuoco, condotta da Elisa Isoardi, ex fidanzata di Matteo Salvini; Miss Italia, La vita in diretta Estate e oggi La Domenica Ventura. In una nota, la Rai annuncia di aver “avviato l’iter per la risoluzione del contratto di collaborazione di Casimiro Lieto”. Gli altri arrestati sono Antonio Mauriello, di Salerno, membro del Consiglio nazionale della giustizia tributaria; Giuseppe Pagano, giudice tributario di Nocera Inferiore; Rosario Attilio Passarella, dipendente amministrativo presso la Commissione Tributaria di Salerno, residente a Battipaglia; i professionisti tributari Francescopaolo Savo, di Amalfi, e Giuseppe Somma, di Nocera Inferiore; Paola Panariello, referente della società Full Project, di Sant’Egidio del Monte Albino. Indagati, non destinatari di misura cautelare, anche il professionista tributario Vincenzo Castellano, di Ariano Irpino; l’imprenditore Aniello Pappacena, di Sarno; l’ex giudice tributario Giuseppe De Camillis, di Fragneto Monforte; i dipendenti amministrativi della Commissione Tributaria regionale Giuseppe Naimoli, di Salerno, e Salvatore Sammartino, di Sarno; il presidente delle V sezione della Commissione Tributaria di Salerno, Fernando Spanò, di Pomigliano d’Arco; l’avvocato Francesco Maiorino, di Nocera Inferiore; il consulente tecnico Modestino Martino, di Avellino; Salvatore Criscuolo, titolare dell’Hotel “La Conca Azzurra”, di Conca dei Marini. Quest’ordinanza di custodia cautelare è il seguito del provvedimento da 14 arresti del 15 maggio. Nelle carte, il gip di Salerno, Pietro Indinnimeo, descrive “un sistema consolidato che sembrava essere unicamente la punta di un iceberg ben più profondo”.

Spanò accusa Mauriello: “Ostentava rapporti con la Lega”. Casimiro Lieto non è l’unico cui si attribuisce una liaison col Carroccio. Secondo il gip, Antonio Mauriello più volte “ha ostentato rapporti e contatti con esponenti apicali della Lega Nord”. Relazioni da spendere coi giudici tributari di Salerno, affinché ne accogliessero i desiderata. A parlare di Mauriello è il collega Fernando Spanò, arrestato nel blitz di sei mesi fa. L’ordinanza lo definisce “un giudice tributario corrotto”. Ma Spanò ora collabora con gli inquirenti, e accusa Mauriello, il quale “esercitava su vari giudici un sentimento per così dire di reverenza”.

Le accuse a Lieto e Mauriello. Lo stesso Spanò inguaia pure Lieto, ammettendo un concorso in corruzione con l’autore televisivo e Mauriello. I tre “si accordavano – scrive il gip – per la corresponsione di un’utilità, consistente nell’individuazione e messa a disposizione, a favore di Fernando Spanò” di un posto di lavoro per il figlio (non indagato, ndr). Lo scopo di Lieto sarebbe stato di “condizionare favorevolmente l’esito di un procedimento tributario di 229.086 euro”, relativo allo stesso manager tv. La causa tributaria risulterebbe definita in secondo grado “con esito favorevole al contribuente nel corso della udienza del 27/6/2017”.  In un’intercettazione Lieto dice a Mauriello: “È arrivato il dispositivo”. E il giudice: “E lo so”. A quel punto l’autore tv pare non trattenere l’entusiasmo:  “E quindi un gollone, un gollone, un gollone (…). Ma io lo sapevo che lo poteva fare solo un presidente sto gol”. L’ordinanza però precisa: il figlio di Spanò “rifiutò la proposta senza neanche andare a rendersi conto dell’effettivo lavoro che avrebbe dovuto fare”.

Gianmaria Roberti

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