Impianto di compostaggio a Chiaiano. Sì, no, ma…

Finché l’area individuata è definita “Parco Regionale Metropolitano delle Colline di Napoli” dobbiamo attenerci al rispetto delle regole

Si sta parlando della proposta comunale di realizzare un impianto di compostaggio a Chiaiano.
Bene!
Chiaiano è il quartiere a nord del territorio comunale di Napoli costituito da una area urbana e da una vasta area non urbanizzata compresa nel “Parco Regionale Metropolitano delle Colline di Napoli”.
Si evince che l’impianto “industriale” dovrebbe essere realizzato non nella parte urbana di Chiaiano in mezzo alle abitazioni ma nella parte non urbanizzata.
Ora si pone un problema: tale parte non urbanizzata è all’interno di un’area ambientalmente protetta.
Durante l’operazione deviata pubblica definita emergenza rifiuti in Campania l’area protetta è stata “violentata” con l’imposizione di una discarica di rifiuti tal quale certamente e probabilmente anche di altro dalla mano amministrativa statale incaricata direttamente dall’allora presidente del consiglio dei ministri.
Questa discarica è stata realizzata in un sito geoambientalmente non idoneo, la cava a fossa detta del Poligono, in maniere non conforme alle leggi come denunciato dallo scrivente prima ancora che essa entrasse in funzione e come è stato dimostrato da un’indagine tecnica fatta eseguire dalla Procura di Napoli. Nel territorio del Parco è stato inserito un tumore profondo 60-70 m con licenza di inquinare sottosuolo, falda e aria.
Attualmente tale discarica è non neutralizzabile per quanto riguarda le dispersioni di percolato verso la falda; nemmeno le emissioni di fluidi in atmosfera sono state eliminate. La copertura tombatura non è stata eseguita. In pratica dopo vari anni dalla sua dismissione questo impianto “industriale” nel Parco non solo è al di fuori della legge ma continua ad inquinare.
L’impianto industriale di compostaggio dove si pensa di realizzarlo? Sempre nel perimetro del Parco?
Tanto vale, allora, cancellare il Parco destinando definitivamente e trasparentemente l’area a una filiera di trattamento dei rifiuti.
Tanto già è iniziata.
L’area è vasta e non urbanizzata per cui invece del Parco definiamo ufficialmente che l’area da oggi in poi sarà destinata ad impianti industriali di trattamento dei rifiuti.
Finché l’area è definita “Parco Regionale Metropolitano delle Colline di Napoli” dobbiamo attenerci al rispetto delle regole.

 
In particolare si fa notare che gli “Obiettivi preminenti del parco” sono:
“Nella programmazione degli obiettivi che il parco deve perseguire vi sono il ripristino e la conservazione dell’integrità fisica e dell’identità culturale del territorio. A tal fine il territorio del parco dovrà essere considerato sia per i suoi specifici valori ambientali, naturalistici e paesaggistici, sia in termini ecologici per i suoi effetti compensativi sull’area metropolitana in cui è inserito. La conservazione, la tutela e il ripristino delle caratteristiche naturali del territorio dovranno essere perseguiti con particolare riguardo a: specie floristiche e faunistiche, associazioni vegetali e zoocenosi, loro habitat, specialmente se rari o di particolare interesse naturalistico; habitat e luoghi di sosta per la fauna selvatica, specialmente sui grandi percorsi migratori della stessa; biotopi, formazioni geologiche e geomorfologiche di interesse scientifico, didattico e paesaggistico; qualificazione e promozione delle attività economiche e dell’occupazione locale, anche al fine di un migliore rapporto uomo ambiente; promozione di attività educative, di formazione, di ricerca scientifica, anche di tipo interdisciplinare; sviluppo e valorizzazione delle attività culturali, ricreative e turistiche collegate alle funzioni ambientali compatibili con esse. Questi obiettivi si dovranno tradurre in realtà tramite modalità di tutela e valorizzazione differenziate da una zona all’altra del parco, secondo le caratteristiche fisico-ambientali di ciascuna zona, il tipo di attività produttive esistenti, le attività ricreative compatibili, la 2 maggiore o minore presenza antropica. In alcune zone potrà essere preminente la conservazione, in altre la fruizione e le attività educative, in altre ancora lo sviluppo delle esistenti attività agricole e forestali in area urbana quale fattore garante del mantenimento e valorizzazione di paesaggi naturali antropizzati.”
Impianti industriali, pertanto, non si possono realizzare!
Puzzano, non puzzano: le regole dicono che non si possono fare!

Franco Ortolani

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