Il Comune corre ai ripari, Napoli Sotterranea torna pubblica.La lotta paga

Affidamento transitorio per 4 anni ad un’azienda partecipata comunale

Il Comune di Napoli non rinnoverà la concessione del sito di Napoli Sotterranea all’imprenditore Enzo Albertini. Le lotte delle ex lavoratrici del sito archeologico, delle attiviste dell’Ex Opg-Je so’ pazz e di Potere al Popolo, le inchieste della magistratura, hanno costretto l’amministrazione a correre ai ripari. Le attività saranno internalizzate. E’ quanto è emerso oggi da una riunione svoltasi a Palazzo San Giacomo tra una delegazione e l’assessore Alessandra Clemente. “Abbiamo chiesto la fine della concessione verso privati del bene e quindi una gestione pubblica del sito per garantire maggiori diritti ai lavoratori e per utilizzare i proventi del sito per fini sociali” – hanno dichiarato le attiviste –  L’assessore ha finalmente ascoltato e accolto le nostre richieste. Il Comune ha infatti accettato le nostre proposte in pieno, dichiarando di non voler rinnovare il prossimo 13 Maggio (giorno della scadenza) la concessione del sito di Napoli Sotterranea ad Albertini e si è impegnato a internalizzare il servizio attraverso una fase di transizione con l’affidamento temporaneo della durata di massimo 4 anni alla partecipata Napoli Servizi, per riuscire ad arrivare successivamente a una internalizzazione completa del sito – hanno sottolineato i componenti della delegazione – Ci auguriamo che il Comune tenga fede a quanto dichiarato oggi e continueremo a monitorare e tenere alta l’attenzione su un bene come Napoli Sotterranea, da troppo tempo sottratto alla cittadinanza. Tutti sapevano quello che succedeva lì dentro ma solo grazie alla determinazione dei lavoratori finalmente si sta invertendo la rotta – hanno puntualizzato le attiviste – Facciamo di Napoli Sotterranea un bene comune, rendiamo questo sito un simbolo di riscatto e cambiamento per tutta la città”. Fissata una nuova riunione al Comune per il prossimo 25 febbraio alla presenza dell’assessora Bonanno.

La diretta Facebook organizzata dai lavoratori davanti Palazzo San Giacomo

 La concessione demaniale e comunale per la Napoli Sotterranea, l’associazione che si occupa della gestione sarebbe finita sui tavoli sui tavoli della magistratura e della Guardia di Finanza. In corso controlli incrociati. Sarebbero emerse gravissime responsabilità dell’amministrazione comunale che da agosto 2015 ha acquisito gli ex ricoveri antiaerei del sottosuolo della Città di Napoli, finora di proprietà dell’Agenzia del Demanio ai sensi della Legge 42 del 2009. Si tratta di beni preziosi della città: Garage Morelli, Tunnel Borbonico, la storica area Cinema Metropolitan oggi multisala, l’intero sottosuolo ove si svolgono le visite turistiche ed almeno 21 parcheggi. Anche Napoli Sotterranea figura tra i beni demaniali acquisiti dal Comune di Napoli. Un bene che andava messo a reddito, rinegoziando la concessione con l’associazione culturale di Enzo Albertini le attività culturali e visite guidate. Visite, attività, biglietti d’ingresso che hanno prodotto finora profitti sostanziosi per un privato e un canone irrisorio per le casse comunali. Andava introdotto un sistema di regole preciso sull’utilizzo del personale e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Rientra nelle prerogative e nei compiti dell’amministrazione comunale vigilare. Il Comune svolge il ruolo di ente appaltante, di concedente.  Indicativo l’articolo 36 della legge 300 del 1970 riguardante gli obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche: “Nei capitolati di appalto attinenti ad attività pubbliche, deve essere inserita una clausola esplicita determinante l’obbligo per il beneficiario o appaltatore di applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro di categoria. Ogni infrazione accertata dall’Ispettorato del lavoro deve essere comunicata immediatamente all’ente appaltante e concedente per adottare le opportune determinazioni, fino alla revoca del beneficio ovvero all’annullamento delle concessioni”

CiCre

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