Grosso guaio a Casavatore: voto e camorra, indagati il sindaco e il suo sfidante

La Dda contesta il voto di scambio aggravato dalle modalità mafiose al primo cittadino Lorenza Orefice, del centro, e al candidato del Pd, Salvatore Silvestri. Notificati gli avvisi di chiusura indagini a 15 persone, tra cui comandante e un maresciallo della polizia municipale. L’ombra del clan Ferone sulle ultime comunali

Ci sono tutti gli ingredienti di un brutto affare nell’inchiesta della Dda di Napoli sulle ultime comunali a Casavatore, hinterland nord di Napoli. Come riporta il Corriere del Mezzogiorno, l’ipotesi dei pm è che il clan Ferone, federato agli scissionisti di Scampia, si divise: metà appoggiò il candidato sindaco del Pd, Salvatore Silvestri (a destra in foto col ministro della giustizia, Orlando, estraneo alla vicenda); l’altra sostenne Lorenza Orefice, candidato dell’Udc vincente al ballottaggio. Sono 15 gli indagati a cui i carabinieri hanno notificato gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari. Tra loro anche Silvestri e Orefice. I pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra contestano ai due il voto di scambio aggravato dalle modalità mafiose. Accusa di voto di scambio anche ad Antonio Piricelli, comandante della polizia municipale, e a Vincenzo Orefice, maresciallo dei caschi bianchi, aggravata però dall’aver commesso il fatto con abuso dei poteri. A Piricelli si contesta anche di non aver trasmesso in Procura alcune notizie di reato di cui era venuto a conoscenza

 

INQUIETANTI EPISODI – Secondo gli inquirenti, durante la campagna elettorale il voto fu inquinato da una serie di inquietanti episodi.
La Procura ipotizza che Silvestri e i candidati consiglieri Mauro Ramaglia, Barbara Cozzolino e Salvatore Pollice avrebbero promesso agli elettori “dazioni di denaro, buoni pasto, generi alimentari e posti di lavoro”. Piricelli e Vincenzo Orefice “nel sovrintendere alle normali operazioni di tutela del territorio, quali disinfestazioni e derattizzazioni, evidenziavano ai cittadini che tali operazioni erano state realizzate per il diretto interessamento e su insistenza di Ramaglia, Silvestri e Pollice”. In occasione del ballottaggio, il comandante della polizia municipale e il suo collaboratore si sarebbero adoperati affinché i manifesti di Silvestri non venissero strappati, anche modificando la collocazione delle telecamere di sicurezza. Piricelli, che sarebbe stato a conoscenza delle minacce e delle promesse fatte agli elettori, non informò la Procura. Tutto partì il 24 aprile 2015 quando in un bar di Casavatore furono uccisi Ciro Cortese e Aldo Pezone, ritenuti legati al gruppo camorristico dei Vanella-Grassi. Cortese aveva in tasca un bigliettino con il nome del candidato Ramaglia, e con l’annotazione accanto di una cifra, 2000. Dalle intercettazioni telefoniche sull’utenza di Ramaglia e di alcuni suoi familiari nasce il sospetto di ”compravendita” di voti. Consensi acquistati con buoni pasto, o con 50 euro a testa o ancora con posti di lavoro. C’è anche chi protesta per non aver ricevuto i cinquanta euro pattuiti: come una tale Nancy, la quale si lamenta per non essere stata pagata e sostiene che, come sottolineano gli inquirenti ”se non le verrà corrisposta la somma frutto della promessa fatta in campagna elettorale, denuncerà tutti quanti, e soprattutto Ramaglia per quel ‘fatto suo'”.

 

IL CLAN IN CAMPAGNA ELETTORALE – Accuse ancora più pesanti nei passaggi riguardanti la presenza del clan in campagna elettorale. Per i pm Silvestri e i suoi si avvalsero del supporto elettorale di Massimo Minichini, un affiliato sorvegliato speciale che “stazionava stabilmente davanti alla sede del comitato elettorale” del candidato sindaco Pd, di cui “promuoveva la candidatura”. Tuttavia all’interno della cosca accade qualcosa. Il 13 giugno, vigilia del ballottaggio, Massimo Minichini “fu pubblicamente picchiato” da altri affiliati al clan Ferone. Sarebbero stati Paolo Spinuso, Salvatore Ferone e Giuseppe Pellegrino, che invece sostenevano Lorenza Orefice. La ricostruzione investigativa fa emergere che il pestaggio avrebbe ribaltato il risultato del primo turno. Orefice, che aveva ottenuto il 35,30 per cento, fu eletta con il 56,16 per cento; Silvestri, dal 41,55 per cento salì appena al 43,84.

(Foto Salvatore Silvestri/Fb)

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