Giugliano, demolizione villaggio Zaccaria: esposto in Procura

L’area acquisita da una cooperativa, i lavori autorizzati nel 2019. Reazioni delle senatrici e consiglieri regionali

La vicenda di Villaggio Zaccaria, il villaggio baronale del ‘700 di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, ridotto in macerie potrebbe far scattare l’intervento della magistratura. Un esposto è stato depositato presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord dal vice presidente di Italia Nostra Luigi de Falco e da Ciro Totaro, presidente dell’associazione Architetti in Rete per chiedere “l’immediata sospensione cautelativa dei lavori anche allo scopo di scongiurare i possibili ulteriori danneggiamenti al patrimonio artistico e storico archeologico ancora rinvenibile in loco, l’accertamento di tutte le circostanze segnalate, della presenza del titolo edilizio adeguato alla natura dell’intervento e della sua regolarità, nonché dell’avvenuto conseguimento del consenso – ove dovuto – della riferita autorità preposta alla tutela dei beni di interesse dello Stato, e in caso di irregolarità accertate, di voler intervenire per individuare e reprimere le eventuali responsabilità personali di quanti abbiano concretizzato e, con ogni assenso o omissione, favorito la distruzione di significative testimonianze della storia dei luoghi”. E a quanto pare, nelle ultime ore sarebbero emersi nuovi particolari. La masseria sarebbe stata acquisita dalla Cooperativa ‘Risorgimento 2001’ che il 18 luglio 2019 ha ottenuto il permesso per costruire un residence composto da 48 appartamenti,solare termico, colonnine per auto elettriche, piscina condominiale, custode e videosorveglianza. L’esecuzione dei lavori sono stati affidati alla Cooperativa Golden House. Il progetto per la realizzazione complesso immobiliare è stato prodotto da Open Project, una società presente sul territorio giuglianese, utilizzando il Piano casa previsto dalla legge regionale numero 19 del 2009 che legittima il recupero abitativo di volumi fatiscenti grazie, la demolizione di volumi esistenti e la realizzazione di nuovi edifici moderni e l’ampliamento del 35% del volume preesistente. In sintesi è stato attuato un “piano di rigenerazione urbana” che legittima  gli abbattimenti e la ricostruzione, l’aumento delle cubature, il cambiamento delle destinazioni d’uso stravolgendo gli standard urbanistici. Gli appartamenti sono già stati pubblicizzati sui siti delle agenzie immobiliari.

Reazioni politiche – Intanto le foto della demolizione sono state condivise sui social. Le senatrici del Movimento 5 Stelle, Maria Castellone e Margherita Corrado ha inviato una nota al commissario prefettizio di Giugliano in Campania, ai vertici locali e nazionali del Ministero dei Beni Culturali, ai carabinieri per la tutela del patrimonio. Una segnalazione è stata inviata alla Soprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio di Napoli dalla consigliera regionale pentastellata, Maria Muscarà. Iniziative sono state assunte dai riferimenti territoriali di Potere al Popolo. Eloquenti le dichiarazioni delle senatrici Castellone e Corrado: Qualcosa non ha funzionato, con ogni evidenza, nel meccanismo della tutela e, al netto delle spiegazioni che le scriventi hanno chiesto ufficialmente alla Soprintendenza ABAP per l’Area metropolitana di Napoli e al Comune, temiamo di trovarci di fronte al solito ‘giochetto’: richiesta della Proprietà all’ufficio vincoli circa l’esistenza di un provvedimento di tutela diretta, risposta negativa dell’Amministrazione e liberi tutti – affermano le due senatrici pentastellate –  La lettura dei documenti e l’analisi che ne faremo insieme alla Commissione prefettizia che guida il vasto e popoloso Comune napoletano diranno come sono andate le cose e se sono stati commessi degli illeciti. Una ferita tanto più dolorosa perché appare priva di giustificazioni, ma evidentemente non è così per tutti. E non mi riferisco solo alla Open Project Srl, che fiera rivendica la demolizione di quei “volumi fatiscenti”, né solo ai ‘fortunati’ acquirenti delle villette con piscina del nuovo e scintillante Borgo Zaccaria – continuano le due senatrici La percezione diffusa del valore di tasselli di storia come il complesso edilizio demolito a Giugliano è ancora di là da venire e si rischia, perciò, che molto altro vada perduto prima che analoghe aggressioni al patrimonio culturale comincino a destare allarme sociale e siano percepite interamente per ciò che sono: reati nei confronti di ciò che ciascun individuo ha di più caro, cioè la memoria delle proprie radici, quella che ci aiuta a collocarci nel tempo e a dare il giusto valore alle esistenze e responsabilità personali. Se non coltiviamo la forza spirituale della cultura vedremo molti altri scempi; se non ci sentiamo responsabili come individui di tutto ciò che accade, lasceremo ai posteri un mondo molto più povero di quello che abbiamo conosciuto. Significativo il commento della senatrice Paola Nugnes del gruppo misto. “Prima i villini liberty di Roma, poi le masserie del 700 campane. Diventeremo un paese poverissimo. Giugliano, abbattono il villaggio Zaccaria, una masseria del settecento per far posto a 48 villini con piscina. Se questa e la rigenerazione urbana come la intendete voi è una devastazione intollerabile, uno scempio da dolore fisico insopportabile. Dovete essere fermati!”  

I funzionari della Soprintendenza, però, sostengono che la masseria non aveva vincolo archeologico ed era fuori dal vincolo paesaggistico. Tra l’altro a chiedere il vincolo è la soprintendenza ma su richiesta del comune o dei privati. E l’amministrazione comunale di Giugliano non ha assunto atti conseguenti(commissario prefettizio compreso). Una masseria censita nel Documento di orientamento strategico dell’amministrazione di Giugliano perché tra le più antiche, parte integrante della memoria storica. Ma gli esponenti del Comune non hanno fermato la demolizione attivando le opportune iniziative. Dunque, è ancellata la Storia per affermare la logica del profitto. Distrutta una villa rustica di epoca romana, parte dell’antica Liternum, luogo di produzione della Campania Felix. Su questo insediamento, in epoca medievale, è poi cresciuto il primo nucleo del palazzo baronale con il pozzo, le case a corte e quindi la chiesa di San Francesco tardo barocca, su un impianto cinquecentesco.

Ciro Crescentini

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