Gioco d’azzardo, lobby delle scommesse contro Comune di Napoli: pronta protesta

A giorni attese iniziative contro il nuovo regolamento comunale che impone limitazioni orarie per contrastare le ludopatie. La testimonianza di chi è stato risucchiato dal vortice del gioco: “Ho perso moglie, figli e amici per colpa di quelle macchinette”

Le lobby delle case da gioco e scommesse contro la giunta comunale di Napoli che ha dettato nuove regole sul gioco d’azzardo. Minacciano proteste clamorose. Da tre giorni, infatti, le sale gioco presenti nel territorio comunale devono osservare il seguente orario di apertura: dalle ore 9:00 alle ore 12 e dalle ore 18 alle ore 23, festivi compresi. La disciplina dell’orario massimo di funzionamento degli apparecchi tipo videolottery e slot machine, collocati negli esercizi pubblici e nei bar, deve essere rigorosamente rispettata. Pena multe salate per i trasgressori, che possono arrivare fino alla chiusura degli esercizi. La nuova disciplina è stata introdotta dall’assessore alle attività produttive Enrico Panini per contrastare la crescente diffusione del gioco d’azzardo tra le fasce più deboli della popolazione e gli adolescenti. Una giusta iniziativa che è stata assunta da altri sindaci italiani. Il gioco d’azzardo è una dipendenza. Una droga. E’ l’eroina del terzo millennio ma con una differenza. Negli anni Settanta per prendere quel tipo di droga dovevi andare in stazione, di nascosto, da qualche brutto ceffo sporco e cattivo. Ai giorni nostri, invece, con le slot machine è tutto alla luce del sole e quella faccia brutta e sporca è rappresentata dallo Stato che permette tutto questo e vuole arricchirsi sulle debolezze della gente.

 

 

L’azzardo legale è un problema importante che va contenuto, facendo rispettare maggiormente le norme che ne regolano l’accesso: come il divieto di gioco ai minori e l’impossibilità di aprire nuove sale gioco vicino a luoghi sensibili, quali le scuole e le aree verdi “Non è un gioco ma si tratta di azzardo legalizzato di massa e la mia storia è la prova — racconta Enzo, 50 anni, ex autista —. Ho iniziato per caso con il resto di un caffè che gettato in quella maledetta macchinetta. Poi, in poco tempo, sono passato ai 10 euro fino ai 100 euro. Ho cercato soldi nelle finanziarie. Ho perso moglie e figli, le amicizie, la fiducia di chi mi voleva bene. Tutta colpa di una monetina che mi ha illuso di vincere tutto e subito. Ora sono uscito da questo inferno e sto riconquistando la mia vita”. Una volta gioco significava: allegria, chiasso, cortile, oratorio, pallone, ping pong e gambe graffiate. Oggi gioco può significare anche “azzardo”, cioè tutto il contrario del gioco di ieri. E con la parola gioco equivocata stanno rovinando la vita a milioni di persone. Usciamo quindi dall’equivoco e diciamo che l’azzardo non ha niente a che fare con il gioco.

Ciro Crescentini

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest