Comune di Napoli, il mondo del welfare attacca la manovra: “A settembre in piazza”

I tagli alle politiche sociali mettono in agitazione il coordinamento delle aziende e degli operatori. Sergio D’Angelo: “Non mi pento di avere sostenuto de Magistris. Non ho firmato, però, nessuna delega in bianco”

Il coordinamento delle aziende, delle cooperative e degli operatori impegnati nel welfare critica duramente la manovra di bilancio di previsione approvata la scorsa notte dalla giunta di Luigi de Magistris. “Il Welfare non è un lusso. A settembre scenderemo in piazza – annuncia Sergio D’Angelo, direttore di Gesco, consorzio di cooperative sociali, punto di riferimento degli operatori del settore, ex assessore della prima giunta De Magistris. “Non possiamo tacere. Il settore delle politiche sociali è stato duramente colpito dai tagli. L’amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo ha assunto scelte politiche ragionieristiche e tecnocratiche, sono prevalse ragioni di compatibilità economiche rispetto ai bisogni reali degli anziani, dei poveri, degli alunni portatori di handicap – evidenzia Sergio D’Angelo – In sintesi, sono prevalse le ragioni e le politiche liberiste dettate dalle consorterie finanziarie di Bruxelles”. Durissime le posizioni assunte da uno dei principali operatori del settore delle politiche sociali di Napoli e della Campania. “Non mi pento di avere sostenuto elettoralmente il sindaco Luigi de Magistris, Un sostegno, una scelta consapevole – puntualizza D’Angelo – Non ho firmato, però, nessuna delega in bianco. Una delega in bianco che non ho concesso neanche quando fui nominato assessore alle politiche sociali dall’attuale primo cittadino. Il mio sostegno elettorale non mi impedisce di essere uno spirito libero e di esprimere le mie opinioni sulla manovra economica decisa dal governo cittadino”.

 

Il leader degli operatori e delle coop sociali si sofferma sulla manovra di bilancio previsionale. “Sono stati concessi 67 milioni di euro per rinnovare l’illuminazione pubblica mentre chiuderanno le case di cura, i semiconvitti e non si potranno più garantire servizi importantissimi come l’assistenza scolastica agli alunni diversamente abili e l’assistenza domiciliare agli anziani – sottolinea D’Angelo – I centri socio educativi per minori non disporranno delle risorse minime indispensabili. Non si conosce il destino dei progetti per l’affido familiare – aggiunge D’Angelo – Il bilancio previsionale non ha indicato una misura adeguata per la compartecipazione obbligatoria alla spesa socio sanitaria, dalla quale dipendono importanti attività di assistenza per anziani, disabili e sofferenti psichici. Tutte attività sociali garantite da aziende sociali che non sono consorziate con Gesco o vicine al Consorzio Gesco. Meglio chiarire per evitare strumentalizzazioni – puntualizza ancora D’Angelo – Infine, la manovra economica non ha previsto risorse sufficienti in favore dell’azienda partecipata Napoli Servizi in modo da garantire riassorbimento dei lavoratori e delle lavoratrici di Napoli Sociale”. Il movimento dell’associazionismo e delle cooperative impegnate nel welfare cittadino annuncia una manifestazione di protesta a Settembre. Una sorta di sciopero del “sociale” contro la giunta De Magistris. “Potrebbe essere di buon senso non ostentare tutto questo fastidiosissimo entusiasmo per l’approvazione di un bilancio che appena sarà conosciuto in ogni sua parte, farà incazzare tanti napoletani – conclude D’Angelo – Raccomanderei, per questo, più sobrietà e meno enfasi. Vi assicuro siamo ancora molto lontani dal sole dell’avvenire e dal socialismo”. Dunque, i servizi per l’assistenza e il sostegno degli anziani, dei portatori di handicap, degli “ultimi” rischiano di essere cancellati sotto la scure dei tagli indiscriminati, frutto di una lettura ragionieristica del bilancio. Sarebbe necessario aprire un vero confronto sulle scelte politiche ed amministrative, coinvolgendo la città e ascoltando le forze sociali, sindacali, dell’associazionismo. Le razionalizzazioni di bilancio non devono risultare penalizzanti per la comunità. Servono progetti complessivi, che non possono prescindere dal coinvolgimento e dalla partecipazione della città e delle sue organizzazioni rappresentative.

Ciro Crescentini

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest