Campania, il mare è un privilegio per pochi. Potere al Popolo in piazza

Le spiagge sono un bene comune, precisamente un bene demaniale, che andrebbe lasciato, di principio, alla libera fruizione

Il mare in Campania è un privilegio per pochi. Sulle coste regionali non ci sono più spazi liberi. Tutte regalate ai privati.  Rarissime le spiagge con dove è possibile accedere gratuitamente. Molti sindaci, utilizzando l’emergenza sanitaria del Coronavirus hanno inventato assurde restrizioni e tasse per prendere il sole. A Posillipo, un’associazione onlus regola l’accesso alla spiaggia della Gaiola tramite un discutile sistema di prenotazione grazie ad una concessione che gestisce da anni in una posizione da monopolio. Non si conoscono i criteri utilizzati per l’affidamento. Il messaggio complessivo che passa è:  se hai i soldi o una seconda casa al mare puoi goderti la spiaggia; per tutti gli altri l’unica strada è arrangiarsi con un ventilatore a casa o provare un viaggio della speranza. L’unica domanda possibile a fronte di questo scenario è chiedersi chi ci guadagna se la spiaggia diventa proprietà solo di qualcuno?  Oggi i militanti di Potere al Popolo hanno promosso una iniziativa di lotta a Napoli,  davanti alla sede della Regione Campania. “Abbiamo appena inaugurato il Lido Santa Lucia, proprio sotto al palazzo della Regione Campania – spiegano i militanti della sinistra –  Lo abbiamo aperto qua perché sulle nostre coste non troviamo più spazi liberi! L’attuale legge regionale riserva ai privati quasi il 70% della costa: dobbiamo cambiarla! Chiediamo che almeno il 50% delle spiagge siano pubbliche e attrezzate con servizi”. I militanti di Potere al Popolo chiedono che  almeno il 50% della costa torni ad essere spiaggia libera. Rivendicano la difesa dell’accessibilità contro l’industria della speculazione. I militanti della sinistra propongono la modifica della legge regionale che vincoli il Piano Utilizzo Aree Demaniali ad un minimo del 50% di area costiera destinata a spiaggia libera affinché si giunga al raggiungimento di una proporzione adeguata tra le spiagge in concessione e quelle direttamente fruibili. Intanto, aumentano le concessioni e diminuiscono i tratti di spiaggia libera, si privatizzano il diritto alla bellezza e i profitti ma si socializzano perdite e costi derivanti dai danni ambientali. La Legge di bilancio 2019 aveva prorogato di 15 anni le concessioni, subito recepita dalla Regione Campania con la circolare numero 15 dell’aprile 2019 della Direzione Generale delle Politiche Culturali e del Turismo. Pensare di cedere a privati spazi di litorale libero in cambio di sorveglianza e controllo delle regole o, addirittura, ipotizzare la chiusura delle spiagge libere perché non si è in grado di assicurarne una corretta fruizione, sarebbe una resa, una presa d’atto che il pubblico non è in grado di gestire il bene comune. Le spiagge sono un bene comune, precisamente un bene demaniale, che andrebbe lasciato, di principio, alla libera fruizione.

Ciro Crescentini

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