Call center aperti, rischio Coronavirus: si muove il difensore civico campano

Fortunato invita De Luca, i sindaci e i prefetti a ispezioni sui posti di lavoro: “Centinaia di lavoratori ammassati, senza alcun rispetto delle leggi. Tali aziende sono focolai pericolosi, non possono continuare l’attività”

I call center restano aperti, così per i lavoratori aumenterebbe il rischio Coronavirus. A muoversi è il difensore civico della Regione Campania, Giuseppe Fortunato, in qualità di garante per la salute. Da lui parte l’invito al governatore De Luca, ai sindaci e ai prefetti per avviare immediati controlli nei call center, al fine di verificare le condizioni di lavoro. “Premesso che – si legge nell’atto – in Campania i lavoratori dei call center, – e risulta per i lavoratori di Comdata Marcianise, Almaviva Contact Napoli, Assist Contact Napoli, Wind Tre e Vodafone Pozzuoli, Tim Telecom Telecontact center (Intera regione Campania), Covisian Arzano, Fastweb Napoli, Innovaway Napoli, SistemHouse Napoli, Ericcson Napoli, Poste Italiane, Inps-Ader, oltre che i lavoratori di tutti i call center in house e in outsourcing impegnati in attività inbound e outbound, nell’intero territorio regionale campano – operano, secondo quanto emerge, in condizioni di estremo pericolo per loro e per quanti con essi si relazionano”. Quindi si invitano attivarsi una serie di soggetti: il Presidente della Regione Campania, i Prefetti della Campania, gli Ispettorati del Lavoro, e i Sindaci dei comuni dove hanno sede le citate aziende. A loro spetta di “intervenire immediatamente con ogni modalità per verificare, anche e soprattutto tramite ispezioni ad horas, le pericolosissime condizioni di lavoro in open space dei call center ove insistono quotidianamente, su turni 7-22 e in alcuni casi (commesse telefoniche) anche h24, centinaia di lavoratori ammassati uno affianco all’altro senza il benché minimo rispetto delle vigenti disposizioni”. Fortunato evidenzia che “tali aziende sono allo stato focolai pericolosi e pertanto, con ogni riapertura ove siano adottati il telelavoro e lo smart working, come prescrivono le disposizioni vigenti, si deve (scritto in maiuscolo, ndr) immediatamente attivare per tutti i dipendenti – che sono in Campania più di 15 mila – la cassa integrazione guadagni straordinaria per la quale il Governo nazionale ha stanziato ben 25 miliardi di euro nel Consiglio dei Ministri dell’11 marzo”. Non solo.

“In questi ambienti di lavoro e in queste aziende campane – argomenta il difensore civico-, per ragioni organizzative conosciute, vi sono, peraltro, molti dipendenti che per le caratteristiche del loro lavoro hanno frequentato diverse sedi aziendali anche nelle regioni del Nord Italia ove il contagio è ancora più forte e sono ora immessi in situazioni pericolosissime.Tutti questi lavoratori provenienti dal Nord Italia continuano, senza aver osservato la quarantena prevista dalle disposizioni di legge e sanitarie, a circolare nella maggior parte di queste aziende, esponendo decine di migliaia di lavoratori e loro familiari ad altissimo rischio di contagio”. Sull’opportunità di tenere aperti queste attività, Fortunato è netto. “È evidente che – spiega in una nota -, alla luce del gravissimo pericolo attuale, non vi è per nessun call-center la possibilità di continuare, neanche per un attimo, la descritta pericolosa situazione. È appena il caso di precisare, rispetto a tesi sostenute verbalmente ma insostenibili, che neppure i Contact center di Inps-Ader rientrano nei servizi di pubblica utilità, ragion per cui non esiste motivazione valida perché le aziende che li gestiscono, fra cui Comdata SpA che occupa più di 800 dipendenti nella sola sede di Marcianise, debbano restare aperte mentre anche per esse è possibile, così come previsto dalle disposizioni in materia, il telelavoro e lo smart working. Non è affatto possibile affermare che si resta aperti in attesa del telelavoro e dello smart working perché, così, questo momento potrebbe non venire per tutti”.

Gianmaria Roberti

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