Rete No America’s Cup e Assemblea Popolare all’attacco: “Il grande evento serve solo a cacciare i residenti e a favorire la speculazione nei Campi Flegrei”
Il velo delle promesse istituzionali è definitivamente strappato. Sotto la retorica patinata dei grandi eventi internazionali e delle vetrine mediatiche dell’America’s Cup, si consuma nei Campi Flegrei e nel quartiere di Bagnoli uno dei capitoli più drammatici e opachi della speculazione territoriale degli ultimi decenni. Quella che viene presentata come un’irripetibile opportunità di rilancio turistico e occupazionale si rivela, a un’analisi spassionata dei fatti e dei dati tecnici, un’operazione di devastazione ambientale e sociale calata dall’alto, in totale spregio delle reali necessità della popolazione locale.
La situazione assume contorni ancora più inaccettabili se letta alla luce dell’emergenza permanente che sta martoriando l’area flegrea. Il 31 luglio scorso, la scossa di bradisismo più forte della storia recente ha devastato centinaia di abitazioni a Pozzuoli, portando a oltre quattromila il numero degli sfollati che si sommano a quanti, negli ultimi due anni, hanno perso la casa tra Bagnoli e Agnano. In questo scenario di estrema vulnerabilità sociale, in cui gli affitti volano a cifre record (toccando i 3 mila euro mensili per modesti appartamenti di 70-80 metri quadrati), le istituzioni locali e nazionali sembrano cieche di fronte al dramma umano, totalmente concentrate a blindare la macchina del grande evento.
I numeri dello scandalo: 1,5 miliardi e 20 ettari di colmata cementificata
A denunciare l’enormità dello sperpero e la gravità dell’impatto urbanistico non sono solo i comitati di base, ma anche le voci tecniche più autorevoli. La superficie calpestabile della colmata che si sta procedendo a cementificare è di circa 20 ettari, un’estensione pari a ben tre volte quella della storica Villa Floridiana. Uno spazio immenso sottratto alla restituzione ecologica della costa.
Si spendono la bellezza di 1.500 milioni di euro per organizzare frettolosamente l’America’s Cup attraverso la tombatura dell’area e la mise en place del nuovo porto. Risorse colossali sottratte al vero risanamento ambientale: si rinuncia scientemente all’applicazione delle tecniche di disinquinamento dei suoli previste dalla pianificazione originaria, come il desorbimento termico in situ, che avrebbe permesso la realizzazione di una spiaggia fruibile e di un bosco urbano, restituendo benessere climatico e vivibilità ai cittadini.
Al contrario, la scelta della tombatura e della cantierizzazione espressa per la kermesse velica innesca un disastro ambientale a tenaglia: da un lato l’inquinamento atmosferico causato da movimentazioni a terra prolungate e incontrollate in un SIN (Sito di Interesse Nazionale) che non viene bonificato alla radice; dall’altro l’inquinamento marino diretto, provocato dal dragaggio dei fondali proprio laddove giacciono i vecchi inquinanti industriali. Di fronte a dati ARPAC ufficiali che documentano le criticità — ma su cui la Procura non attiva riscontri operativi risolutivi —, si profilano all’orizzonte danni alla salute pubblica, destinati a generare studi epidemiologici di correlazione nei prossimi anni, e un colossale danno erariale su cui la Corte dei Conti sarà chiamata a vigilare.
Tutto ciò per un unico vero fine: spianare la strada ai cementificatori, ai palazzinari e ai grandi gruppi speculatori pronti a spartirsi l’area.
A fotografare senza sconti la realtà di questa operazione e a mobilitare la cittadinanza è la nota congiunta diffusa dalla Rete No America’s Cup e dall’Assemblea Popolare di Bagnoli, che pubblichiamo integralmente di seguito:
“CADONO LE VELE DI MENZOGNA DELLA AMERICA’S CUP. NEI CAMPI FLEGREI SI ORGANIZZA LA RESISTENZA
Non ci sono più dubbi e menzogne che tengano. Il progetto di riqualificazione di Bagnoli è stato completamente sotterrato dagli interessi dei grandi gruppi speculatori che da sempre hanno provato a mettere le mani sull’area flegrea. L’America’s Cup è lo strumento fantoccio che le istituzioni locali e nazionali, a braccetto sotto il partito unico degli affari, stanno perpetrando lo sventramento del tessuto urbano e sociale di Bagnoli e dei Campi Flegrei.
L’avanzamento dei lavori lo mostra concretamente: il bacino di calma e gli hangar dichiarati solo a voce come provvisori sono il punto di partenza del porto e dell’utilizzo ai fini della turistificazione del mantenimento della colmata. Una piattaforma sul mare che sarà il fulcro di grandi eventi per cerimoniare l’espulsione degli abitanti storici di Bagnoli, che saranno sistematicamente esclusi dai grandi eventi esclusivi di cui già il lungomare e le piazze centrali della città sono l’esempio. Lavori ora concentrati sui dragaggi a mare con il disastro ambientale irreversibile che sta provocando passando così dalle proposte del bosco all’inquinamento diffuso.
Le finta retorica del lavoro è subito smontata: lavoro si, ma solo volontario e gratuito. I primi bandi per la America’s Cup richiedono forza lavoro gratuita spacciando, come tutti i grandi eventi, questa come grande opportunità. L’opportunità è invece unica solo per i grandi marchi sponsor del grande evento e dei pochissimi imprenditori che faranno affari per i mesi dell’evento. E le migliaia di posti di lavoro? E le centinaia di persone profilate per la bonifica di Bagnoli? E i patti territoriali per le assunzioni dei giovani locali?
Il dramma è sempre più evidente. Il 31 Luglio la scossa più forte della storia dei Campi Flegrei ha distrutto centinaia di abitazioni a Pozzuoli, più di 4000 sono gli sfollati che si aggiungono alle migliaia che hanno perso la casa negli ultimi due anni anche a Bagnoli o Agnano. Il grande evento non si può fermare, perché è assolutamente in continuità con il vero progetto per i Campi Flegrei: utilizzare il bradisismo per svuotare il territorio dai suoi abitanti storici e svenderlo al turismo prendi e fuggi. Un disastro su tutta la linea che al momento colpisce soprattutto migliaia di sfollati in tutti i Campi Flegrei, ma che continua a far sentire i suoi effetti anche su tante famiglie che si vedono allontanate dalle proprie case, mentre gli affitti raggiungono cifre record (fino a 3000 euro per locazioni mensili di 70-80mq).
Il velo, mai credibile, è oramai definitivamente caduto. Le pre-regate di fine Settembre, in un cantiere ancora aperto e con le polveri che ancora invadono il quartiere, saranno il primo evento-vetrina di questa farsa. Lə abitanti di Bagnoli e dei Campi Flegrei manderanno un messaggio chiaro: se volete l’evento, lo terrete blindato dietro la rabbia di chi invece vuole un reale futuro sul proprio territorio. Un futuro fatto di questioni semplici: salute territoriale e di prossimità, lavoro stabile e sicuro, sicurezza abitativa e dei territori a rischio idrogeologico, potenziamento di scuole e servizi.
La vostra unica coppa è quella dei servi della speculazione. Bagnoli e i Campi Flegrei vogliono vivere, e vogliono TUTTO!”
Verso le pre-regate di settembre: la risposta del territorio
Le imminenti pre-regate di fine settembre rappresentano il banco di prova di questa contrapposizione insanabile. In un cantiere ancora aperto, con le polveri tossiche che continuano a sollevarsi e a invadere le strade del quartiere, la vetrina mediatica dell’evento sportivo si scontrerà con la mobilitazione reale di una comunità che non intende subire passivamente l’ennesimo scippo del proprio futuro.
La posta in gioco non riguarda la contrarietà allo sport in sé, ma il rifiuto radicale di un modello di sviluppo predatorio che calpesta i diritti elementari alla casa, alla salute, alla stabilità occupazionale e alla sicurezza ecologica. Di fronte a chi baratta la dignità di un intero territorio per la passerella effimera dei grandi sponsor e dei palazzinari, la risposta dei Campi Flegrei è netta: la vera coppa non è quella patinata dei cantieri della speculazione, ma quella della giustizia sociale e ambientale.
Ciro Crescentini
