Bagnoli, il documento dei comitati a Palazzo Chigi: “Stop al commissario illegittimo, chi inquina paghi”

La richiesta al governo è di sospensione immediata del provvedimento commissariale: “Lo Stato non ha fatto niente per far rispettare l’ordinanza del Comune che imponeva a Fintecna e Caltagirone di riparare i danni”

Una pagina fitta di osservazioni, a riassumere mesi di assemblee pubbliche e dialogo con Palazzo San Giacomo. E’ il documento votato 5 giorni fa dall’Assemblea Popolare di Bagnoli Libera, che una delegazione degli attivisti ha consegnato ad un funzionario della presidenza del consiglio. La richiesta è di sospendere il commissariamento del sito di interesse nazionale Bagnoli-Coroglio. I motivi sono condensati in tre punti, a partire dalle basi legali della norma inserita nel decreto Sblocca Italia di due anni fa. “Date le condizioni storiche, ambientali, amministrative – è scritto – non sussistono i criteri di necessità e urgenza tali da giustificare la sospensione delle procedure ordinarie in materia ambientale e urbanistica”. E nonostante “l’ordinanza sindacale emessa nel 2013 dal Comune di Napoli denominata ‘chi inquina paga'” anche dopo le sentenze di Tar e Consiglio di Stato “sia stata largamente disattesa dai soggetti coinvolti (Fintecna, Fondazione Idis, gruppo Caltagirone), in alcun modo la pubblica autorità è intervenuta con sanzioni e obblighi per l’applicazione di tale ordinanza, producendo un guasto giuridico che ha avuto effetti nefasti sulla qualità della vita degli abitanti”. In sostanza, un’accusa allo Stato di non aver fatto rispettare il provvedimento dell’ente locale. Ma nel mirino dei comitati finisce anche Invitalia, il soggetto attuatore. Una società per azioni a capitale statale ma “governata con logiche che appartengono al mercato e dunque alla gestione privata”. “La possibilità – afferma l’assemblea popolare – per il soggetto attuatore e i suoi partner di mettere mano alla modifica unilaterale degli strumenti urbanistici” costituirebbe “un potenziale conflitto di interesse”, a tutto danno del preminente interesse pubblico.
Gli attivisti chiedono quindi “l’immediata sospensione del commissariamento. Inoltre – aggiungono – vogliamo che l’assemblea popolare della X Municipalità, in quanto istituzione promossa e autoconvocata dal basso, sia coinvolta nel processo decisionale per la pianificazione urbanistica e che funga da organo di vigilanza e controllo sui processi di bonifica”. Da Palazzo Chigi si attende una risposta non formale.

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