L’ex direttore generale delle giunte di Luigi de Magistris e ora fedelissimo di Manfredi conferma lavori intensi per mesi con centinaia di camion al giorno
A Bagnoli la tensione cresce di giorno in giorno. I blocchi stradali contro il traffico incessante di camion che caricano e scaricano materiali legati ai lavori sulla colmata non sono un fatto episodico, ma il segnale di un conflitto ormai aperto tra istituzioni e territorio. Un conflitto che ruota attorno alla scelta di trasformare Bagnoli nel perno logistico dell’America’s Cup 2027 e, con essa, nel laboratorio di un modello di rigenerazione calato dall’alto.
Il cuore dello scontro è la colmata di Coroglio. Il PRARU del 2019, frutto dell’accordo interistituzionale tra Governo e Comune di Napoli nella stagione Gentiloni–De Magistris, prevedeva la sua eliminazione, il ripristino della linea di costa, una spiaggia pubblica continua e un grande parco urbano. Un progetto coerente con la pianificazione vigente e con una visione di bonifica reale e restituzione degli spazi alla collettività.
Dal 2022 in poi, però, quella visione viene progressivamente smontata. Prima il “patto” Draghi–Manfredi, poi il decreto Coesione del governo Meloni, infine l’assegnazione a Napoli della 38ª America’s Cup. Bagnoli diventa la base dei team internazionali e il nuovo PRARU sancisce la permanenza della colmata, l’hub nautico con porto per mega yacht, nuovi carichi urbanistici e funzioni speculative. Il tutto sotto un regime commissariale che riduce al minimo il confronto democratico.

Solo ora, mentre i camion continuano a circolare e i cantieri avanzano, il sindaco Gaetano Manfredi concede quello che molti definiscono un contentino: la convocazione di un Consiglio comunale monotematico su Bagnoli fissato per il 3 marzo. Un passaggio tardivo, che arriva quando le scelte fondamentali sono già state prese e i lavori già avviati, e che appare più come un gesto formale che come una reale riapertura del processo decisionale.

In questo contesto si collocano le dichiarazioni del colonnello Attilio Auricchio, dirigente del Commissariato per Bagnoli, ex direttore generale delle giunte De Magistris e oggi uno dei più convinti sostenitori della linea Manfredi. Un passaggio di campo che pesa.
«Bagnoli è uscita dall’immobilismo – afferma Auricchio –. Le attività di trasporto di massi da scogliera e materiale inerte continueranno con molta intensità per almeno tre mesi. Non c’era una legge che prevedeva la rimozione della colmata, ma il ripristino della linea di costa. È stata la Commissione nazionale di Valutazione di Impatto Ambientale a ritenere la rimozione una follia tecnica. Non esiste un Paese al mondo che rimuove una colmata con risorse pubbliche».
E aggiunge: «Ci sarebbero voluti tre anni per rimuovere un milione e trecentomila metri cubi di materiale da conferire in discarica. Un disastro ambientale. Per avere cosa? Il mare balneabile e la spiaggia per passeggiare? Non ci sarà una Copacabana, ma una frontaliera a mare, come a Sorrento: scendi sul parterre e fai il tuffo».

Parole che rovesciano anni di battaglie per la bonifica integrale e che suonano come una liquidazione della volontà popolare espressa nel PRARU del 2019. Qui il trasformismo non è solo personale, ma politico: da una visione fondata su partecipazione, ambiente e beni comuni a un modello che considera il conflitto sociale un intralcio e il dissenso un fastidio.
Intanto restano sul tavolo dati allarmanti: circa 136.000 metri cubi di sedimenti marini altamente contaminati da dragare, 17.000 viaggi di camion in sei mesi, rischi di produzione di diossine segnalati da studi scientifici, una VIA-VAS ancora sospesa. E una comunità che vive già l’insicurezza del bradisismo e dell’inquinamento.
Il Consiglio comunale del 3 marzo potrà forse offrire una vetrina istituzionale, ma la realtà è che a Bagnoli si decide mentre i camion avanzano. E quando la partecipazione arriva dopo, il conflitto non è un incidente: è una conseguenza.
SCHEDA DI SINTESI
La “bonifica di Bagnoli” in cinque fasi (1992–oggi)
Per facilitare la lettura di una vicenda estremamente complessa come quella della cosiddetta bonifica di Bagnoli, viene proposta una suddivisione in cinque fasi principali, a partire dalla chiusura dell’Italsider nel 1992.

1. Caratterizzazione e analisi dei contaminanti (1992–2002)
Dopo la chiusura dell’impianto siderurgico vengono avviate le prime attività conoscitive: studi ambientali, caratterizzazioni dei suoli e dei fondali marini, analisi chimiche dei contaminanti presenti (IPA, metalli pesanti, PCB e altri). Questa fase non rappresenta una bonifica, ma un passaggio preliminare necessario per comprendere l’estensione e la natura dell’inquinamento. La spesa stimata per questo periodo è di circa 40 milioni di euro.
2. La “finta” bonifica di Bagnoli Futura (2002–2014)
Con la società pubblica Bagnoli Futura vengono avviati interventi presentati come bonifica ma in realtà parziali, discontinui e spesso inefficaci. Molti lavori risultano incompleti o contestati.
Il fallimento della società nel 2014 lascia in eredità un’area ancora fortemente inquinata, contenziosi aperti e ampie porzioni di territorio interdette. Le risorse impiegate in questa fase, includendo i tentativi successivi fino al 2023, sono stimate in circa 350 milioni di euro.
3. Leggi, vincoli e pianificazione urbanistica (1996–2020)
Parallelamente agli interventi materiali si sviluppa un importante quadro normativo e urbanistico: istituzione del SIN Bagnoli-Coroglio, imposizione di vincoli ambientali e sanitari, definizione degli strumenti urbanistici.
Il punto di approdo è il PRARU del 2019, approvato con DPR, che prevede l’eliminazione della colmata, il ripristino della linea di costa, una spiaggia pubblica continua, un grande parco urbano e l’assenza di un porto.
Questa impostazione viene rafforzata dal concorso internazionale di idee Balneolis, concluso tra il 2020 e il 2023. È la fase più condivisa e partecipata dell’intero processo.
4. La fase dei Commissari di Governo (dal 2013)
A partire dal 2013 la gestione di Bagnoli passa progressivamente a regimi commissariali, caratterizzati da poteri straordinari e da una forte riduzione del ruolo del Consiglio comunale. La governance del processo diventa sempre più verticale, con un progressivo indebolimento dei percorsi di partecipazione e confronto con la cittadinanza.
5. La deviazione dalla pianificazione: la fase Manfredi (dal 2023)
Con Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e Commissario di Governo, si apre una fase che modifica radicalmente quanto stabilito in precedenza. Il nuovo indirizzo mantiene la colmata, introduce un hub nautico con porto turistico e nuove funzioni speculative e utilizza l’America’s Cup 2027 come leva per accelerare le trasformazioni. Questa fase rappresenta una rottura netta con il PRARU del 2019 ed è la più contestata da comitati e cittadini.

I costi complessivi del risanamento
Definire con assoluta precisione i costi sostenuti e previsti è complesso, ma sulla base dei documenti disponibili è possibile tracciare un quadro indicativo.
Dal 1992 al 2002 sono stati spesi circa 40 milioni di euro per attività di caratterizzazione e analisi.
Dal 2002 al 2023 le risorse impiegate per interventi tentati o realizzati ammontano a circa 350 milioni di euro.
Per il periodo 2024–2030 risultano già stanziati circa 1.250 milioni di euro.
Il totale tra somme già spese e fondi stanziati raggiunge quindi circa 1.640 milioni di euro.
A queste cifre si intrecciano i finanziamenti per le opere legate alla 38ª America’s Cup. Pur avendo formalmente un altro obiettivo, il legame tra i due progetti è evidente. L’importo stimato per l’America’s Cup varia tra 180 e 300 milioni di euro. La quota di opere destinate a restare dopo l’evento non è chiara: secondo il sindaco Manfredi sarebbe prossima allo zero, mentre secondo il vice-commissario De Rossi (dichiarazioni del 22 gennaio 2026) sarebbe compresa tra l’80 e il 90 per cento.
Considerando anche queste risorse, l’ammontare complessivo degli interventi collegati a Bagnoli si avvicina ai 2 miliardi di euro.
Ciro Crescentini
