Acerra, la dirigenza del liceo De Liquori sospende 70 studenti: punita la lotta contro il biocidio per la tutela della salute

Il collettivo studentesco: “Stiamo subendo gravissimi atti di repressione”

Grave atto di repressione nei confronti di 70 studenti del liceo ‘ Alfonso Maria De Liquori’ di Acerra che hanno subìto di ingiustificabili provvedimenti di sospensione da parte della dirigenza scolastica per un’occupazione dell’istituto promossa dai ragazzi per riportare al centro dell’attenzione il tema del ‘ biocidio’ che interessa l’area della cosiddetta ‘Terra dei fuochi’.

Tu fai parte del collettivo? Allora non puoi partecipare”. È stata solo una delle frasi che ha riempito due settimane di terrorismo psicologico, pressioni, e minacce che abbiamo subito, culminate con l’ingiustificabile numero di sospensioni pari a 70 – spiega una nota del collettivo degli studenti ‘Alfonso Maria De Liquori’ – L’assurdo silenzio che aleggia attorno all’impianto che avvelena la nostra città ci ha spinti convintamente ad occupare il nostro liceo. Un’occupazione nata con l’intento di essere un’opportunità costruttiva, che non era rivolta contro la nostra scuola, e che invece è stata un veicolo per fare risuonare le nostre voci, troppo spesso trascurate dall’opinione pubblica, e per puntare i riflettori sul problema del biocidio.

È risultata evidente, però, la mancanza di ascolto da parte della scuola, ed è risultato assordante il silenzio da parte delle istituzioni che dovrebbero occuparsi delle questioni ambientali e della salute dei territori e di chi li abita.
Nonostante siano “state e continueranno ad essere promosse iniziative di dialogo e confronto costruttivo”, come dicono le lettere di comunicazione di tutte le 70 sospensioni, che distinguono gli studenti in “promotore” o “semplice” occupante con una differenza nella durata della sospensione rispettivamente di 5 o 3 giorni, le stesse comunicazioni non rispecchiano tale impegno e si sono rivelate menzogne –
aggiunge la nota – La comunità educante ha chiuso le porte in faccia a studenti e studentesse anche dopo l’occupazione, a differenza di quanto ci era stato detto ufficialmente dalla dirigenza, che, ancora una volta, si qualifica per una mancanza totale di ascolto vero degli studenti, ponendosi in una posizione di potere senza sforzarsi di comprendere la motivazione della nostra protesta



Stiamo subendo gravissimi atti di repressione. Il problema non sono solo le sospensioni, ma come sono state applicate. Le differenze nell’applicazione di quest’ultime solleva interrogativi sul criterio  
utilizzato
– sottolineano gli studenti – Come sono stati individuati i promotori e le promotrici dell’occupazione? Come gli altri occupanti? E come mai la dirigenza afferma che “alcuni studenti hanno ammesso di aver promosso l’azione”, nonostante questo non sia mai successo? Vi diciamo noi la verità! L’occupazione è stata un gesto corale, appoggiato e promosso da tutti. Insieme abbiamo abbracciato la causa con coraggio e responsabilità.

A differenza di quanto si dice sul nostro conto, noi non ce ne siamo lavati le mani, e non inizieremo di certo ora a farlo. Il gravissimo attacco della dirigenza si smentisce da solo: la partecipazione di più di 500 studenti all’occupazione sottolinea la dimensione collettiva del gesto, che smaschera anche il goffo tentativo di ridurre la nostra mobilitazione a 70 studenti e sfida i semplici ruoli di “promotore” o “partecipante” – sottolineano ancora gli studenti.


Sono spontanei dunque gli interrogativi sulla sincerità di chi talvolta scende in piazza (come successo il 14 ottobre), salvo poi ritrovarsi dall’altra parte della barricata non appena la comunità studentesca si autorganizza in forme di protesta più radicali – evidenziano gli studenti – Chi si sta macchiando di ipocrisia e disinteresse dovrebbe assumersi la responsabilità di comprendere e affrontare le questioni ambientali che ci attanagliano, e solo attraverso un dialogo aperto e azioni concrete sarà possibile costruire un rapporto di fiducia e affrontare le sfide del nostro tempo



Ci auguriamo che possiate riconsiderare la situazione, comprendere le nostre preoccupazioni ambientali e che si possa ristabilire un dialogo aperto smettendo di ignorare e  minimizzare le nostre istanze. In una scuola la fiducia tra studenti e istituzione è preziosa e speriamo di trovare soluzioni che rispettino tutte le nostre prospettive – conclude la nota – Questa rabbia che brucia dentro di noi sarà il motore di una resistenza che non si spegnerà finché le nostre voci non saranno ascoltate e un cambiamento autentico non verrà avviato.
Nei precedenti comunicati abbiamo chiesto da che parte stesse la nostra scuola, ora lo abbiamo capito: ci state tradendo e ne risponderete alla nostra terra

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