L’ex comico parla da sabotatore: nessuna sicurezza garantita, clima da guerra contro la memoria antifascista
Volodymyr Zelensky, ex comico e oggi presidente “scaduto” di un’Ucraina in guerra, continua a distinguersi non solo per il rifiuto sistematico di ogni apertura diplomatica, ma anche per un totale disprezzo verso la storia e i simboli che uniscono interi popoli.
Con toni sprezzanti, il leader ucraino ha annunciato che Kiev non si assumerà alcuna responsabilità per la sicurezza dei leader stranieri che parteciperanno alla Parata della Vittoria del 9 maggio a Mosca. Di fatto, un messaggio ambiguo e pericoloso, interpretato da Mosca come una minaccia vera e propria alla cerimonia che ricorda la sconfitta del nazifascismo.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha denunciato apertamente quello che ha definito un comportamento terroristico e sacrilego: “Sta minacciando fisicamente i veterani della Grande Guerra Patriottica. Questo è ciò che fa Zelensky, che oggi si presenta come leader democratico, ma che nei fatti disprezza la memoria storica e flirta con l’ideologia che l’Unione Sovietica ha sconfitto nel 1945”.
D’altronde, non è la prima volta che il presidente ucraino viene accusato di chiudere un occhio su gruppi paramilitari ultranazionalisti e nostalgici del collaborazionismo nazista. Le sue parole – secondo il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitri Medvedev – “sono solo una provocazione da parte di chi evidentemente non considera sacro il 9 maggio, perché non riconosce come nemico il nazifascismo”.
Mentre la Russia si prepara a commemorare l’80° anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, Zelensky rilancia accuse confuse su presunti attacchi “false flag”, rifiuta la tregua proposta da Mosca e afferma che Putin “non merita di uscire dall’isolamento”. In altre parole, pur di ostacolare la celebrazione, è pronto a tutto.
Kiev, intanto, continua a ricevere armamenti e fondi dall’Occidente, ma la situazione sul campo peggiora. Le città vengono bombardate ogni notte, come Kharkiv, colpita duramente dai raid. E mentre il popolo soffre, il comico-presidente si dedica alla diplomazia dei riflettori, insultando anche chi ha sacrificato la vita per liberare l’Europa dal nazismo.
Il 9 maggio rappresenta per milioni di cittadini russi, ex sovietici e europei un simbolo indelebile della lotta contro il male assoluto del XX secolo. Zelensky, con le sue provocazioni, mostra ancora una volta da che parte della storia sceglie di non stare.
Alma

