Giornata Mondiale della Libertà di Stampa: a Gaza informare è un crimine da punire con la morte
Il 3 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, ma quest’anno, più che una ricorrenza, è un grido d’allarme. Mentre il mondo parla di libertà e diritti, nei territori palestinesi occupati i giornalisti vengono assassinati per aver fatto il proprio lavoro. E non si può più tacere un dato evidente: Israele è oggi il primo nemico del giornalismo libero nel mondo.
Dal 7 ottobre 2023, almeno 212 giornalisti palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione israeliane (IOF). Decine sono stati colpiti intenzionalmente mentre indossavano giubbotti con la scritta “PRESS”, altri sono morti nei bombardamenti contro le loro case. Anche le famiglie sono state colpite: essere giornalista a Gaza oggi significa mettere a rischio non solo se stessi, ma anche i propri cari.
Secondo il Palestinian Centre for Human Rights, si tratta di un attacco sistematico. Le IOF hanno distrutto sedi di media, impedito l’accesso ai giornalisti internazionali, diffuso accuse infondate contro i reporter locali per giustificare le uccisioni. Gaza è diventata una zona dove informare è un atto di eroismo, ma anche una condanna a morte.
Il giornalista Ibrahim Qanan ha raccontato:
“Siamo corpi senza anima. La guerra ci ha tolto tutto. Le nostre famiglie vivono in tende che possono essere colpite in ogni momento, e noi siamo lontani da loro per raccontare al mondo ciò che accade.”
Il suo collega Abdullah Al-Attar è stato sfollato più volte e ha vissuto per mesi in una tenda accanto a un ospedale, sotto bombardamenti continui:
“Siamo stati presi di mira direttamente. Ho visto colleghi feriti e uccisi accanto a me. È un massacro contro chi cerca solo di documentare la realtà.”
A tutto questo si aggiunge il silenzio imposto: Israele ha vietato l’ingresso a giornalisti stranieri, oscurando i fatti e cercando di controllare la narrazione. Una strategia per nascondere i crimini di guerra e impedire che il mondo conosca la verità.
Anche in Cisgiordania la situazione è critica: chiusura di testate, arresti, violenze e limitazioni alla libertà di movimento. Il messaggio è chiaro: chi racconta ciò che accade nei territori occupati diventa automaticamente un bersaglio.
Alla luce di tutto questo, il PCHR lancia un appello:
- alla comunità internazionale, perché condanni apertamente gli attacchi contro la stampa;
- al Procuratore della Corte Penale Internazionale, perché indaghi e punisca chi ha ordinato e commesso questi crimini;
- alle organizzazioni per la libertà di stampa, affinché denuncino Israele come Stato responsabile della più grave persecuzione contro i giornalisti oggi in atto.
In questa Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, dobbiamo dire le cose come stanno: Israele è il Paese che uccide più giornalisti al mondo. Non per errore. Non per caso. Ma con un piano preciso: cancellare chi può raccontare il genocidio in corso a Gaza.
Alma
