La Camera approva l’assistenza legale gratuita, ma resta aperta la questione del collocamento obbligatorio e del sostegno economico alle famiglie superstiti
L’approvazione alla Camera, con 220 voti favorevoli, della proposta sul gratuito patrocinio per i familiari delle vittime del lavoro rappresenta un passaggio significativo. Consentire a chi ha perso un proprio caro di affrontare un procedimento giudiziario senza essere frenato dalle condizioni economiche significa riconoscere un problema reale: la giustizia non può essere un privilegio riservato a chi può permettersela.
FenealUil e Fillea Cgil hanno sottolineato il valore del provvedimento, ricordando il dolore delle famiglie, la necessità di accertare le responsabilità e il lungo percorso di mobilitazione che ha accompagnato questa battaglia. Sono argomenti fondati. Ma proprio mentre si moltiplicano le dichiarazioni e gli appelli, emerge una questione altrettanto concreta, sulla quale sarebbe necessario un impegno sindacale altrettanto visibile: chi garantisce il futuro economico delle famiglie rimaste senza il proprio sostegno?
Un avvocato gratuito può aiutare a ottenere giustizia. Non paga, però, l’affitto, le bollette, i libri scolastici dei figli e le spese quotidiane. Non restituisce uno stipendio a una famiglia che ha perso il proprio sostegno economico. E non offre, da solo, una prospettiva di autonomia a un figlio che ha perso un genitore in un cantiere.
Il problema del collocamento lavorativo dei familiari superstiti non nasce oggi. La legge 68/1999, all’articolo 18, comma 2, prevede una quota di riserva per specifiche categorie protette, tra cui gli orfani e i coniugi superstiti delle vittime del lavoro, secondo i requisiti e gli obblighi previsti dalla normativa. Il diritto, tuttavia, deve trovare applicazione concreta: occorre verificare gli obblighi dei singoli datori di lavoro, le disponibilità e le procedure di assunzione.
È qui che la discussione diventa particolarmente rilevante in Campania. Un’inchiesta pubblicata da Il Desk il 5 agosto 2026, dal titolo «Figli di sindacalisti assunti, orfani di operai morti sul lavoro ignorati», https://www.ildesk.it/campania/figli-di-sindacalisti-assunti-orfani-di-operai-morti-sul-lavoro-ignorati-lo-scandalo-tra-casse-edili-formedil-e-aziende-partecipate/ ha sollevato interrogativi sulle assunzioni e sulle tutele occupazionali nelle Casse Edili, negli enti Formedil e nelle aziende partecipate. Si tratta di denunce che meritano verifiche documentali e risposte puntuali, non di conclusioni da dare per scontate. Ma ignorare le domande sollevate sarebbe altrettanto sbagliato.
Se, come riferiscono alcune indiscrezioni, in diverse Casse Edili e Formedil della Campania si preparano nuove assunzioni, è legittimo chiedere quali procedure saranno adottate, quali obblighi occupazionali si applichino e se siano state verificate le posizioni delle categorie protette, in primis il collocamento obbligatorio dei familiari superstiti dei lavoratori morti sul lavoro. Si tratta di garantire che le regole esistenti siano rispettate e che le opportunità non vengano distribuite ignorando chi la legge intende tutelare.
Queste le domande che FenealUil e Fillea Cgil dovrebbero mettere al centro della loro iniziativa, con la stessa determinazione mostrata nella battaglia per il gratuito patrocinio: quanti familiari superstiti hanno trovato un’occupazione? Quanti sono ancora in attesa? Quali enti rispettano gli obblighi previsti e quali necessitano di verifiche? Esistono dati aggiornati, pubblici e confrontabili?
La memoria delle vittime non può esaurirsi nelle commemorazioni, nei comunicati e nelle dichiarazioni di solidarietà. La tutela deve proseguire dopo i funerali, quando l’attenzione pubblica diminuisce e le famiglie devono ricominciare a vivere.
Il gratuito patrocinio può aiutare a ottenere giustizia per chi non c’è più. Il lavoro può contribuire a garantire un futuro a chi resta. Se si vuole davvero mettere al centro la dignità delle famiglie delle vittime del lavoro, è arrivato il momento di discutere anche di questo. E di pretendere risposte documentate, non soltanto parole.
Ciro Crescentini
