Scrittura
Dal blocco del porto alle università occupate, cresce la mobilitazione verso lo sciopero generale del 30 ottobre
Unire le lotte, sostenere chi protesta, contrastare la repressione e riportare al centro salari, diritti e bisogni sociali. È il messaggio emerso dall’assemblea promossa dall’Unione Sindacale di Base della Campania oggi pomeriggio a Napoli presso l’ex Asilo Filangieri in preparazione dello sciopero generale del 30 ottobre. Un confronto che ha riunito autotrasportatori, operai, portuali, studenti, comitati territoriali e rappresentanti sindacali, mettendo in relazione vertenze diverse ma attraversate da problemi comuni: caro vita, aumento dei carburanti, precarietà, crisi dei servizi pubblici e impoverimento delle famiglie.
Ad aprire il dibattito è stato Michele Franco, della Rete dei Comunisti, con una dura critica alla posizione di CGIL, CISL e UIL rispetto alle proteste degli autotrasportatori. Nel mirino la richiesta di interventi delle forze dell’ordine contro i blocchi, giudicata una scelta che rischia di contrapporre le organizzazioni sindacali proprio a quei lavoratori che dovrebbero rappresentare. La protesta, pur attraversata da contraddizioni, non può essere liquidata con la criminalizzazione di chi denuncia condizioni economiche sempre più difficili.
Franco ha richiamato le identificazioni, le sanzioni amministrative e le denunce che hanno colpito i manifestanti, sottolineando la necessità di distinguere l’analisi delle forme di lotta dal giudizio sulle ragioni sociali che le alimentano. La critica investe anche il rischio che le mobilitazioni vengano isolate e ricondotte esclusivamente a una questione di ordine pubblico, oscurando il malcontento che attraversa il mondo del lavoro.
De Vincenzo: «La crisi non si risolve con la repressione»
Nell’introduzione, Enzo De Vincenzo, dirigente regionale USB, ha collocato la protesta degli autotrasportatori nel quadro delle politiche economiche e internazionali che stanno aggravando le condizioni di vita delle classi popolari. La crescita delle spese militari, la riconversione industriale verso gli armamenti e il coinvolgimento delle infrastrutture logistiche nelle dinamiche belliche si contrappongono, secondo l’USB, alla mancanza di risorse adeguate per salari, trasporti, scuola e servizi sociali.
Il punto politico è il rapporto tra economia di guerra e impoverimento. Mentre aumentano i prezzi e il potere d’acquisto continua a ridursi, le risposte del governo vengono giudicate insufficienti sul terreno dei bisogni quotidiani e sempre più orientate al controllo e alla repressione del dissenso.
Per De Vincenzo, lo sciopero del 30 ottobre deve diventare un’occasione per allargare il fronte della mobilitazione, coinvolgendo industria, logistica, trasporti, porti e mondo della formazione. Non una giornata isolata, ma una tappa di un percorso capace di mettere in comunicazione le diverse vertenze sociali e sindacali.
Autotrasportatori, una protesta che riguarda tutti
La crisi dell’autotrasporto ha occupato una parte importante dell’assemblea. A essere colpiti dall’aumento del gasolio sono soprattutto i piccoli operatori, spesso proprietari di pochi mezzi e schiacciati tra costi crescenti e rapporti economici sfavorevoli con le grandi aziende. Gli interventi hanno contestato l’insufficienza delle risposte istituzionali e il rischio che gli aiuti annunciati non raggiungano proprio chi è più esposto alle difficoltà.
La denuncia è stata netta: la violenza non può essere identificata soltanto con gli scontri di piazza, ignorando quella economica e sociale che impedisce a lavoratori e famiglie di arrivare alla fine del mese, pagare l’affitto o sostenere le spese essenziali. Da qui la solidarietà ai manifestanti e la critica ai tentativi di delegittimare la protesta attraverso il richiamo alle infiltrazioni criminali, senza affrontare le ragioni del malcontento.
In questo quadro si colloca l’intervento di Gigi Lista, che ha richiamato il blocco del porto di Napoli e la necessità di sostenere il presidio degli autotrasportatori. La protesta, secondo il senso del suo intervento, non può essere considerata un problema circoscritto a una categoria: il rincaro dei carburanti, l’aumento dei prezzi e la perdita di potere d’acquisto coinvolgono l’intera società.
Il blocco del porto diventa così un punto di osservazione sulle contraddizioni della crisi e sulla necessità di costruire solidarietà concreta tra lavoratori. Il messaggio lanciato all’assemblea è quello di non lasciare soli gli autotrasportatori e di collegare la loro vertenza alle altre mobilitazioni in corso.
Un contributo alla convergenza è arrivato anche da Eddy Sorge, che ha annunciato in assemblea l’adesione del SI Cobas allo sciopero generale del 30 ottobre. Una presa di posizione che rafforza il percorso di mobilitazione comune e l’obiettivo di superare frammentazioni e divisioni tra le diverse realtà sindacali.
Dalle fabbriche ai Campi Flegrei, il costo sociale della crisi
La testimonianza di un lavoratore dello stabilimento di Marcianise ha riportato il confronto dentro le fabbriche. Da circa duemila addetti di vent’anni fa, lo stabilimento è sceso sotto i quattrocento occupati. Cessioni societarie, ristrutturazioni, licenziamenti contestati e tensioni interne raccontano una lunga stagione di incertezza occupazionale. «Non si può accettare tutto. La ragione sta sempre nella dignità operaia»: questo il senso dell’intervento, che ha richiamato la necessità di resistere alle decisioni aziendali ritenute ingiuste e alle intimidazioni denunciate da chi prova a organizzare la difesa dei lavoratori.
Dai Campi Flegrei è arrivata la voce di Maria Chiara, intervenuta per il comitato dei cittadini di Pozzuoli. Da oltre due mesi le famiglie colpite dall’emergenza sismica chiedono soluzioni abitative, contributi per mettere in sicurezza le case e risposte sui servizi pubblici. Dopo una mobilitazione che ha portato a Roma circa seicento persone, le richieste vengono giudicate ancora insufficientemente accolte. «Il diritto alla casa non è un favore, ma un diritto di tutti», è stato il messaggio rivolto alle istituzioni. Anche questa vertenza si unirà alla mobilitazione del 30 ottobre, perché l’emergenza abitativa e il caro vita sono parte di una stessa crisi sociale.
Università e scuole: gli studenti al fianco dei lavoratori
Le occupazioni della Federico II e dell’Orientale hanno portato nell’assemblea la voce degli studenti. Affitti insostenibili, difficoltà economiche, mancanza di sostegni e precarietà lavorativa rendono sempre più difficile proseguire gli studi. Gli universitari hanno contestato la didattica a distanza proposta per affrontare i disagi legati alla crisi dei carburanti, rivendicando il diritto a vivere gli spazi universitari e a organizzarsi collettivamente.
La stessa spinta attraversa le scuole occupate, dove gli studenti denunciano il progressivo impoverimento dell’istruzione pubblica e un modello formativo che, a loro giudizio, li prepara alla precarietà anziché garantire un futuro dignitoso.
La convergenza con i lavoratori non viene presentata come una semplice dichiarazione di solidarietà, ma come un terreno sul quale costruire iniziative comuni. Il caro affitti, la difficoltà di trovare un lavoro compatibile con lo studio e la riduzione dei servizi pubblici mostrano come la crisi attraversi generazioni e condizioni sociali differenti.
Il 30 ottobre, una tappa e non un punto d’arrivo
Nel dibattito è stata denunciata anche la progressiva limitazione del diritto di sciopero, soprattutto nei trasporti, dove vincoli e procedure possono restringere concretamente la possibilità di mobilitazione. La questione assume un significato ulteriore in una giornata che collega lo sciopero generale italiano alla mobilitazione internazionale dei portuali contro il traffico di armi, il riarmo e la militarizzazione delle infrastrutture logistiche.
L’obiettivo dell’assemblea è costruire un fronte capace di tenere insieme le rivendicazioni degli autotrasportatori, degli operai, dei portuali, degli studenti e dei comitati territoriali. Una convergenza che non cancella le differenze tra le vertenze, ma prova a individuare un terreno comune: difendere salari e diritti, contrastare il carovita, pretendere investimenti nei servizi pubblici e opporsi alle politiche di guerra.
Il 30 ottobre viene indicato come una tappa di un percorso più lungo. La sfida è trasformare la rabbia diffusa in organizzazione, impedendo che le singole proteste vengano isolate o ricondotte esclusivamente a problemi di ordine pubblico. Dalle fabbriche alle strade, dai porti alle università, l’assemblea ha rilanciato un messaggio: nessuna categoria può affrontare da sola una crisi che investe l’intera società.
Ciro Crescentini

