Ue, bocciata l’Imu tolta ai ricchi dal governo Renzi: “Va reintrodotta nella manovra”

La commissione Ue promuove il Piano Nazionale di Riforma, uno degli assi principali del Def approvato a inizio aprile, la manovra di correzione dei conti, ma rinvia all’autunno l’esame dei conti per il 2018. Ma raccomanda di reintrodurre l’imposta cancellata in favore dei redditi alti

La commissione Ue promuove il Piano Nazionale di Riforma, uno degli assi principali del Def approvato a inizio aprile, la manovra di correzione dei conti, ma rinvia all’autunno l’esame dei conti per il 2018. Con una serie di raccomandazioni per cui servirà uno “sforzo di bilancio sostanzioso”. Tra queste, c’è una sonora bocciatura della scelta di cancellare l’Imu ai ricchi, voluta dal governo Renzi. Per rafforzare la ripresa e assicurare la sostenibilità dei conti Bruxelles chiede infatti di “spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a tasse meno dannose per la crescita, reintrodurre la tassa sulla prima casa per i redditi elevati, riformare il catasto”. Ma dalla riunione dell’Eurogruppo arriva subito il niet del ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan: “E’ una delle tante proposte, ma le riforme fiscali vanno viste nel loro insieme e io direi che cambiare idea su una tassa che è stata appena cambiata da pochi mesi non è una buona idea”.

Per adesso “l’Italia conferma che le misure di bilancio addizionali richieste per il 2017 sono state prese e che quindi, in questa fase, nessun passo ulteriore è giudicato necessario per rispettare la regola del debito” scrive la Commissione Ue nel pacchetto di primavera.  Tuttavia gli impegni sulle riforme descritti nel Programma nazionale di riforma  sono “sufficientemente ambiziosi, ma l’assenza di dettagli sull’adozione e di un calendario dell’attuazione limita la loro credibilità”, scrive la Commissione Ue a proposito di Italia, Portogallo e Cipro. Bruxelles spiega che “non c’è base per portare avanti una procedura per squilibri, purché ci sia una implementazione piena delle riforme”.

Un richiamo arriva anche sulla giustizia: “Ridurre la lunghezza dei processi della giustizia civile tramite un’efficace gestione dei casi e regole che assicurino la disciplina della procedura”. Poi la commissione tocca il nervo scoperto dell’Italia: la corruzione. Bisognerebbe, manco a dirlo, “aumentare la lotta contro la corruzione, in particolare rivedendo lo statuto delle limitazioni”.

Bruxelles chiede anche di rafforzare la contrattazione collettiva, perché tenga conto delle situazioni locali, razionalizzare la spesa sociale migliorandone la sua composizione, assicurare politiche attive efficaci del mercato del lavoro e facilitare l’occupazione per il secondo percettore di reddito. La Ue evidenzia anche che l’Italia ha “uno dei più bassi tassi di occupazione femminile”, anche perché alcune caratteristiche del sistema di benefit fiscali “scoraggiano i secondi percettori di reddito” e “l’accesso a servizi di cura di anziani e bambini resta limitato, con molte differenze regionali”. Al momento, migliorare resta una chimera.

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