Brillante operazione condotta dai carabinieri con il coordinamento della Procura di Genova
Un’organizzazione criminale ben strutturata, capace di mettere a segno in pochi mesi almeno 28 truffe ai danni di anziani in tutta Italia, è stata smantellata grazie a un’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Genova. Tredici persone, tutte residenti tra Napoli e provincia, sono finite in manette con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Secondo gli investigatori, avrebbero raccolto oltre 330 mila euro in sette mesi di attività, con altri 15 tentativi di raggiro andati a vuoto.
Una vera e propria impresa del crimine
Al vertice della banda una coppia di coniugi napoletani, Alessandro D’Errico e Antonietta Mascitelli, noti agli altri componenti come “zio” e “zia”. Con precedenti penali alle spalle, i due svolgevano un ruolo da veri e propri manager dell’organizzazione: fornivano i mezzi per gli spostamenti, i cellulari “puliti”, e mettevano a disposizione anche appartamenti da usare come call center.
All’interno di questi locali lavoravano i “telefonisti”, incaricati di individuare e contattare le vittime. Una volta agganciato l’anziano di turno, entravano in azione i complici sul territorio, che si recavano personalmente nelle abitazioni per farsi consegnare contanti e gioielli, fingendosi avvocati, carabinieri o parenti in difficoltà.
Una macchina ben oliata
Le truffe venivano pianificate nei minimi dettagli. La prima fase prevedeva la scelta della zona da colpire, seguita dall’organizzazione logistica: i “trasfertisti”, ovvero coloro che si muovevano da Napoli verso il nord o il centro Italia per commettere i reati, venivano sistemati in bed & breakfast e dotati di mezzi a noleggio per muoversi agilmente. Partivano la domenica sera e rientravano solitamente il sabato successivo, operando per giorni sul territorio designato.
Le comunicazioni tra i vari livelli dell’organizzazione – dai centralinisti ai trasfertisti – avvenivano tramite telefoni cellulari di vecchia generazione, intestati a cittadini stranieri irreperibili o a prestanome (“teste di legno”). In alcuni casi si ricorreva anche all’uso di smartphone per comunicare attraverso app e social network, sempre in modo da eludere eventuali intercettazioni.
La tecnica delle “chiamate filtro”
L’approccio iniziale era tanto semplice quanto efficace: i telefonisti effettuavano rapide chiamate a numeri fissi delle località scelte, ascoltando la voce di chi rispondeva per capire se si trattasse di un anziano. Se la “candidatura” risultava promettente, il numero veniva passato agli organizzatori, che avviavano la truffa vera e propria: un falso maresciallo dei carabinieri o un finto avvocato contattava la vittima, raccontando una storia allarmante – spesso legata a un familiare in guai giudiziari – per spingerla a consegnare denaro o gioielli a un presunto incaricato.
Supporto legale e sostegno ai complici
In caso di arresto di uno dei membri dell’organizzazione, i capi della banda erano pronti a fornire supporto immediato, mettendo a disposizione avvocati e, in alcuni casi, anche un sostegno economico per le famiglie dei complici detenuti.
Indagini già fruttuose: truffe sventate e denaro recuperato
L’inchiesta ha già portato in precedenza a due arresti e una denuncia, e ha permesso di sventare almeno due truffe, recuperando un bottino di circa 10 mila euro. L’operazione odierna, culminata nell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Genova, rappresenta un colpo importante alla rete di truffatori, che sfruttava la vulnerabilità degli anziani per arricchirsi in modo sistematico e spietato.
Le indagini proseguono per verificare eventuali altre truffe ancora non denunciate e per identificare ulteriori complici.
Alma
