Le parole sono sempre le stesse: “fatalità”, “tragico incidente”, “errore umano” ma la verità è un’altra: si continua a morire perché mancano controlli, formazione, rispetto delle normative, e perché troppo spesso si lavora in condizioni di insicurezza, precarietà e sfruttamento.
Ancora sangue sui luoghi di lavoro. In un solo giorno, tre lavoratori hanno perso la vita in Toscana, Campania e Sicilia. Tre uomini, tra i 55 e i 61 anni, stroncati da incidenti che si sarebbero potuti evitare. Tre vite spezzate da un sistema che continua a sacrificare la sicurezza sull’altare del profitto, in un Paese che da anni assiste in silenzio alla strage quotidiana degli “invisibili”.
A Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, Salvatore Cumbo, collaboratore scolastico di 61 anni, è morto cadendo da una scala mentre cercava di sistemare la saracinesca di un supermercato. Un lavoretto extra per integrare lo stipendio, forse in nero, forse accettato per necessità. Tre metri di altezza gli sono stati fatali. L’elisoccorso è arrivato troppo tardi. Ancora una volta un lavoratore impiegato in un’attività diversa dalla sua mansione ufficiale, senza tutele, senza formazione, senza protezioni.
A Scafati, nel Salernitano, un altro operaio, sempre di 61 anni, è precipitato da una scala durante lavori di ristrutturazione in un immobile di via Don Angelo Pagano. Anche qui, come spesso accade, resta il dubbio: l’uomo lavorava in regola o era uno dei tanti “irregolari” sfruttati nei cantieri italiani?
Nel Pratese, a Vernio, un 57enne di origine albanese e cittadino italiano è stato travolto dal camion che stava scaricando. Il mezzo, parcheggiato su una strada in pendenza, si è mosso senza controllo, finendo poi nel fiume Bisenzio. Il lavoratore ha tentato disperatamente di bloccarlo, ma è stato investito ed è morto sul colpo. Anche in questo caso, la procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Ma intanto il lavoratore è morto. Di nuovo.
In Sicilia, intanto, il 7 maggio scorso un giovane studente di ingegneria di 23 anni è caduto da oltre dieci metri mentre montava pannelli su un palazzo in ristrutturazione a San Cataldo. Una settimana dopo è morto in ospedale. I suoi organi sono stati donati, ma nessuno potrà restituire a quella famiglia il figlio, né spiegare perché un ragazzo si trovasse su un’impalcatura così alta, forse senza adeguate misure di sicurezza.
Dall’inizio dell’anno, solo in Sicilia, i morti sul lavoro sono già 17. E il dato nazionale fa ancora più paura: 205 decessi nei primi tre mesi del 2025, con un aumento dell’8,37% rispetto allo stesso periodo del 2024, che a sua volta aveva registrato 1.090 morti, in crescita del 4,7% sull’anno precedente.
Sull’incidente di Scafati, in provincia di Salerno, Cgil e Fillea Cgil di Salerno hanno preso posizione. “Un altro tragico incidente sul lavoro avvenuto questa mattina a Scafati, scuote la provincia di Salerno. Un operaio edile di 61 anni è caduto da una scala durante la ristrutturazione di un immobile in via Don Angelo Pagano. Inutili i tentativi di soccorso, l’uomo è deceduto sul colpo. Le forze dell’ordine e la magistratura hanno immediatamente avviato le indagini per accertare eventuali responsabilità. Ci stringiamo al dolore dei familiari, ma non possiamo fermarci al cordoglio. Questo ennesimo lutto grida vendetta sociale – dichiara Antonio Apadula, segretario generale della Cgil Salerno -. Sono ancora esigue le notizie ufficiali circa la dinamica dei fatti, ma purtroppo, per esperienza, sappiamo che le morti sul lavoro non sono quasi mai fatalità. Non riusciamo ad assuefarci a queste notizie. Nessuna normalizzazione è possibile in una società civile. Le morti di lavoro sono il frutto amaro di scelte sbagliate, di controlli che non ci sono, di un sistema che spesso tollera la logica del profitto a discapito della sicurezza. È inaccettabile che un lavoratore, a un passo dalla pensione, trovi la morte su un cantiere».
Nel solo primo trimestre del 2025, secondo i dati Metes, la provincia di Salerno ha già registrato un aumento degli incidenti sul lavoro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Campania è tra le regioni più colpite, con 14 decessi in pochi mesi.
«Un’altra sferzata in pieno viso. Ormai siamo costretti a contare morti, come se chi andasse a lavorare prendesse la strada per andare in guerra. Quello di oggi è un lavoratore che avrebbe dovuto vedere la fine della propria carriera con serenità, non con una caduta mortale – afferma Vito Grieco, segretario generale della Fillea Cgil Salerno -. Serve un piano straordinario per la sicurezza nei cantieri, più ispettori sul territorio, più formazione, più controlli. Non bastano le leggi se non vengono fatte rispettare. La patente a punti non produce alcun effetto positivo: il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il codice degli appalti peggiora la situazione. La nostra posizione è chiara come chiara è anche la nostra proposta: anticipare l’età della pensione a sessant’anni dal momento che, per i lavori usuranti come quelli del settore edilizio, è necessario avere riflessi pronti e con l’avanzare dell’età questo è sempre meno possibile».
La CGIL e la Fillea chiedono che le indagini facciano piena luce sulle dinamiche dell’incidente e che, se vi sono state violazioni delle norme sulla sicurezza, si individuino i responsabili
È un bollettino di guerra. Ma non c’è nessuna emergenza proclamata, nessun tavolo di crisi permanente, nessuna inversione di rotta. Le parole sono sempre le stesse: “fatalità”, “tragico incidente”, “errore umano”. Ma la verità è un’altra: si continua a morire perché mancano controlli, formazione, rispetto delle normative, e perché troppo spesso si lavora in condizioni di insicurezza, precarietà e sfruttamento. Queste non sono fatalità, sono omicidi.
Alma
