Il direttore del Fatto Quotidiano accusa il leader di Azione di essere un guerrafondaio e trombettiere durante il confronto sul Nove.
Un acceso dibattito tra Marco Travaglio e Carlo Calenda ha infiammato l’ultima puntata del talk show Accordi&Disaccordi, condotto da Luca Sommi. Al centro della discussione, la guerra in Ucraina e le opinioni contrastanti sul conflitto, ma la tensione è salita alle stelle quando Calenda ha definito Alessandro Orsini, docente di Sociologia del Terrorismo alla LUISS, “propagandista russo”. Un attacco che ha innescato un botta e risposta furioso con Travaglio.
Il punto di partenza del confronto è stato un commento di Calenda sul conflitto, con il conduttore che ha citato Orsini dicendo: “Un conflitto con la Russia non sarebbe normale, ma nucleare”. Immediata la risposta di Calenda, che ha sfruttato l’occasione per attaccare Orsini, accusandolo di “dire caxxate” e di aver previsto che la Russia avrebbe dovuto invadere Kiev e distruggere l’Ucraina senza difficoltà. “Ha detto che i russi dovevano schiacciare gli ucraini come se niente fosse”, ha affermato Calenda, minimizzando completamente le posizioni di Orsini.
Marco Travaglio non ha tardato a rispondere, ricordando che molte delle previsioni di Orsini si sono in realtà avverate. “Ha detto che la Russia avrebbe sventrato l’Ucraina, e purtroppo è quello che è successo”, ha replicato il direttore del Fatto Quotidiano, difendendo a spada tratta il docente. Ma a questo punto, la discussione ha preso una piega ancor più accesa.
Calenda, il trombettiere della guerra
Quando il discorso si è spostato sul ruolo dell’Occidente nella guerra, Travaglio ha accusato Calenda di essere un “trombettiere della guerra”, etichettandolo come un “guerrafondaio” che non si preoccupa delle conseguenze umane del conflitto. “Tu, Carlo, pensi che tutti siano come te, che sbandierano la guerra come una causa giusta senza riflettere sui morti, sulle sofferenze. Sei un trombettiere e vedi la guerra come una partita che si gioca a distanza”, ha detto Travaglio, evidenziando come il leader di Azione sembri ridurre la guerra a una questione di schieramenti ideologici, senza tener conto delle reali sofferenze che ne derivano.
Calenda ha replicato accusando il giornalista di non aver mai fatto il “minimo sforzo” per capire la situazione ucraina e di non essersi mai preoccupato di chi sta combattendo per la propria libertà. “Io ho sempre detto che l’Ucraina stava difendendo la sua libertà, mentre voi, come sempre, dite che è l’Occidente a combattere per loro”, ha sostenuto Calenda. Ma Travaglio non ha esitato a contrattaccare, parlando della fuga di migliaia di renitenti alla leva ucraini e dei tanti soldati che sono finiti nelle mani della Russia.
“Propagandista della guerra”: la difesa di Travaglio
Nel bel mezzo del dibattito, Travaglio ha accusato Calenda di essere lui stesso un propagandista della guerra. “Tu parli di propaganda, ma in realtà sei un uomo di guerra, un guerrafondaio che non si ferma nemmeno davanti alle tragedie umane”, ha sottolineato il giornalista, evidenziando come il leader di Azione non faccia altro che alimentare l’escalation del conflitto. “La guerra non è una causa da tifare, Carlo. La guerra è dolore, distruzione. E tu, con il tuo ottimismo bellicista, continui a lanciare fiamme su un incendio che già sta bruciando”, ha concluso Travaglio.
Calenda, visibilmente infastidito dalle accuse, ha continuato a difendere la sua posizione, ma senza riuscire a rispondere alle critiche di Travaglio sull’assenza di riflessione sulle reali conseguenze del conflitto. In un momento particolarmente acceso, Travaglio ha ribadito: “Tu dai del propagandista agli altri perché lo sei tu stesso. Ti nascondi dietro l’ideologia, mentre gli altri si fanno domande più difficili”.
La polarizzazione del dibattito
Il dibattito tra i due ha messo in luce le profonde divisioni sulla guerra in Ucraina e il ruolo dell’Occidente. Mentre Calenda continua a sostenere che l’Ucraina stia combattendo per la propria libertà, Travaglio lo accusa di minimizzare le sofferenze reali e di alimentare una narrativa bellicista. Il confronto ha chiaramente evidenziato il divario tra chi vede la guerra come una lotta di principi e chi, invece, si preoccupa delle drammatiche conseguenze umane.
La figura di Calenda emerge quindi come quella di un fervente sostenitore dell’escalation bellica, un “trombettiere” della guerra che, secondo i suoi critici, non sembra considerare la devastazione che la guerra sta portando con sé. In un contesto dove la guerra sembra avvolgere tutto, la narrazione della pace e della riflessione si fa sempre più necessaria.
Alma
